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Torino, alle origini mondiali del cioccolato

Vi siete mai chiesti perché Torino è considerata una delle capitali del cioccolato?

Tutto nasce dalla passione di Casa Savoia (condivisa peraltro dalle altre corti europee) per la cioccolata, bevanda derivata da quel cacao importato dagli spagnoli a metà del Cinquecento.

Ebbene, nel 1560, per festeggiare il trasferimento della capitale ducale da Chambéry a Torino, Emanuele Filiberto di Savoia servì simbolicamente alla città, come segno di novità, una fumante tazza di cioccolata.

cioccolato-torino_002Per Torino fu amore a … primo gusto con la “bevanda degli dei”, come la chiamavano i Maya, che qualche decennio dopo inventò il Bicerin, bevanda calda a base di caffè, cacao, crema di latte.

All’inizio dell’Ottocento sempre a Torino fu sperimentata una nuova apparecchiatura che – impastando cacao, vaniglia, acqua e zucchero – permise, per la prima volta al mondo, di trasformare la cioccolata liquida in solide tavolette. Da qui ai cioccolatini e al gianduiotto del 1865, primo cioccolatino incartato, il passo fu breve.

Oggi Torino e il suo distretto sono il maggior centro italiano per quanto riguarda la lavorazione del cioccolato, con una produzione di 85.000 tonnellate, pari a quasi il 40% del totale nazionale.

All’inizio fu il diablottino

Presso le corti europee dei secoli XVII e XVIII si pranzava quasi sempre alle 11,e si cenava verso le 16. Nel pomeriggio e fino a tarda sera i nobili ed i cortigiani amavano gustare dei dolcetti. Quando gli spagnoli importarono dalle Americhe la novità del cacao, una delle prime corti a diventare ghiotta della cioccolata, fu quella sabauda che la gustava intingendo i “Bagnati”, in pratica dei biscotti secchi.

Come spesso accadde, la merenda reale a base di cioccolata e biscotti divenne una moda che si diffuse anche presso il popolo e venne celebrata nei diari dei viaggiatori stranieri che consideravano il cioccolato di Torino come il migliore d’Europa e declamavano la bontà del diablottino (diablutìn), il cioccolatino più antichi del mondo, realizzato nelle pasticcerie piemontesi prima ancora che in Svizzera.

Sembra che i diablottini abbiano perfino ispirato a Giuseppe Pietri, autore dell’operetta “Addio Giovinezza” ambientata a Torino, il duetto del cioccolato “Cioccolatini cioccolatin”.

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