Alla scoperta della Transiberiana d’Italia

Lo sapevate che anche l’Italia ha la sua Transiberiana?

Tracciato della Transiberiana d'ItaliaLa Transiberiana d’Italia è la linea ferroviaria secondaria che collega Sulmona, in Abruzzo, ad Isernia, in Molise. La soprannominò così Luciano Zeppegno in un suo articolo pubblicato sul numero di novembre 1980 della rivista Gente Viaggi.

Il giornalista rimase colpito dal tratto di questa ferrovia che attraversa una particolare zona del Parco nazionale della Majella che ricorda le steppe siberiane, sia per essere innevata o ghiacciata per lunghi periodi dell’anno, sia per la sua morfologia pianeggiante su un altipiano a quasi 1300 metri di altitudine.

La Transiberiana d’Italia è attualmente divisa in due tronchi: il più corto, l’Isernia – Carpinone, è regolarmente in funzione, mentre il più suggestivo Carpinone – Sulmona (la città dei confetti, patria del poeta latino Ovidio) ha cessato ufficialmente la sua funzione pubblica nel 2011 ed attualmente è percorso periodicamente da treni speciali turistici organizzati dagli appassionati volontari dall’Associazione Amici della Ferrovia Le Rotaie in collaborazione con la Fondazione FS Italiane, treni che  fanno tappa nei borghi più suggestivi della linea.

L'ingresso di una delle tante gallerie presenti lungo il tracciato della Sulmona-IsernaLa Transiberiana d’Italia è quanto rimane del vecchio tracciato Napoli – Pescara, quella che univa il Tirreno con l’Adriatico. Fu inaugurata nella sua interezza nel 1897, cinque anni dopo l’apertura del primo tratto Sulmona – Cansano, e rappresentò un esempio di alta ingegneria, oltre che opportunità di lavoro in una parte d’Italia afflitta da povertà endemica.

Infatti, nonostante i dislivelli che affronta salendo dai 400 metri s.l.m di Sulmona ai 1268 metri di Rivisondoli (è la stazione più alta d’Italia, dopo quella del Brennero a 1371 metri), per poi ridiscendere ai 423 metri dell’arrivo a Isernia, la linea ha una pendenza massima del 26 per mille ed un raggio di curvatura di 250 metri.

Questo risultato tecnico eccezionale fu possibile grazie alla realizzazione di opere complesse: ben 25 chilometri su 129 sono in galleria e numerosi altri su viadotti. La violenza delle nevicate frequenti in quella zona rese necessaria la costruzione di speciali gallerie paravalanghe, muri protettivi e addirittura la messa a dimora di intere pinete.

Il fascino delle Centoporte

I viaggi della Transiberiana d’Italia riscuotono sempre un successo notevole. Ad esempio, nel 2015 sono state effettuate venti corse che hanno trasportato ben 9300 passeggeri (di cui 350 giunti appositamente dall’estero) ed hanno toccato quindici località tra Abruzzo e Molise, portando un significativo beneficio alle piccole realtà economiche locali.

L'interno di una carrozza Centoporte della Transiberiana d'ItaliaI treni storici della Transiberiana Italiana sono costituiti da carrozze d’epoca cosiddette Centoporte. Sono vagoni per passeggeri ottenuti negli anni ’30 dalla ricostruzione con cassa metallica di vetture a cassa in legno risalenti ai primi del Novecento.

Le Centoporte sono caratterizzate dalla presenza di numerose porte per fiancata per favorire la rapida salita e discesa dei viaggiatori. L’allestimento interno è a salone unico con corridoio centrale e sedili in legno.

I convogli sono trainati attualmente da un locomotore diesel che in futuro sarà sostituito dalla locomotiva a vapore 940-044 utilizzata nel film La vita è bella (trainava i vagoni merci carichi di prigionieri verso il campo di concentramento) che nel 1997 è valso il premio Oscar a Roberto Benigni.

La 940-044 è attualmente oggetto di una sostanziale opera di manutenzione presso le Officine Grandi Riparazioni di Foligno (Perugia).

Freddo siberiano, tanto Medioevo ed un po’ di polenta rognosa

Il convoglio della Transiberiana d'ItaliaDopo aver lasciato Sulmona puntando decisamente a sud, poco dopo Pettorano sul Gizio, il tracciato della Transiberiana d’Italia fa una decisa conversione di 180° e, dopo aver aggirato un montarozzo di 1061 metri, si dirige verso est per iniziare la sua lenta salita verso il Parco Nazionale della Majella, in cui entra ufficialmente alla stazione di Cansano (835 metri s.l. m.) che precede quella di Campo di Giove, oggi frequentato centro sciistico.

Pettorano sul Gizio è arroccato su uno spuntone calcareo lungo il fiume Gizio, tra vette montuose che raggiungono i 2170 metri. Il suo centro storico, originariamente baluardo difensivo sulla Valle Peligna, ha ancora un assetto tipicamente medievale, con stradine in acciottolato, case in pietra, scalette e cortili. Il borgo è dominato dall’imponente Castel Cantelmo, uno dei più belli d’Abruzzo.

La tradizione gastronomica di Pettorano sul Gizio è caratterizzata da piatti poveri. Un tempo la comunità locale che non trovava posto nei campi e nei pascoli era costretta a lasciare il paese per andare a lavorare lontano, nelle miniere di carbone.

Da qui il piatto locale più famoso, la polenta rognosa che fino agli anni Cinquanta ha rappresentato il piatto principale degli abitanti, specialmente dei carbonai. Rigorosamente cotta nel paiolo di rame, è tagliata con un filo e condita con aringhe.

Tradizionali sono anche i cazzarielli (gnocchetti lavorati con farina ed acqua conditi con mugnoli, ossia verdura selvatica raccolta sui monti circostanti) e la pizzella. Si tratta di un dolce creato con pasta da biscotto cotto tramite una doppia piatta arroventata sul fuoco che gli dà la forma di una cialda percorsa da nervature.

La stazione di Cansano entrò in servizio il 18 settembre 1892, come capolinea provvisorio del tronco ferroviario da Sulmona; nel 1897 fu attivato il prolungamento in direzione d’Isernia. Conserva ancora oggi la rimessa ad un solo binario in cui terminava il binario prima del completamento del tronco fino ad Isernia.

La Transiberiana d'Italia tra le gole montuoseCansano è un piccolo comune di appena 260 abitanti, nell’Alto Medioevo sede di una torre di avvistamento ed oggi noto per la scoperta archeologica del villaggio romano di Ocriticum, Come molti paesi abruzzesi (e non solo) anche Cansano è stato vittima di una forte movimento emigratorio che ha disperso la sua popolazione in Europa ed Oltreoceano.

Significativa al riguardo la citazione pubblicata sul sito denominato, non a caso, cansanonelmondo.it : “Noi partiamo un mattino con il cervello in fiamme, con il cuore gonfio di rancori e di desideri amari, e andiamo, cullando al ritmo delle onde il nostro infinito sul finito dei mari. Alcuni sono lieti di fuggire una patria infame, altri l’orrore della loro nascita, altri ancora sperduti negli occhi di una donna”.

La Transiberiana d’Italia scollina alla stazione di Rivisindoli, nota per essere stata utilizzata nel 1968 come location del film Straziami ma di baci saziami di Dino Risi (con Nino Manfredi, Pamela Tiffin ed Ugo Tognazzi) per ricreare la stazione ferroviaria dell’immaginario Sacrofante Marche.

Durante il Carnevale del febbraio 1980, a Rivisindoli si registrarono durante la notte -29°C, limite battuto il 5 gennaio 2009 quando il termometro scese a -30,6°C, temperatura più fredda registrata in un centro abitato italiano. Anche questo dato accomuna la Sulmona – Iserna alla famosissima Transiberiana Mosca-Vladivostock.

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