Tradizioni di Natale

Natale: usanze e tradizioni sulle Dolomiti

Da fine novembre all’Epifania in Trentino ed in Alto Adige si rinnovano antiche tradizioni, alcune molto semplici, che rendono particolarmente magico il periodo di Natale, complici la neve ed il fascino delle Dolomiti.

Alcune di queste tradizioni legate al Natale sono sicuramente note e diffuse in più paesi, altre sono molto singolari e risalgono spesso ad antiche usanze medievali/pagane giunte intatte ai giorni nostri.

Cominciamo dall’albero di Natale, simbolo per eccellenza del Natale: indica la speranza e la luce che Gesù Bambino ha regalato agli uomini. L’albero viene addobbato con lumini o candele che rappresentano la luce; frutti dorati e dolciumi indicano invece la vita spirituale e l’amore. L’albero viene acceso la Vigilia di Natale e brillerà fino al 6 gennaio.

In Alto Adige due sono i modi per addobbare l’albero: alla contadina, con nastri e fili rossi a cui vengono appese piccole mele rosse e addobbi di paglia, tra cui la famosa stella, di legno o di pasta di pane; alla cittadina, con palle di vetro, candele bianche e argento e festoni color argento o oro.

La Corona dell’avvento può essere acquistata o fatta facilmente in casa. Quella tradizionale è fatta con rami di abete bianco o di vite intrecciati e 4 candele che indicano le domeniche d’Avvento. I rami vengono poi decorati con fiocchi, nastri, pigne, bacche, spezie e altri addobbi. Ogni domenica viene accesa una candela e la famiglia si riunisce per pregare, recitare una filastrocca o cantare la canzone “Avvento, avvento, una luce brilla, prima una, poi due,…” (“Advent, Advent, ein Lichtlein brennt…”)

Il Klöckeln è un’antica usanza che risale al 16° secolo, rimasta invariata fino ai giorni nostri in Val Sarentino e in Val Venosta. La parola deriva da klopfen (bussare) e Glocke (campana). Nei tre giovedì dell’Avvento un gruppo di persone con maschere fatte a mano, campanacci, costumi e strumenti musicali originali passano di casa in casa seguendo i Zussler, lo sposo e la sposa, bussando e facendo un gran baccano con lo scopo di raccogliere delle offerte. In cambio cantano antiche melodie. Si crede che più la partecipazione è numerosa, migliore sarà la raccolta del grano per l’anno successivo.

San Nicolò e i Krampus. Il buon vecchio dalla barba bianca, la mitra in testa e il bastone pastorale porta i doni tra il 5 e il 6 dicembre. Se viene di notte, è tradizione lasciargli un po’ di sale per l’asino, un bicchiere di grappa e un piattino con della farina bianca che il santo userà per cancellare le impronte. Se viene di giorno è accompagnato da un angelo e dal chiassoso corteo dei Krampus, i diavoli con corna e sembianze di capra che spaventano i piccoli ma anche i grandi con le loro fruste e le loro grida.

e maschere del Klöckeln,'antica usanza che risale al 16° secolo, rimasta invariata fino ai giorni nostri in Val Sarentino e in Val Venosta

Le maschere del Klöckeln,’antica usanza che risale al 16° secolo, rimasta invariata fino ai giorni nostri in Val Sarentino e in Val Venosta

Strozegada di Santa Lucia. La notte tra il 12 e 13 dicembre in diverse zone del Trentino l’arrivo della santa viene preceduto da cerimonie a lume delle fiaccole, durante le quali vengono fatte risuonare le “strozeghe”, barattoli e lattine tra loro legati, trascinati per le vie e le piazze al fine di richiamare l’attenzione di Santa Lucia, che lascerà in ogni casa cestini con frutta secca, caramelle e doni per i bambini.

Gesù Bambino. In Alto Adige il Christkind porta i doni a tutti i bambini buoni il giorno della Vigilia, il 24 dicembre. Quel giorno i bambini vanno a Messa alle ore 16, mentre un adulto rimane in casa ad aspettare l’arrivo di Gesù Bambino. Quando i bambini ritornano dalla messa con la candela di Betlemme, prima di aprire i regali devono aspettare il suono di un campanello che indica loro che li possono aprire.

Notti del fumo. Le sere del 24, del 31 dicembre e del 6 gennaio è tradizione in Alto Adige benedire la casa e la famiglia. Il papà, seguito dagli altri famigliari che portano Acqua Santa e un ramoscello, gira per le stanze della casa con l’incenso, realizzato con il fumo di una brace calda della stufa posta per scacciare gli spiriti del male e invocare quelli del bene. La brace calda della stufa a legna posta su una padella emana incenso benedetto che viene diffuso in casa, nel fienile e nella stalla.

Sternsinger o Cantori della Stella. Bambini o adulti vestiti da Re Magi che i primi giorni dell’anno girano per i paesi passando di casa in casa, cantando canzoni natalizie e raccogliendo offerte per qualche progetto missionario o sociale. A chi dà loro qualcosa, gli regalano carbone, incenso e un gessetto. I primi due devono essere scaldati per poi benedire la casa, il secondo serve per scrivere sulla porta d’entrata delle case e delle stalle la scritta 20 +C+M+B e le ultime due cifre dell’anno. Le lettere C+M+B indicherebbero o i nomi dei Re Magi (Caspar, Melchiorre e Baldassare) o la scritta latina “Christus Mansionem Benedicat” – Cristo benedica questa casa.

Dolci. Un dolce tipico natalizio delle Dolomiti è lo Zelten, un pane dolce con un ripieno di fichi, mandorle, noci, miele, frutta candita… Non mancano poi i Lebkuchen, biscotti tradizionali tirolesi a forma di albero di Natale, stella, cuore insaporiti con cannella e gli Spitzbuben.

E, per finire, il Vin brulè: è la classica bevanda natalizia che aiuta a combattere il freddo, riscalda e emana forti profumi natalizi, a base di vino rosso, zucchero e spezie varie come cannella e scorza di arancia: una ricetta facilissima da preparare.

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