La Louche Restaurant (Torino) valorizza i presidi Slow Food

Dopo l’orgia pre-crisi dei sapori esotici, dopo la moda per i prodotti globalizzati (di cui lo shushi è il più recente in ordine di tempo), sta ritornando la voglia di ritornare ad un po’ più d’Italia anche sui nostri piatti.

Una scelta responsabile, come si dice oggi ? Forse, ma più che altro desiderio di riappropriarsi dei sapori della nonna, di mangiare sano, in modo più consono alle nostre abitudini e, perché no, ai nostri gusti.

Tutto ciò vale ovviamente anche al ristorante. Molti gestori sono sempre più attenti alla provenienza dei prodotti utilizzati in cucina : possibilmente a chilometro zero, sicuramente di provenienza italiana, ricorrendo al mercato equosolidate solo per caffé, cacao, spezie.

E’ la politica sposata, ad esempio, da La Louche Restaurant di Torino (Via Lombriasco 4c). « Scegliamo con cura i prodotti che lavoriamo per la preparazione – precisa Noemi Zahm, responsabile di sala e comproprietaria del locale e scartiamo quelli che secondo noi non sono sostenibili. Abbiamo anche la fortuna di poterci avvalere della collaborazione di mio marito in cucina (Frédéric Zahm ndr), uno chef esperto e internazionale, che ci permette di esaltare dei prodotti tradizionali, ma presentandoli in modi nuovi e con nuovi accostamenti. Il nostro ristorante, infatti, è nato non solo per offrire buona cucina ma anche e soprattutto per portare un messaggio sulla realtà odierna, dove anche le piccole scelte cominciano a portare i loro frutti alla collettività costituita nel nostro caso da produttori, trasformatori ed usufruitori finali ».

Un modo di pensare allo Slow Food … «In effetti, la nostra filosofia ed il nostro modo di lavorare hanno trovato terreno fertile proprio perché siamo a Torino, patria storica di Slow Food, e soprattutto nella politica dei suoi presìdi che hanno come obiettivo la difesa e il rilancio di prodotti rari ed eccellenti a rischio di estinzione ».

Inoltre – e non è cosa da poco – La Louche partecipa al progetto dell’Alleanza fra i cuochi e i presidi Slow Food, con i cuochi che s’impegnano a cucinare e valorizzare i prodotti dei vari presìdi. « Facendo parte dell’Alleanza – spiega Noemi – ci sono sempre prodotti dei presìdi nel nostro menu. Nella settimana del Salone del Gusto abbiamo deciso di proporre una formula a menu fisso dove in ogni portata ci siano uno o più presidi ».

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Questo il menu studiato per l’occasione da La Louche Restaurant (in corsivo i prodotti di presìdi) :

Antipasto

La pancetta fresca di maiale piemontese confite,

con piattella Canavesana di Cortereggio e funghi porcini

Piatto

Il coniglio griglio di Carmagnola, con broccoli e il Chinotto di Savona

Formaggi

La tuma di pecora delle Langhe

Dessert

La panna cotta all’acqua di fiori di arancio amaro di Vallebona,

con riduzione di antiche varietà di mele piemontesi.

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