Sise delle monache

Sise delle monache, l'”irriverente” dolce di Guardiagrele

Oggi vogliamo parlarvi di un dolce abruzzese dal curioso e malizioso nome: Sise delle monache, o Tette delle monache.

Sise delle monachePer parlare delle Sise delle monache utilizziamo parte di un articolo pubblicato il 16 novembre del 2011 sull’edizione teatina (ossia di Chieti) del quotidiano Il Centro, a firma di Rossano Orlando.

Le Sise delle monache – soffice pan di Spagna farcito con delicata crema pasticcera, con tre protuberanze spolverate di zucchero a velo – è il dolce tipico di Guardiagrele.

Guardiagrele è un piccolo comune di poco più di novemila abitanti della provincia di Chieti, sede le Parco Nazionale della Maiella, inserito nel novero dei Borghi più belli d’Italia.

Guardiagrele fu scelta da Gabriele d’Annunzio come prima ambientazione abruzzese del suo romanzo Il trionfo della morte: “ … Un’immensa pace regnava nella valle sotto stante; e la Maiella, tutta ancóra candida di nevi, pareva ampliare l’azzurro col suo semplice e solenne lineamento. Guardiagrele dormiva, simile a un gregge biancastro, intorno a Santa Maria Maggiore …”.

Ma ritorniamo alle nostre Sise delle monache. Secondo quanto scrive Rossano Orlando, sarebbe stato creato da tale Giuseppe Palmerio tra il 1884 e il 1886.

Mandato dal padre a Napoli ad apprendere l’arte pasticcera o a perfezionarla, Giuseppe Palmerio sarebbe tornato a casa con la ricetta di questa sorta di brioche ispirata alla “zizza d’a regina“, pasta fresca a una sola coppa.

Sulla denominazione del dolce – di cui si sono interessati importanti scrittori come Mario Soldati – il professore Mario Palmerio, ex sindaco della cittadina, avanza tre ipotesi presentate nel suo libro Le Sise de Mòneche.

Dove si trova GuardiagreleLa prima: la dizione originaria sarebbe quella di “tre monti“ che si riferisce alla montuosità delle contrade del paese o alle vette della Maiella – Murelle, Acquaviva e Focalone – che fanno da balia alla cittadina. Ma in modo malizioso, quella denominazione è stata trasformata in sise delle monache dalla fantasia popolare. Con il poeta dialettale Modesto Della Porta che poi ci avrebbe messo del suo: ammirando un giorno quelle paste più imbiancate del solito con lo zucchero a velo, esclamò: “Madonna come sono bianche e diritte e appuntite, mi sembrano proprio sise di monache”.

La seconda ipotesi: la monaca per perdere la vistosità del proprio corpo e assumere una fisionomia più spirituale, inseriva, secondo quel che si dice, un involto di stoffa tra i due seni in modo che la fascia che li copriva rendesse una superficie piatta, senza prominenze. Di qui, per la fantasia laica, l’esistenza di tre seni.

La terza ipotesi: le Sise delle monache sono dette “delle monache“ perché questa particolare brioche sarebbe stata inventata non da Giuseppe Palmerio bensì dalle suore, in particolare dalle clarisse.

Sia come sia, le Sise delle monache è un dolce semplice ma squisito. Per prepararlo servono: 4 uova medie, 80 grammi di zucchero, 80 grammi farina, 45 grammi fecola.

Si montano gli albumi con la meta dello zucchero, i tuorli con il restante zucchero. Si aggiunge farina e fecola nei tuorli e poi al composto ottenuto. A questo punto si versano delicatamente gli albumi montati mescolando dal basso verso l’alto: questo è un passaggio fondamentale perché si corre il rischio di smontare il composto!

S’inforna con forno preriscaldato a 180° per una ventina di minuti e comunque fino a doratura. Una volta raffreddato, si farcisce il dolce con crema pasticciera e e lo si cosparge di zucchero a velo.

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