Home / Luoghi gustosi / Napoli: arte, cibo e tanto amore

Napoli: arte, cibo e tanto amore

Napoli è la Pizza.
Napoli è il Vesuvio, è il temperamento di chi nasce e vive apprendendo l’arte dell’arrangiarsi.
Napoli è sporcizia, è disorganizzazione.
Napoli è Nino D’Angelo, Mario Merola e Gigi D’Alessio.
Napoli è Natale a Casa Cupiello, Edoardo e Totò.
Napoli è Gomorra, “Cirù c’ pienz tu?”
Napoli è camorra, spari e morti per strada
Napoli è capodanno, fuochi d’artificio e petardi
Napoli è Maradona, Careca e la Curva B
Napoli è il lotto, la tombola e i cornetti.

Mille luoghi comuni, mille modi per descrivere, irridere, apprezzare una città che realmente come diceva saggiamente Pino Daniele è “mille culure”.

Tra i mille colori è il blu a comandare a Napoli

D’accordo, proviamo ora a non scrivere qualcosa di banale, anche se non sarà semplice, perché chi vi scrive non è di Napoli e con la quotidianità della città campana ha poco a che fare.

Chi vi scrive vive da sempre a Milano, ha ritmi, pensieri ed abitudini piuttosto radicate con la vita meneghina e sebbene abbia sempre avuto una passione per lo stile napoletano e soprattutto per la cucina, non aveva mai visitato la città partenopea in vita sua, fino a poche settimane fa.

Amore a prima vista, un autentico innamoramento da parte mia per questa città che racchiude  tante contraddizioni e che rappresenta senza dubbio tutto il meglio e il peggio degli italiani.

Partiamo dalle cose più semplici: siamo su un sito di gusto e di cibo e allora concedetemi qualche riga gastronomica, perché a Napoli il cibo è ovunque, invadente nella sua sfrontatezza, dietro a vetrine, adagiato sui banconi, capace di richiamare anche i più schizzinosi con il suo profumo dietro ad una panetteria, un ristorante, una friggitoria. Non si può vivere Napoli stando lontano dalle sue prelibatezze e non parlo solo della Pizza su cui andrebbe scritta una tesi a parte.

La Napoli gastronomica si gode fin dalla mattina, quando seduti su un tavolino all’esterno di via Biagio dei Librai (la prima parte della famosa Spaccanapoli), ci si concede un caffè e qualche sfogliatella.

Riccia oppure frolla, entrambe sono straordinarie. La riccia, più conosciuta in tutta Italia, colpisce per la sua fragranza e il suo profumo di scorza di limone, coinvolgendoti poi quando affondi il morso all’interno della sua tenerezza. La frolla è invece un tortino che nasconde un tesoro all’interno che… beh preferisco non dire altro: assaggiatela e poi mi direte!

La sfogliatella riccia, la regina della pasticceria napoletana.

Girando Napoli come detto, è impossibile non imbattersi nel cibo ed ecco che a pranzo sono molte le alternative, anche veloci, per mangiare un boccone e proseguire la visita.

Una pizza fritta è obbligatoria, anche solo per provare a comprendere il vero sapore di una ricotta intrappolata da un impasto creato a perfezione, oppure per provare una variante con la scarola che a me, ad esempio, ha conquistato. Ma non solo pizza fritta, ci sono anche frittatine di pasta, di riso e cosa dire dei cuoppi di mare o di terra?

E la sera che si mangia? Beh siamo in Italia e, quindi, c’è l’imbarazzo della scelta: dalla pizza al ragù, non quello bolognese è chiaro, ma l’autentico O rraù napoletano tanto decantato da De Filippo e protagonista ancora di infinite discussioni tra famiglie, vie e quartieri sul procedimento esatto da seguire per essere quanto più fedeli alla tradizione: non solo i pezzi di carne devono essere selezionati e legati alla storia di questo piatto, ma vere e proprie dispute si sono create sul momento in cui “calare” le cipolle nel tegame (prima o dopo la carne?).

Sua maestà il ragù con ziti spezzati a mano.

Non solo ragù, ma anche la Genovese dove carne e cipolle (sì sempre loro) flirtano per ore prima di sposarsi all’interno di un piatto in compagnia di tanti paccheri locali.

C’è poi il pesce, fresco, visibile ovunque, in via Pignasecca, ad esempio, un autentico mercato a cielo aperto sempre attivo dove motorini sfrecciano tra bancarelle di pesce, schivando signore con borse colme, turisti incuriositi e trippai. Sì, perché a fianco di cozze e merluzzi si mettono bene in mostra anche i negozi dedicati alla trippa, autentica gemma della cucina, nobilitata con ingredienti differenti a Milano, Roma e Napoli.

Non solo cibo, ma anche tanta arte

Ma Napoli non è solo cibo è chiaro. Napoli è arte. Anzi, Napoli è Arte! Pensi alle bellezze italiche ed ecco che balza subito in mente Roma, Firenze e Venezia. Ma Napoli ha una ricchezza artistica invidiabile, nei decenni scorsi forse troppo poco pubblicizzata, ora riscoperta ed ammirata da turisti provenienti da tutto il mondo.

Provate ad osservare da vicino il Cristo Velato e domandatevi come sia stato possibile creare una simile opera. Ed ecco che forse è vero che alcuni artisti nascono con tocchi divini dalla nascita.

Ma cosa dire del Duomo di Napoli? Così barocco, così sfarzoso come San Gregorio Armeno, che mi ha lasciato letteralmente senza fiato con gli affreschi così vivi che sembrano riempirti l’intera visuale.

Il Duomo di Napoli. Al suo interno è conservato il sangue di San Gennaro.

Solo nel centro storico tra via dei Tribunali e San Biagio dei Librai si contano almeno una ventina di chiese, tutte diverse, tutte con una storia da raccontare, come Santa Maria delle Anime del Purgatorio, che oltre all’affascinante Teschio Alato, conserva nelle sue cripte il teschio di Lucia, la sposa sfortunata che porta con sé una leggenda secolare e che tutt’ora è oggetto di culto.

Ed ecco che si apre un nuovo capitolo di questa città, quello delle anime pezzentelle e che ha come punto focale il cimitero delle Fontanelle.

Nel cuore del Rione Sanità, il quartiere che diede i natali al Principe De Curtis e che per anni è stato il simbolo del disagio tipico di questa città, si trova una grotta, un tempo fossa comune per tutti i morti di pestilenze e colera e dagli anni ’50 divenuto un nuovo simbolo del culto per l’aldilà, questione ancora più seria a Napoli.

Teschi ed ossa ovunque, ciascuno con una moneta, un foglietto, un santino. Negli anni i napoletani hanno adottato queste anime chiedendo protezione. Storie e leggende alimentate di anno in anno e che rendono uniche le tradizioni di un quartiere che negli ultimi anni ha saputo risollevare la testa.

Il rione Sanità non è certo Posillipo, criminalità e disagio hanno spesso avuto la meglio, ma negli ultimi tempi le nuove generazioni hanno deciso di reagire, creando comitati di quartiere, scendendo per le strade, ripulendole e mostrando una presenza di senso civico e civiltà che hanno convinto l’amministrazione comunale a riaprire ad esempio il cimitero delle Fontanelle (chiuso per un lungo periodo) e ad avvicinare anche i turisti.

Uno scorcio del Rione Sanità.

Il Sanità è Napoli, è l’idea che amo di Napoli. È il contrasto, è la voglia di rivalsa e di arrangiarsi, ma non rubando l’energia elettrica al vicino, bensì rimboccandosi le maniche, scendere in strada, farsi sentire e mostrare magari anche la via del cambiamento ai più giovani, perché solo così cambiano le cose.

Napoli però non è solo tradizione e superstizione. Napoli è anche una città moderna, al passo con i tempi. Camminando per via Toledo avevo l’impressione di essere in Corso Buenos Aires a Milano, oppure ad Oxford Street a Londra: negozi di abbigliamento, grandi catene e bar alla moda, proprio come in via Chaia che dallo storico Caffè Gambrinus si allunga parallela al mare offrendo ai visitatori numerosi possibilità di shopping.

Via Chiaia, Gambrinus ed ecco che si giunge subito in Piazza del Plebiscito. Una piazza immensa, che… spiazza, perché se l’idea di Napoli è la via stretta dei tentacolari Quartieri Spagnoli, dei panni stesi dalle signore e dai vicoli che da Spaccanapoli salgono su mettendo in mostra come il Presepe è arte e passione grazie alle sapienti mani di artigiani esperti, in Piazza del Plebiscito non si hanno punti di riferimento.

La brezza proveniente dal mare ti accarezza il volto, mentre ti volti a 360 gradi ammirando lo spazio, immenso, silenzioso e anche austero che hai di fronte agli occhi.

Quando ci si trova in quella piazza si ha la sensazione di avere la storia su un palmo ed effettivamente nel raggio di poche centinaia di metri si trova il Teatro San Carlo, la Galleria e il Maschio Angioino.

Napoli poi è mare. Una città distesa su un Golfo dai lineamenti dolci, che osserva adagiato il Vesuvio e quelle isole (Capri, Ischia e Procida) che rendono più vario l’osservare l’orizzonte quando ci si trova sul lungo mare. Il profumo del mare, la brezza, i chioschi che vendono caldi taralli da assaggiare magari mentre si osservano le imbarcazioni a Mergellina, altra perla di questa splendida città.

Il porto di Mergellina

Se a pochi chilometri a sud si trova il porto, quello ufficiale, a Mergellina ci sono le barche dei privati, dagli yacht milionari alle imbarcazioni dei pescatori. Un quartiere che strizza l’occhio alla costa Azzurra anche a causa di quella strada che accarezza il mare e gli scogli e che porta i visitatori verso le ville di Posillipo.

Una scoperta continua, viste che tolgono il fiato come quella dal Castel Sant’Elmo, arroccato sullo splendido quartiere del Vomero. Una salita da conquistare per un bottino impareggiabile: una vista totale e completa su Napoli. Da una parte il mare, dall’altra il suo centro storico e la via di Spaccanapoli, che solo da Castel Sant’Elmo si capisce perché venga chiamata così.

La vista di Spaccanapoli da Castel Sant’Elmo

Dall’altra parte il Vesuvio che nasconde gelosamente le perle di Pompei ed Ercolano e poi a nord tutti i quartieri più difficili che da Poggio Reale si ripetono uno dopo l’altro senza una vera logica.

Voglia di riscatto

Scampia e Secondigliano ad esempio, due quartieri dalla stessa anima, tanto che per chi ci abita non esiste confine, non esiste distinzione.

Realtà che la cronaca conosce molto bene e che disonora questa città, perché Napoli non può e non deve essere ricordata per questo. Chi vive quotidianamente la città vuole riscatto e proprio da Scampia tante associazioni si rivoltano e si impegnano giorno dopo giorno per aiutare ragazzi, per mostrargli che alternative vere esistono nonostante lo squallore in cui si ritrovano.

Una via d’uscita c’è, è evidente, ma non è l’obiettivo di questo articolo analizzare lo strato sociale che nasconde il bello dell’uomo che con fatica si porta a casa la giornata in modo legale.

A Scampia la voglia di riscatto è viva!

La bellezza di Napoli è ovunque e se siete persone affamate di bellezza autentica, quella vera, quella spontanea e non costruita, è la città che fa per voi. Certo serve impegno e responsabilità per abitare Napoli. «Napoli è un paradiso abitato da diavoli», scriveva Benedetto Croce e purtroppo un gesto negativo è capace di nascondere almeno dieci aspetti positivi.

Passeggiando per i Quartieri Spagnoli, vicino ad alcuni bidoni della spazzatura differenziata, su un muro era appeso un foglio con su scritto: «Siete pregati di gettare la spazzatura dentro i bidoni. Chi sporca non è degno di vivere in questa città». 

Ed è vero, perché Napoli è una donna da corteggiare e da ammirare, da conquistare, sedurre e poi mantenere con rispetto. Troppo facile girare per l’Italia dicendo quanto sia bella Napoli e poi tornare a casa e maltrattarla. Un discorso valido chiaramente per qualsiasi metropoli, paese e borgo italiano, ma per spezzare il luogo comune, il napoletano deve mettersi in prima linea e con orgoglio pensare al benessere comune.

Lasciare Napoli significa poi soffrirne la mancanza. Il desidero di tornarci riempie gli spazi vuoti e nella mente per consolarsi si può immaginare di sorseggiare un caffè seduti in piazza San Domenico Maggiore, ascoltando le voci di negozianti, turisti e pulcinelle.

Un ricordo di amore da parte di chi non vive a Napoli, è cresciuto sotto la Madonnina, ma che è stato conquistato da questa città dai mille volti.

«La bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra»
(Guido Piovene)

4.3
07

Riguardo Luca Brida

Controlla anche

Vico del Gargano paese dell'amore

Vico del Gargano, paese dell’amore e della paposcia

L’elisir d’amore esiste. O, almeno, è quanto dicono in Puglia, a Vico del Gargano che, …