Maria Plozner, l’eroica portatrice carnica

Cent’anni fa – era il 24 maggio 1915, il lunedì dopo la festa di Pentecoste – l’esercito italiano si metteva in marcia per attaccare (checché ne dica “La leggenda del Piave”) l’esercito austro-ungarico.

II Piave mormorava / calmo e placido al passaggio / dei primi fanti, il ventiquattro maggio: / l’esercito marciava / per raggiunger la frontiera, / per far contro il nemico una barriera… / Muti passaron quella notte i fanti: / tacere bisognava, e andare avanti … 

Primo teatro di quella poi nominata Grande Guerra fu un piccolo pezzo di terra compreso fra il Monte Peralba ed il Monte Rombon. Qui, in quello storico 24 maggio del ’15, furono schierati ben 31 battaglioni, di cui 16 di alpini.

Un gruppo di portatrici carniche pronte a trasportare rifornimenti ai soldati delle prime linee.

Un gruppo di portatrici carniche pronte a trasportare rifornimenti ai soldati delle prime linee.

Sia gli alti comandi militari italiani sia quelli austro-ungarici, infatti, avevano individuato in questo valico uno dei punti nevralgici dell’intero fronte: uno sfondamento avrebbe coinciso con una pericolosa avanzata in territorio nemico. Nell’estate del 1915, perciò, tutte le cime della Carnia vennero contese, occupate e pesantemente militarizzate da entrambi gli schieramenti.

Ancora oggi sono evidenti le tracce di quelle battaglie, minori rispetto a quelle combattute lungo l’Isonzo o sull’altipiano veneto, ma altrettanto drammatiche in fatto di perdite di vite umane.

I musei all’aperto del Freikofel (o Cuelàt) e del Pal Piccolo, oggi immersi placidamente nella natura, offrono itinerari che portano alla scoperta di resti di baraccamenti, casermette e giganteschi sistemi trincerati d’alta montagna che rivelano quali dovessero essere le condizioni della vita dei soldati sia durante le battaglie sia nei momenti di quiete.

Se, poi, passate per il piccolo paese di Timau  – è nel Comune di Paluzza – fermatevi a visitare il museo per conoscere la storia di Maria Plozner Mentil e delle sue tante anonime, coraggiose compagne.

Maria Plozner Mentil era una contadina del luogo. Rimasta sola con i suoi quattro figli (il marito fu mandato a combattere sul Carso), si ritrovò a vivere in mezzo ai soldati perché le montagne che circondano Timau erano diventate campi di battaglia.

Maria Plozner foto tessera

Maria Plozner.

Nonostante la difficile situazione familiare, Maria rispose come molte altre donne del luogo all’appello fatto dell’esercito che richiedeva volontari per trasportare i rifornimenti dalle retrovie alla prima linea. Nacquero così le “portatrici carniche” che con le loro pesanti gerle (riempite con vettovaglie, armi e munizioni) salivano ogni giorno a piedi lungo i versanti del Pal Piccolo, Pal Grande, Freikofel, Cima Avostanis e Passo Pramosio, quasi sempre esposte al fuoco del nemico.

Proprio durante una di queste ascese, il 15 febbraio 1916, Maria fu colpita da un cecchino austro-ungarico nei pressi di Passo Pramosio. Trasportata nell’ospedale da campo di Paluzza, morì il giorno successivo per la gravità della ferita.

Subito la figura di Maria Plozner Mentil divenne un simbolo di coraggio e di abnegazione: il suo feretro venne trasferito nel 1934 con una solenne cerimonia nel cimitero militare di Timau e tre anni dopo fu definitivamente tumulato all’interno dell’Ossario.

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Bruno Brida

Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

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