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Traam Ski, come sciare a modo mio

Gli sci prodotti da Traam Ski
Gli sci prodotti da Traam Ski

Modelli, colori e rivestimenti. Un paio di sci Traam realizza i desideri di qualsiasi sciatore voglia avere un pezzo unico in pista. A Brunico, proprio ai piedi del Plan de Corones, il sogno di tre ragazzi è diventato realtà. E oggi producono sci per sportivi di tutta Italia.

«Gli sci comuni non ci bastavano più così abbiamo deciso di farli da soli. In segreto abbiamo preso un ex deposito in cui produrre i nostri sci self made senza che nessuno ne fosse a conoscenza». Markus Irschara, Andreas Recla e Martin Clara creano i propri sci dal 2003. Ma solo da cinque anni hanno deciso di produrli anche per altri amanti degli sport su neve.

Com’è accaduto che tre giovani freerider iniziassero a fabbricare sci? «Non abbiamo mai avuto fini di vendita. Volevamo solo produrre sci migliori di quelli che già avevamo». A distanza di dieci anni dall’inizio gli obiettivi dei tre ragazzi pusteresi non sono cambiati. «Con il prezzo degli sci copriamo le spese e niente di più».

Traam Ski è una storia di sci per passione e non per fini commerciali. Tutti e tre i ragazzi svolgono altre professioni: d’inverno sono maestri di sci, d’estate falegnami e guardie forestali. Di notte artigiani degli sci. Il loro cantiere è ancora oggi l’ex deposito di sci, proprio lo stesso degli inizi: all’interno ci sono fasce di legno di ogni dimensione, attrezzi meccanici e diversi rotoli di fibra di vetro. «L’anima degli sci è sempre in legno, serve a dare flessibilità. Noi usiamo tra l’altro solo frassino o quercia della zona», precisa Markus Irschara.

Ma torniamo alla storia. «Gli amici che hanno saputo del nostro progetto ci hanno deriso … e avevano ragione! I primi tentativi di sci sono stati un fallimento, le allacciature non tenevano, i bordi si scalfivano oppure non mantenevano la forma». La gente ci diceva: «Cosa volete fare con questi sci, andare all’indietro?». In memoria di quei tempi, il loro primo sci, interamente in legno, è ancora appeso allo stipite della porta dell’ufficio.

Una fase della costruzione degli sci
Una fase della costruzione degli sci

«Dopo i primi esperimenti le cose andavano meglio e siamo diventati involontariamente sponsor di noi stessi». Infatti, dopo i fallimenti sono arrivati anche i primi successi e i tre ragazzi hanno iniziato ad affrontare le discese innevate solo con i propri sci, perché, usando le parole di Markus, «ogni anno per quattro mesi siamo in pista ogni giorno».

Così è avvenuta la svolta. Traam Ski da hobby di tre ventenni si è trasformato in un sogno accessibile per tutti gli amanti della neve. «Essendo insegnanti di sci, abbiamo iniziato involontariamente a diffondere il marchio Traam. Improvvisamente tutti volevano un paio dei nostri sci», racconta Martin.

Da dove si comincia a costruire un paio di sci? «Dopo aver preparato l’anima in legno, si passa tutto in pressa con gli strati di fibra di vetro: gli sci vengono tenuti sottovuoto per circa tre ore affinché i materiali prendano la forma desiderata», continua Markus. Una volta passati in pressa il lavoro non è finito: bisogna affilare gli sci, montare ganci e guarnizioni e rifinirli. «Inizialmente persino la pressa che usavamo era improvvisata – prosegue divertito Markus – oggi invece è senza dubbio il cuore del nostro laboratorio».

I tre ragazzi producono venti diversi modelli di sci che coprono tutte le esigenze: sci da discesa, freeride, sci alpinismo e da neve fresca/snow cross. «Dieci anni fa avevamo un solo modello: il mitico Balùn”, che in ladino significa ebrezza, sbronza. Questo nome non ha niente a che fare con l’alcool, piuttosto con l’ebrezza che proviamo quando sciamo».

Markus Irschara, cofondatore Traam Ski.
Markus Irschara, cofondatore Traam Ski.

Non solo ieri ma anche oggi il Traam, il sogno, dei tre sciatori non è cambiato: è sempre solo la passione a stimolarli. Nel frattempo, però, tanto altro è cambiato rispetto agli inizi. «Produciamo venti o al massimo trenta paia di sci l’anno. Non accettiamo troppe richieste perché sarebbe troppo lavoro, soprattutto considerando che produciamo gli sci nei nostri momenti liberi, principalmente durante la notte».

Per produrre un solo paio di sci occorrono circa dieci ore di lavoro, ma il risultato è completamente su misura e personalizzato, un pezzo unico per lavorazione e design. È Martin a svelare il segreto del loro successo: «La maggior parte dei clienti sono attratti dalla possibilità di poter scegliere la stampa dei propri sci. Molti vengono da noi con un proprio schizzo da usare come modello. Le superfici colorate con cui rivestiamo gli sci sono indubbiamente il nostro punto di forza. Ultimamente preferiamo modelli rivestiti in legno, così da tenere le venature e il colore originali. Attualmente la tendenza si muove in questa direzione perché ci stanno giungendo tante richieste del genere».

Non solo estetica, «avere un paio di sci su misura assicura anche che lo sci risponda perfettamente alle esigenze fisiche dello sciatore in base alla sua corporatura. Da poco abbiamo anche provato a fare sci su misura per bambini, cosa che non avevamo mai fatto prima», prosegue Markus.

I tre freerider non si fermano qui. Le sperimentazioni continuano: «Noi stessi abbiamo diverse paia di sci…non saprei neanche dire quanti esattamente, ho perso il conto! Dieci forse?». Ogni volta che facevano qualcosa di nuovo erano loro i primi a testare durezza ed elasticità degli sci. La creazione di quest’anno? Il monosci. Con cui effettuare qualsiasi tipo di discesa: freeride, freestyle, discesa libera, snow cross.

Markus, Andreas e Martin undici anni fa hanno iniziato a inseguire il proprio sogno partendo da un deposito di sci. Steve Jobs ha avviato la storia di Apple da un garage di Cupertino e sappiamo com’è finita. Che ci sia molto di più da aspettarsi da questi tre ragazzi della Val Pusteria?

Dora Vannetiello (Storie da vivere / suedtirol.info)

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