Seupa à la Vapelenentse, l’arte “povera” della zuppa

Avete fatto caso di quanto si parli e si sparli in televisione di cucina degli avanzi?

Seupa à la Vapelenentse

Ufficialmente si parla di cucina degli avanzi per combattere la cultura dello spreco del cibo propugnata dal consumismo, la vituperata ideologia che ha contraddistinto la vita quotidiana dei Paesi più sviluppati, Italia compresa, nei decenni passati.

Oggi chef pentastellati e personaggi più o meno famosi si affannano dagli schermi tv a proporci le loro ricette per l’utilizzo di quanto rimasto in frigorifero, magari dopo feste importanti. Ricette “rivelate” ai miseri telespettatori con fare quasi mistico.

E dire che quella degli avanzi è la cucina più istintiva che esista e che soprattutto fa parte della storia personale di ognuno di noi. Chi non ricorda certe minestre / zuppe propinateci dalle nostre nonne magari con il piccolo ricatto morale del “beato te che non hai conosciuto la fame”?

Minestre / zuppe semplici, molte delle quali riproposizione di “ricette” tramandate oralmente da madre a figlia ai tempi quando buttare via il cibo avanzato non solo era inconcepibile ma era un vero e proprio peccato da rivelare in confessione al sacerdote. Perfino nel Vangelo c’è un evidente invito a non sprecare il cibo avanzato

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato (Giovanni 6, 11-13)

Oggi molti di quei piatti poveri sono diventati vanto della gastronomia italiana, protagonisti di vere e proprie sagre il cui lo scopo finale (ma lo è raramente) dovrebbe essere quello di insegnare che in cucina anche gli “scarti”possono dare vita a qualcosa di gustoso.

Sintesi di quanto scritto è la Seupa à la Vapelenentse, ossia zuppa alla Valpellinese. Negli anni Sessanta, quando il turismo s’affacciava appena nella zona, gli albergatori ed i ristoratori di Valpelline, piccolo comune che occupa la parte medio-alta della valle omonima a nord di Aosta, cominciarono a proporre ai loro ospiti questa loro Seupa à la Vapelenentse.

Col tempo la Seupa à la Vapelenentse è diventata una vera attrattiva di Valpelline, tanto da potersi fregiare del riconoscimento di “Denominazione Comunale di Origine” ed essere protagonista indiscussa di una sagra, nell’ultimo week-end di luglio.

Detto ciò, ritorniamo al concetto iniziale dell’articolo, ossia dei piatti “poveri” preparati con quanto un tempo era facile trovare nelle cucine “povere”. Nel caso della Seupa à la Vapelenentse: cavolo (immancabile negli orti soprattutto alpini), pane raffermo, brodo di carne (una volta con gli avanzi del giorno di festa), burro e, poiché siamo in Valle d’Aosta, ovviamente formaggio Fontina.

Il metodo di preparazione della Seupa à la Vapelenentse è semplice, peraltro comune a molte altre zuppe contadine.

Ingredienti (per 4 persone) – 400 grammi di pane (possibilmente acquistato già da qualche giorno); 400 grammi di Fontina; 150 grammi di burro; un pizzico di cannella in polvere; 1 litro e ½ circa di brodo di carne preparato con salvia, rosmarino, alloro, ¼ di cavolo e verdure varie a piacere (carote, cipolle …).

La preparazione? Una possibile è spiegata nei dettagli nel video sotto.

 

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Bruno Brida

Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!