La Montanara, storia di una canzone internazionale

La Montanara è la canzone di montagna più popolare. Una targa sul piemontese Pian della Mussa ricorda dove nacque.

Frontespizio della prima edizione de La Montanara (1930)Chi non ha intonato La Montanara almeno una volta nella vita? Ebbene, il famoso canto montanaro si appresta a festeggiare i suoi primi novant’anni. Sì, perché è una delle poche canzoni popolari di cui si conosca esatta il mese di nascita: luglio 1927.

La ricorda una targa verso il fondo del Pian della Mussa, a quota 1850 metri al termine della val d’Ala nelle valli di Lanzo, un vasto pianoro lungo oltre due chilometri che si è formato dal riempimento di un lago glaciale. Situato in provincia di Torino, nel comune di Balme, vi nasce il fiume Stura di Lanzo, affluente di sinistra del Po.

Si conosce anche il nome dell’autore del testo e della musica de La Montanara: l’alpinista, direttore e compositore Antonio “Toni” Ortelli, nato a Schio (Vicenza) il 25 novembre 1904 e morto a Torino il 3 marzo 2000.

Dalla nativo Veneto si trasferì per motivi di studio in Piemonte, dove lavorò anche come collaudatore d’auto e disegnatore tecnico, prima di diventare uno dei grandi dell’alpinismo torinese degli anni Trenta e Quaranta.

Il canto nacque, come ricordato, nel luglio del 1927 quando l’allora universitario Toni Ortelli, durante un’escursione al Pian della Mussa nel comune di Balme, sentì il canto di un pastore. Ispirato anche dalla bellezza delle montagne che circondano il pianoro, si annotò testo e musica e nella stessa serata completò la canzone con un gruppo di amici trentini alla Tampa artistica, locale torinese di via Mazzini , dedicandola ad un compagno valdostano morto sul Monte Rosa.

Pian della Mussa dove nacque la MontanaraIl brano arrivato al maestro Luigi Pigarelli a Trento, venne da questi armonizzato sotto lo pseudonimo di Pierluigi Galli. Venne quindi donato al Coro della Sosat (Sezione Operaia Società Alpinisti Tridentini), che lo cantò ad orecchio per la prima volta pubblicamente per la prima volta che ai microfoni dell’Eiar (la futura Rai) il 7 aprile 1929. L’anno seguente il Coro della Sosat (oggi Sat) ne curò la prima edizione.

La Montanara (il testo è stato tradotto in ben 148 lingue) è così famosa nel mondo da aver dato il nome ad un coro in Germania e dall’essere l’inno ufficiale dell’Hockey Club Ambri-Piotta che milita nella lega Nazionale A svizzera di hockey su ghiaccio.

La leggenda della “figlia del sol”

La Montanara, anche se lascia ampio spazio all’evocazione di valli, boschi e canti alpini, è ispirata alla leggenda ladina di Soreghina, “la figlia del sol”.

Soreghina era una principessa la cui vita dipendeva dalla luce del sole; era costretta, secondo una profezia, di notte o nei giorni di cattivo tempo e senza la luce del sole, a dormire per non morire; ella sarebbe morta all’istante se fosse rimasta sveglia al buio.

Un giorno mentre Soreghina si trovava in mezzo ai prati trovò disteso a terra un giovane privo di sensi e gli fu prestato soccorso. Questo giovane era un valoroso guerriero chiamato Occhio della Notte, scacciato dal regno dei Fanes perché, innamorato della principessa Dolasilla, aveva osato chiederne la mano al Re. Nella sua fuga precipitò da una rupe sopra la Val di Fassa.

SoreghinaDurante il periodo delle cure prestate da Soreghina, i due giovani s’innamorarono, si sposarono e conducevano una vita felice.

Soreghina abitava con Occhio della Notte in una capanna di legno, situata nel punto più soleggiato di una radura di fronte al monte Vernèl. I giorni felici, però, trascorsero veloci ed ecco arrivare l’autunno con le prime nebbie e nevi sulle cime.

Nel pomeriggio di una fredda giornata giunse alla casa degli sposi un guerriero straniero, amico di Occhio della Notte. I due uomini parlarono a lungo in disparte e Soreghina fu presa dalla curiosità di ascoltare i loro discorsi. Così si avvicinò alla porta della loro stanza e sentì le parole che sottovoce Occhio della Notte rivolgeva all’amico: egli si sentiva legato a Soreghina da devota ed eterna riconoscenza, ma portava sempre indelebile nel cuore l’immagine della principessa Dolasilla.

L’amico se ne andò quando era già notte ed Occhio della Notte cominciò ad essere preso dal rimorso per il suo sentimento nascosto, un tradimento verso la dolce Soreghina.

Allora, pentito della sua mancanza di lealtà, volle andare a vedere la sposa che sicuramente dormiva profondamente, come sempre, nel cuore della notte. Aprì la porta, e Soreghina, che si era appoggiata per ascoltare senza curarsi del passare del tempo, gli cadde tra le braccia senza vita. Era, infatti, giunto il buio della notte che aveva sorpreso Soreghina ancora sveglia; inesorabile la profezia si era avverata.

A nulla valsero le grida di dolore di Occhio della Notte che le chiedeva disperatamente perdono.

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