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Quelli di lassù, vita di una famiglia in malga

Malga Zirmait
Malga Zirmait

No,  malga Zirmait non è una malga affollata con le tovaglie kitsch e le cameriere in costume tirolese o con i pantaloni corti di cuoio, i lederhosen. Questa è una malga vera. Lontano dalla quotidianità indaffarata della valle, la vita qui è autentica, come una volta. Con i vitelli che pascolano sui prati scoscesi e i maiali che si avvoltolano nel fango. E i pasti per rifocillare gli escursionisti affamati si preparano ancora sulla stufa a legna.

È qui che l’anno scorso Bernhard Mulser ha trascorso la sua prima estate in malga, assieme alla sua famiglia. “Abbiamo trascorso ogni giorno da inizio giugno a fine settembre alla Zirmait, lavorando sempre assieme dall’alba al tramonto”, racconta. Un’esperienza così può avere successo? Oppure si rischia di far sprofondare la vita familiare nella lite? La troppa vicinanza può portare a non sopportarsi più a vicenda? Com’è vivere assieme agli altri lassù? La consapevolezza cambia? I pensieri? Le sensazioni?

La famiglia Mulser è originaria di Fiè allo Sciliar. Papà Bernhard è falegname, lavora in proprio, mamma Bernadette è commessa. Il figlio Klaus, di 17 anni, cerca un impiego come giardiniere, la figlia Lisa, di 21 anni, ha frequentato la Scuola d’arte della Val Gardena e ora vorrebbe studiare psicologia e arte.

La nostra visita è capitata mentre stavano trascorrendo le ultime giornate estive in malga. Tutti e quattro ripensavano con gioia alle settimane passate. Eppure, un’estate così è stancante, le giornate in malga sono lunghe e faticose. Volevano fare qualcosa di diverso. Altri sarebbero partiti per un weekend fuori porta. E invece la famiglia Mulser ha fatto una scelta radicale. Lasciandosi alle spalle la quotidianità, il lavoro e sperimentando qualcosa di nuovo.

Bernhard Mulser e il figlio Klaus si occupano del bestiame. Quindici vitelli, dall’anno e mezzo ai due anni di età, trascorrono l’estate in malga. Sono animali svegli, curiosi, appartenenti alla razza Grigio Alpina, tipica di questo territorio. I bovini di questa razza danno buon latte e anche buona carne, si adattano perfettamente al pascolo grazie al loro passo sicuro e alla buona capacità di assimilazione del foraggio.

Oltre alle Grigio Alpine la famiglia alleva tre maiali di un’antica razza, la Alpina Tirolese. I maiali crescono lentamente e proprio per questo hanno una carne di qualità, povera di colesterolo. In malga possono nutrirsi di fieno, mele e altre leccornie. Ci sono anche altri inquilini a Zirmait: un asino, un cavallo, un pony. Ma anche Kiwi, il Parson Russell Terrier, e i gatti Furbi e Kitti, che assieme alla loro famiglia trascorrono la villeggiatura estiva in quota.

“Ho imparato a rapportarmi con gli animali da bambino, nel maso dei miei genitori, e poi da pastore in gioventù”, dice il padre. Conoscenze che ogni giorno approfondisce. “In malga devi essere capace di arrangiarti in tutto”, prosegue. “Sono pastore, artigiano, meteorologo, veterinario e guida turistica.”

Sua figlia Lisa ha già lavorato per due estati come cameriera in un rifugio, ma il lavoro in una piccola malga è comunque più insolito. Anziché occuparsi soltanto del servizio, è anche cuoca, artigiana, pastora e contadina. I Mulser riassumono la loro estate in due parole: faticosa e piacevole. Giornate lunghe e dure ma che rappresentano una pausa dalla quotidianità e sono un’esperienza nuova. “Ma non si tratta di una rinuncia: è questa la vita reale!”, esclama Bernhard. Il figlio Klaus concorda: “Quassù ho tutto ciò che mi serve”.

Mamma Bernadette è un'abile pasticcere
Mamma Bernadette è anche un’abile pasticcere

La malga Zirmait sorge a 1891 metri sul livello del mare e si raggiunge a piedi, in circa due ore e mezza, dal paese di Varna a nord di Bressanone, mentre dal parcheggio alla fine della strada transitabile ci vogliono tre quarti d’ora. Da qui la vista si apre ampia e libera sulla Plose, sul Plan de Corones, sulle ripide cime delle Odle e sulle Alpi della Zillertal. La malga è lontana dagli itinerari del turismo di massa, vi trova rifugio soprattutto la gente del posto. La meta degli escursionisti è per lo più la cima Quaira, 2517 metri, che dista un’altra ora e mezza di cammino.

Del vitto si occupano mamma Bernadette e la figlia Lisa. La stufa a legna nella piccola cucina è pieno di padelle e pentole, emana un tepore accogliente. Il gulasch e la zuppa di verdure cuociono a fuoco lento, il profumo di aglio del sugo al pomodoro per la pasta Zirmait si diffonde nella stanza.

Bernadette ha davanti a sé un’enorme terrina di impasto per i canederli e rimesta con le dita agili la “pietanza nazionale” del Sudtirolo. È anche pasticciera per passione: a Zirmait ci sono sempre tanti tipi di torte a scelta. Bernhard completa l’esperienza gastronomica con le grappe di sua produzione.

Il tempo quassù ha una velocità tutta propria. Il sole determina l’inizio e la fine dei lavori, e di lavoro ce n’è molto. Nonostante ciò, la famiglia Mulser non sembra stressata. “Il tempo bisogna prenderselo”, dice Bernhard. I quattro Mulser si godono il lusso di poter decidere della loro vita in accordo con la natura.

E poi la vita in malga è avventurosa. Un impianto fotovoltaico con otto batterie da autocarro produce la corrente per il rifugio. Quando il sole splende alto, la prestazione massima è di 3,5 kilowatt. Nelle giornate di maltempo l’energia va risparmiata in modo che frigorifero e congelatore possano compiere il loro dovere.

L’acqua zampilla dalla fonte della malga ma va usata anch’essa con parsimonia. Nell’estate scorsa, a causa della grande siccità, la malga è rimasta senz’acqua per settimane. Ciò ha reso tutto più complicato ma, secondo Bernhard, non è stato poi così grave. “Giù in valle siamo tutti troppo esigenti. Quassù, ci si accontenta di quello che c’è e si cerca di trarne il meglio.”

Davanti alla malga ci sono una terrazza e un’altalena per i piccoli, accanto c’è un piccolo orto di erbe aromatiche. Si produce in casa tutto ciò che è possibile: un ritorno alle origini. La baita stessa è piccola: una cucina, una stube per gli ospiti, una stanza per i genitori e un piccolo WC.

Il gabinetto a caduta accanto alla stalla ha in realtà ormai soltanto una funzione folcloristica. “Gli ospiti che passano e si fermano per la notte vengono alloggiati in una camerata con i materassi nella soffitta”, racconta Klaus. Lui e sua sorella però non dormono in baita: il loro regno è la stalla, della quale i vitelli d’estate non hanno bisogno e che viene quindi utilizzata come magazzino, dove sono state ricavate due stanze.“Giù in valle siamo tutti troppo esigenti”, dice Bernhard. “Quassù, ci si accontenta di quello che c’è e si cerca di trarne il meglio”.

Il silenzio della malga

C’è molto silenzio, in malga. Per la maggior parte del tempo genitori e figli devono rinunciare anche al cellulare. Quassù c’è rete solo di quando in quando. Si sentono soltanto le campane delle mucche e ogni tanto una cornacchia. E se è vero che Zirmait non è proprio fuori dal mondo – con il fuoristrada oppure con il classico trabiccolo di molti montanari sudtirolesi, la Fiat Panda, si arriva a Bressanone in mezz’ora – si ha la percezione che la vita di città sia infinitamente lontana. Così lontana da non sentirne la mancanza, anzi: i Mulser litigano sempre per decidere chi debba scendere a valle a fare la spesa.

Bernhard Mulser
Bernhard Mulser

In ogni caso l’estate in malga ha fatto bene alla vita familiare. “Quest’esperienza ci ha unito ancora di più”, dice Bernhard Mulser. Non è cosa da dare per scontata, quando per quattro mesi si sta appiccicati l’uno all’altro. “Si conosce meglio la propria famiglia”, dice Lisa, la figlia.

Ogni mattino inizia con la colazione tutti assieme: è il momento per organizzare la giornata e pianificare i compiti; dove sono i vitelli, cosa si cucina, abbiamo corrente a sufficienza, chi prende la legna? Non si tratta di decisioni che cambieranno il mondo. Ma in malga ne dipende la sopravvivenza. Giù in valle ognuno va per la propria strada; quassù molte cose vanno risolte assieme. Non si è mai arrivati a grandi litigi, nonostante le tante sfide da affrontare. “Ci sopportiamo ancora”, si rallegra Klaus.

A fine agosto: alla Zirmait si sente che le giornate si fanno più fresche. L’autunno porterà ancora pomeriggi caldi e soleggiati, ma a questa quota, a settembre, può anche nevicare. È giunto il tempo di congedarsi dalla vita in malga. Un’estate bellissima alle spalle, la famiglia pensa già con dispiacere al ritorno a valle. “L’anno prossimo vogliamo tornare assolutamente”, dice Bernadette. E così, il pensiero rivolto alla prossima estate in malga, mitiga la nostalgia.

Testo: Matthias Mayr – Foto: Michael Pezzei

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