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Riso, il Vialone Nano Mantovano

La coltivazione del riso nell’Italia settentrionale è stata introdotta, con ogni probabilità, nella seconda metà del Quattrocento. Nelle campagne mantovane è documentata la coltivazione nei domini dei Gonzaga già nel periodo di Federico II (1500-1540). Nella sola Sinistra Mincio, verso la metà del Settecento, risultavano coltivate a riso circa 8.300 biolche, vale a dire più di 2.600 ha.

vialone-nano-mantovanoFu solo nel XIX sec. che si cominciarono a distinguere, nella risicoltura nazionale, diverse razze o varietà. Tra queste, nel 1887, comparve il Ranghino, razza dalla quale, nel 1901, i fratelli De Vecchi di Vialone (Pavia) selezionarono il Vialone Nero, o, più semplicemente, Vialone. La nuova varietà era contraddistinta da una notevole taglia (135 cm), caratteristica particolarmente degna di pregio quando la trebbiatura era prevalentemente manuale, e resistente alle malattie. Oltre che nel veronese e nel rovigoto, il Vialone si diffuse anche nelle risaie mantovane, subito molto apprezzato dalle locali gastronomie.

Nel 1925, la Stazione sperimentale per la cerealicoltura di Vercelli iniziò le prove di ibridazione sul riso. Uno dei primi e dei più felici risultati di questa attività fu, nel 1937, la creazione di una nuova varietà ottenuta per incrocio e successiva selezione del Vialone con il Nano, varietà quest’ultima contraddistinta da una taglia notevolmente ridotta, inferiore ai 60 cm.

L’incrocio puntava a mantenere le pregevoli caratteristiche organolettiche del Vialone in una varietà di taglia più ridotta. La nuova varietà, classificata nella categoria dei semifini, venne denominata Vialone Nano.
Delle varietà di riso oggi coltivate in Italia, il Vialone Nano è la più antica tra quelle costituite per ibridazione e, dopo il Balilla, la più antica in assoluto.

La risicoltura virgiliana è quindi divenuta monovarietale, legata indissolubilmente ad un classico prodotto di nicchia, ad una varietà coltivata e consumata solo in circoscritte aree dell’Italia.

Il prodotto della trebbiatura del riso è il risone, che dopo l’ essiccazione, per essere reso edibile, subisce un processo di raffinazione, la “pilatura”, realizzato in stabilimenti detti “pile”.

A parità di materia prima, la “pilatura” del riso incide notevolmente sulle caratteristiche commerciali finali del prodotto. Notevole, quindi, è l’ importanza ed il prestigio di cui hanno goduto e godono i “pilarini” o “piloti”, i conduttori della “pila”, la cui rilevanza nell’ economia risicola locale è paragonabile a quella dei casari nella filiera lattiero-casearia.
Le prime pile da riso compaiono nel mantovano agli inizi del seicento. Tra le prime pile citate, sono segnalate quella di Villagrossa (Castel d’Ario) e di Corte Carpaneta (Bigarello).

Nel 1765 Francesco Galeotti, ricco proprietario terriero, ottiene il diritto di utilizzare acque derivate dal canale Tartagliona, per azionare una pila posta tra gli abitati di Stradella e Villa Garibaldi, nota come pila del Galeotto: è questa, tra le superstiti in attività, la più antica pila della provincia di Mantova.

Sono note le proprietà astringenti, rinfrescanti e disintossicanti del riso, indicato per la cura di ipertensioni, malattie cardiache e renali; è adatto anche per l’alimentazione dei neonati.

Per la capacità di assorbire i condimenti e la tenuta in cottura, il Vialone Nano Mantovano è particolarmente indicato per i risotti (tra cui il più noto in territorio mantovano è senz’altro il “risotto alla pilota”).

Consorzio del Riso Vialone Nano Mantovano
presso Confederazione Italiana Agricoltori – Piazza S. Giovanni, 7 46100 Mantova – Tel. 0376-368865; fax 0376-220753

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