Veduta area Ghetto - Davide Calimani per Coopculture

Cinquecento anni fa il primo Ghetto della storia

Cinquecento anni fa venne istituito a Venezia il primo Ghetto al mondo, per il controllo della comunità ebraica locale.

Veduta area Ghetto - Davide Calimani per CoopcultureIl 29 marzo 1516 il Senato della Serenissima Repubblica di Venezia delimitò una precisa parte della città lagunare entro cui fu confinata la comunità ebraica locale. Nasceva così ufficialmente il primo Ghetto della storia.

L’istituzione del Ghetto da parte delle autorità veneziane arrivava dopo un ventennio di provvedimenti sempre più restrittivi nei confronti degli israeliti e quasi 40 anni prima della famigerata bolla papale Cum nimis absurdum.

Emanata il 14 luglio 1555 da Paolo IV, l’ex cardinale Gian Pietro Caraffa, questa bolla avrebbe prescritto differenze comportamentali fra ebrei e cristiani, tra cui: segregazione degli ebrei; imposizione di un segno giudaico sull’abbigliamento; divieto assoluto di parlare e trattare con cristiani; proibizione di usare la scrittura ebraica nei libri contabili; precise disposizioni riguardanti prestiti e calcolo degli interessi; proibizione di assumere domestici di fede cristiana; limitazione ad una sola sinagoga per città; consentita la sola attività di cenciaioli.

Già prima dell’istituzione del Ghetto, comunque, Venezia aveva cercato di limitare gli spostamenti dei Giudei, consentendone la residenza in città solo in determinati periodi dell’anno (con l’obbligo di portare un segno distintivo: un cerchio giallo sul mantello, poi trasformato in un berretto giallo, dal 1500 rosso) e solo nelle zone dove si erano attestati da tempo, soprattutto nelle parrocchie vicine al nucleo commerciale. Unica alternativa, restare confinati sulla terraferma.

La grande fuga dopo Agnadello

La situazione cambiò dopo la sconfitta dei veneziani ad Agnadello ad opera della Lega di Cambrai. Dal 1509 masse di profughi affluirono in laguna per sfuggire ai Lanzichenecchi di Massimiliano d’Asburgo. Fra questi molti erano ebrei che fino ad allora erano vissuti tra Vicenza e Conegliano: si rifugiarono in laguna in numero sempre maggiore, trovando subito una difficile convivenza con la popolazione cristiana locale.

L’impossibile coesistenza fu una delle cause che spinse alla decisione di quel fatidico 29 marzo 1516 di rinchiudere gli ebrei in un unico quartiere, senza espellerli per poter continuare ad esercitare un controllo sui loro capitali.

Entrata del Ghetto - Paola Baldari per CoopcultureFu scelta un’isola del sestiere di Cannaregio denominata Ghetto, una zona malsana, prossima alle carceri e al convento di San Girolamo, i cui religiosi avevano l’incarico di seppellire i giustiziati.

Secondo alcuni studiosi il termine Ghetto deriverebbe dal tedesco gitter (inferriata), dall’ebraico get (divorzio) o ancora dal tedesco gasse (vicolo). L’ipotesi più accreditata fa però discendere la parola ghetto dal verbo getàr, cioè fondere perché qui nel 14° secolo sorgevano alcune fonderie pubbliche.

Questa parte di Venezia era divisa in Ghetto Vecchio e Ghetto Novo, un’isola. Quando fu assegnata agli ebrei, questa isola era già in parte abitata. I residenti furono costretti ad abbandonare le case per far posto ai nuovi venuti.

I ponti sul rio di San Girolamo e sul rio del Ghetto furono dotati di robusti cancelli che venivano chiusi di notte e controllati da guardiani cristiani pagati dagli stessi ebrei. Altri guardiani pattugliavano i canali in barca per evitare “fuoriuscite” notturne.

Li Giudei debbano tutti abitar unidi in la Corte de Case, che sono in Ghetto apresso San Girolamo, ed acciochè non vadino tutta la notte attorno: Sia preso che dalla banda del Ghetto Vecchio dov’è un Ponteselo piccolo, e similmente all’altra banda del Ponte siano fatte due Porte, qual Porte si debbino aprir la Mattina alla Marangona, e la Sera siano serrate a ore 24 per quattro Custodi Cristiani a ciò deputati e pagati da loro Giudei a quel prezzo che parerà conveniente al Collegio Nostro …” (Venezia, 29 marzo 1516)

Il Ghetto delle Nazioni

Il Ponte del Ghetto su Rio di San Girolamo - ph. Joan Porcel Pascual per Beit VeneziaI primi tempi della residenza coatta definì con chiarezza lo status di questo primo nucleo di ebrei definito “Nazione tedesca”: posto sotto il rigido controllo dei Cattaveri (gli agenti del fisco del tempo, incaricati anche dell’inquisizione sull’usura degli ebrei e della sorveglianza sul loro comportamento in città), fu obbligato a gestire i banchi di pegno del Ghetto e a pagare un tributo annuo decisamente gravoso. La strazzarìa, ossia il commercio dell’usura, era l’unico mestiere alternativo concesso, se si eccettua la professione medica ed il lavoro nelle stamperie di libri ebraici.

Nel 1541 la Serenissima dovette utilizzare l’area chiamata Ghetto Vecchio per la reclusione di ebrei levantini, gruppo eterogeneo, benestante, composto da mercanti dell’impero ottomano e da altri scampati alla cacciata dalla penisola iberica del 1492.

L’originaria area del Ghetto Vecchio fu ampliata, inglobando orti e qualche casa, e furono introdotte varianti nelle costrizioni: pur avendo l’obbligo di portare il segno giudaico, i levantini non si occupavano né di prestito né di strazzarìa. I loro soggiorni nel Ghetto erano brevi (inizialmente quattro mesi, poi fino a due anni) e per molto tempo fu vietato loro di condurvi le famiglie.

Nella seconda metà del Cinquecento si formò anche un nucleo di ebrei “italiani” (Nazione italiana) provenienti dall’Italia centro-meridionale e soprattutto da Roma, che costruirono nel 1575 una loro Sinagoga (Scola Italiana) nel Campo di Ghetto Novo.

Con l’arrivo nel 1589 della cosiddetta Nazione ponentina (ebrei sefarditi marrani), il Ghetto assunse la configurazione definitiva, coi banchi di pegno ed i negozi di strazzarìa nel campo grande, le sinagoghe e con i suoi case-torri ed palazzetti dei ricchi levantini.

Sezione di casa nel Ghetto, 1770 (Archivio Storico di Venezia)Nel Ghetto Novo lo spazio risultò presto insufficiente (vi erano solo due metri quadri per abitante): così le case furono frazionate con tramezzi di legno, si elevarono gli edifici fino a raggiungere i nove piani, creando i primi grattacieli del Cinquecento.

Nel 1633 al Ghetto Novo e al Ghetto Vecchio si aggiunse il Ghetto Novissimo. Si trattò di una modesta area compresa tra due calli che s’incontrano: sugli stipi dei due ingressi sono ancora oggi visibili i segni delle antiche porte.

Si costituirono così nel Ghetto varie piccole Comunità che presero il nome di Università o Nazioni, distinte ed autonome l’una dall’altra. Ciascuna aveva ordinamenti diversi e viveva di vita propria, poiché ogni gruppo aveva portato a Venezia i propri usi e costumi e le proprie tradizioni anche in campo religioso.

Alle fine, la comunità giudaica assunse un suolo sempre più importante per la Serenissima: il Ghetto divenne un centro commerciale utile non solo agli ebrei residenti o stranieri, ma agli stessi cristiani, che tutte le mattine, all’apertura dei cancelli, si riversavano nelle sue calli.

Bisognò attendere l’arrivo di Napoleone Bonaparte del luglio 1797 perché i portoni del Ghetto venissero abbattuti, ponendo fine alla segregazione.

Con il ritorno degli austriaci, dopo la firma del Trattato di Campoformio, gli ebrei, infatti, non furono più costretti ad abitare in un quartiere separato: poterono comperare immobili ed esercitare libere professioni, prestare servizio militare, frequentare scuole pubbliche, essere assunti nei pubblici uffici, entrare a far parte delle istituzioni culturali.

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