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Vico del Gargano, paese dell’amore e della paposcia

L’elisir d’amore esiste. O, almeno, è quanto dicono in Puglia, a Vico del Gargano che, guarda caso, ha per patrono San Valentino.

San Valentino, patrono di Vico del GarganoA Vico del Gargano, comune della provincia di Foggia, si racconta una leggenda secondo cui mangiando le arance locali o bevendo il loro succo si hanno grandi possibilità di coronare il proprio sogno d’amore. Non per niente Vico del Gargano, uno dei comuni de I Borghi più belli d’Italia, è soprannominato Paese dell’amore.

In onore alla leggenda, ogni anno, il 14 febbraio, giorno di San Valentino e Festa degli innamorati, Vico del Gargano si veste a festa con paramenti insoliti.

La chiesa principale, i vicoli e le piazzette del centro storico, a partire da Vicolo del Bacio, e le case private sono addobbate con le arance locali, spesso unite a formare delle originali corone. Inoltre, in questo giorno, la statua di San Valentino è portata in processione ricoperta di arance e di zagare.

Vico del Gargano sorge in un punto strategico sulle colline del Gargano, a sei chilometri dal mare e circa dieci dalla Foresta Umbra.

L’origine di Vico oscilla fra storia e leggenda; secondo alcuni sarebbe l’antica Gargano fondata da Diomede, di certo i primi insediamenti datano al periodo pre-romanico (V-IV secolo a.C.).

Un Vicus ricco di storia

Secondo le informazioni raccolte dall’Assessorato all’Urbanistica del comune, Vico del Gargano nasce “ufficialmente” alla storia nel ‘970 quando il capo dei mercenari Slavi che si erano insediati nel paese, scacciando per conto dei Bizantini i Saraceni dal Gargano, ottiene di rimanere nelle terre liberate e di diventarne proprietario. Riunisce così le genti sparse entro provvisorie mura , dando origine alla primitiva “Civitas” che sarà chiamata Vicus e quindi Vico.

Nell’XI secolo i Normanni conquistano il Gargano e costruiscono a Vico una prima fortezza, un castello che sarà in seguito ampliato dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1240.

Nel 1386 San Vincenzo Ferreri, forse chiamato a dirimere le controversie sull’assegnazione del feudo di Vico, istituisce la più antica confraternita di cui si abbia memoria a Vico, la Confraternita di Santa Maria dello Spedale presso l’anonimo santuario fuori le mura. Da allora, la tradizione delle Confraternite si è sviluppata ed è giunta fino ai tempi d’oggi, secondo un rito tramandato di padre in figlio.

Panoramica di Vico del GarganoNel 1495 Ferdinando II d’Aragona dona il feudo di Vico a Galeazzo Caracciolo, nobile napoletano in premio della vittoria da questi riportati sui Turchi ad Otranto. Alcuni anni più tardi il nipote di questi, Galeazzo II, abbraccia la fede protestante, diventa a Ginevra seguace e braccio destro di Calvino e di conseguenza perde titoli e beni.

Titoli e beni che passano a figli, non prima che questi abbiano fatto importanti donazioni alla chiesa e costruito per espiazione l’attuale Convento dei Cappuccini, dove profondono opere d’arte dei migliori pittori del tempo: una bellissima tela della Madonna attribuita a Girolamo Santafede, un grande polittico a sei scomparti firmato da Andrea Vaccaro della metà del Seicento, un maestoso Crocifisso di legno del secolo XVI e nel chiostro un affresco del XVII secolo raffigurante S. Michele Arcangelo.

Nel ‘600 la Signoria passa alla famiglia degli Spinelli; è in questo periodo che si ha l’arrivo a Vico di una numerosa colonia illirica, costituita soprattutto da mercanti-artigiani dediti alla tessitura ed al commercio del panno. La comunità fonda il secondo quartiere di Vico, Casale.

Nel 1792, viene costruito il Cimitero Monumentale di S.Pietro sul Monte Tabor, il terzo in Italia fuori le mura cittadine, anticipatore dell’editto napoleonico di Saint Cloud del 1806.

Il centro storico di Vico è forse l’unico, fra tutti quelli del Gargano, a conservare inalterate le originarie strutture urbanistiche ed architettoniche. La sua configurazione è l’espressione di una civiltà agricolo-rurale, che ha caratterizzato quasi tutte le città del Gargano.

Simbolo della civiltà medievale a Vico del Gargano è il Castello, sorto nel XIV secolo. Di esso ci resta un torrione cilindrico ed alcune camere con volte a crociera ogivale. Tutto intorno si sgretolano a scacchiera le abitazioni del centro, circondate da una muraglia, caratterizzata da 22 torri circolari e quadrate. Il tutto, pur se con rimaneggiamenti di varie epoche, è rimasto intatto nelle strutture fondamentali.

Il “termometro” chiamato paposcia

La paposcia farcita pronta da mangiareEmblema della gastronomia di Vico del Gargano è, invece, la paposcia ottenuta dall’impasto di pane che cotto al forno e farcito con rucola, pomodoro, ricotta fresca ed un pizzico di peperoncino diventa un’estasi di sapori.

In pratica, la paposcia è un pane-focaccia la cui storia narra che venisse già utilizzata nel XVI secolo come “termometro” per verificare se la temperatura del forno fosse giusta per la cottura del pane, alimento principale della civiltà contadina.

Infatti, levato l’impasto usato per le pagnotte di pane, la pasta che rimaneva attaccata alla madia (la cosiddetta fazzatura) veniva raccolta, impastata, allungata con le mani sino a 20-30 centimetri, infarinata e posta nel forno per pochi minuti prima delle pagnotte di pane perché la tenuta della paposcia alla buona cottura indicava la buona riuscita del pane.

Questa striscia di massa poi non veniva buttata, anzi una volta tagliata a metà era condita con un filo d’olio e formaggio fresco locale.

Riguardo Bruno Brida

Bruno Brida
Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

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