L’antico rito carnevalesco di Mamuthones ed Issohadores

Nell’immaginario collettivo nazionale, Gianduia è la maschera di Carnevale che identifica  il Piemonte, Arlecchino la Lombardia, Colombina il Veneto, Balanzone l’Emilia Romagna, Stenterello la Toscana, Rugantino, il Lazio, Pulcinella la Campania.

Mamuthone e Issohadore di MamoiadaPer la Sardegna sono i Mamuthones, protagonisti indiscussi con gli Issohadores del Carnevale di Mamoiada, paese di 2500 abitanti della Barbagia di Allolai.

“Una maschera nera dai lineamenti grotteschi, lontani dalle sembianze umane ma nello stesso tempo disperatamente umani. Legno di pero selvatico, duro sul volto, a darle forma. Zigomi sporgenti e sguardo che affiora dai fori all’altezza degli occhi, Un altro foro a livello della bocca per il respiro, e la testa cinta da un fazzoletto marrone legato sotto il mento. Mastruche di pecora nera sopra l’abito di velluto e trenta chili di campanacci in ferro che vengono sbattuti coprendo qualsiasi altro suono”: così descrive un Mamuthone Gianmichele Lisai nel suo 101 cose da fare in Sardegna ameno una volta nella vita.

L’abbigliamento dell’Issohadore è diverso da quello del Mamuthone e viene indicato dai vecchi di Mamoiada come veste’e turcu (vestito da turco).  Comprende: sul capo sa berritta sarda (copricapo in  stoppa di solito nera) legata al mento da un fazzoletto variamente colorato, maschera bianca, larghi pantaloni e camicia di tela bianchi, bottoni in oro, sopraccalze di lana nera (cartzas), scarponi in pelle (su ‘usinzu), corpetto rosso del costume tradizionale maschile (curittu). A tracolla porta una cinghia in pelle e stoffa dove sono appuntati piccoli sonagli, i sonajolos; legato alla vita, con la parte variopinta che scende lungo la gamba sinistra, uno scialle o un ampio fazzoletto con ricami, e la fune (So’a) da cui deriva il nome dell’Issohadore.

Il giorno di Sant’Antonio (17 gennaio), l’ultima domenica di Carnevale ed il successivo La maschera di Mamuthonemartedì grasso Mamuthones ed Issohadores danno vita ad una coreografia immutata nei tempi.

La processione inizia con due file parallele di Mamuthones che scuotono, con ritmi lenti, i campanacci mediante un colpo di spalla. Il capo Issohadore impartisce gli ordini ai Mamuthones e dà il ritmo alla danza, mentre gli altri Issohadores, muovendosi più agilmente, lanciano una fune leggera e “catturano” le giovani donne in segno di buon auspicio per una buona salute e fertilità, o gli amici scelti tra il pubblico e in particolare le autorità, per augurare loro un buon lavoro per il bene comune.

I Mamuthones (rigorosamente dodici) sfilano disposti rigorosamente su due file parallele, mentre gli Issohadores (rigorosamente sei), mobilissimi, si sistemano in posizione di avanguardia, retroguardia e sui fianchi esterni delle due file. Il capo Issohadore resta in posizione centrale per consentire ai Mamuthones di vedere bene i suoi movimenti. Il gruppo procede lento e imponente, esercitando sugli spettatori una forte suggestione.

Secondo una delle tante interpretazione (molte delle quali impregnate di misticismo), il rito ricorderebbe la vittoria degli abitanti della Barbagia, rappresentati dagli Issohadores, sugli invasori saraceni (i Mamuthones), portati in corteo prigionieri, legati da pesanti catene.

Per conoscere tutto sul Carnevale di Marmoiada (sotto il video) clicca qui.

Mamoiada a tavola

La cucina tipica di Mamoiada in genere si basa su ingredienti molto semplici, derivati dalla tradizione pastorale e contadina.

Come antipasti sono molto apprezzati (e si producono nel paese in quantità limitata) i prosciutti di maiale e cinghiale, le salsicce accompagnati da olive e funghi ed ortaggi sottolio. Primi piatti tipici sono sos malloreddos (gnocchetti di semola conditi con sugo e salsicce o con carne di cinghiale), speciali quelli fatti a mano detti maharrones de poddihe (che significa pasta fatta con le dita); sos hulurjones (fagottini ripieni di ricotta o formaggio, misto a verdure); maharrones de busa, ossia grossi spaghetti fatti a mano con l’ausilio di ferretti del tipo utilizzati anticamente per fare le calze (il ferretto viene chiamato, appunto, busa).

Un piatto semplice ma molto nutriente è su pane frattau, non è altro che il tipico pane harèsau Pane Frattaucasereccio bagnato con l’acqua calda o brodo e man mano che gli strati del pane si poggiano nel piatto vengono ricoperti di  sugo di pomodoro fresco, con pezzettini di carne e abbondante formaggio pecorino grattugiato e per chi lo desidera anche l’uovo in camicia, alla fine, sopra il pane.

Fra i secondi spiccano gli arrosti di maiale, il porcetto e l’agnello arrosto e in umido con l’aggiunta di aromatiche spezie endemiche; gli arrosti di capra e pecora; la carne bovina al sangue; la pecora bollita con patate e cipolle e le tradizionali fave con lardo o con pezzetti di carne di maiale. Un piatto più complesso e sofisticato è Su Sambeneddu, ovverosia sanguinaccio.

Altro piatto tipico è Sa Horda (la treccia),  interiora dell’agnello o della pecora (cuore, fegato, polmoni, stomaco etc) legati in maniera particolare con l’intestino dello stesso animale. Questo “serpente” di carne viene fatto cuocere allo spiedo o alla brace con la sola aggiunta di sale.
Su tattaliu è un’altra tipicità, una specie di variante della treccia. Sono le interiora dell’animale tagliati a pezzi più grossi senza essere legati con l’intestino.

 

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Bruno Brida

Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

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