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Ruché, vitigno magico e misterioso

Ruchè è un vitigno originario dell’area collinare di Castagnole Monferrato (Asti).

Viti di RuchèIl Ruchè è un vitigno monferrino dalla storia relativamente giovane e priva di documenti significativi, ma con caratteristiche morfologiche ed analitiche che lo rendono sicuramente inconfondibile, diverso dagli altri vitigni presenti in zona.

Secondo la tradizione questa varietà è presente sin dai tempi più antichi nella zona di Castagnole Monferrato e i racconti degli anziani tramandano ricordi di occasioni speciali e ricorrenze storiche in cui questi vini venivano consumati in loco.

Il nome Ruchè ha etimologia incerta, tuttavia alcuni ipotizzano un legame in merito ai primi vigneti coltivati vicino a una chiesetta benedettina dedicata a san Roc (san Rocco), oggi scomparsa, che si doveva trovare neri pressi di Portacomaro o Castagnole Monferrato. Il vitigno fu probabilmente importato durante il XII secolo da monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna. Altri ancora pensano che il nome possa derivare dai tipici luoghi collinari, da cui il dialettale ruché, indicando l’erto arroccamento della vigna ben esposto al sole.

Fino al XIX secolo, il vitigno veniva coltivato anche tra Monferrato e Langhe, ma il terreno a nord-est di Asti (leggermente meno alcalino) si presta meglio ad esaltarne le qualità.

Ruchè cartello benvenuto a Castagnole MonferratoA Castagnole Monferrato verso la fine degli anni settanta, il parroco don Giacomo Cauda (scomparso nel 2008), insieme al sindaco Lidia Bianco – già segretaria della scuola d’agraria di Asti – si impegnarono nella sua rivalutazione qualitativa, fino a ottenerne la DOC nel 1987.

Per la sua originalità il Ruchè ha conosciuto nell’ultimo decennio un successo crescente, consolidato dal riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita ottenuto nell’anno 2010.

Il Ruchè è un ottimo vino da formaggi saporiti di media-alta stagionatura (Castelmagno, Grana Padano, tome varie) e per i piatti tipici piemontesi, come la bagna cauda, la finanziera e gli agnolotti. Si abbina molto bene con secondi di selvaggina.

“Magico e misterioso, dunque, ma indimenticabile” è l’espressione utilizzata da Enza Cavallero, storico del vino piemontese, per descrivere i tratti del vitigno.

Uno degli vini più significativi ricavato dal questo “magico e misterioso” vitigno è il Ruchè D.O.C.G. Clàsic della Ferraris Agricola. Ottenuto con le uve dei vigneti meglio esposti dell’azienda, quelli sul versante sud ovest dove consistenti diradamenti abbassano la quantità di uva prodotta per ettaro sotto i 70 quintali, per garantire la qualità.

Ruchè Clàsic dell Ferraris AgricolaLa vinificazione avviene per il 50% all’interno di tini di rovere da 54 ettolitri e per il 50% all’interno di rotomaceratori orizzontali ed ha una durata di circa 25 giorni.

Il controllo della temperatura a circa 22°C consente di rallentare i tempi di fermentazione e di prolungare il contatto del mosto con le bucce che, così facendo, cedono maggior struttura tannica e colore.

Finita la fermentazione, il vino viene lasciato riposare per almeno 6 mesi all’interno di questi tini assicurando un naturale scambio di ossigeno che permette al vino di maturare meglio e che conferisce una pulizia ed una eleganza olfattiva senza pari, ma senza eccedere con il rilascio dei sentori di legno.

Ciascuna fase della produzione è molto importante, specialmente per mantenere i profumi del Ruchè, che sono la caratteristica principale di questo vitigno.

L’attenta cura di ogni dettaglio rende l’aroma del Ruchè D.O.C.G. Clàsic pulito ed elegante, un vino assolutamente inconfondibile.

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