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L’originale storia della tazzina da caffè

Sapete perché la tazzina si chiama … tazzina? Perché è una piccola tazza? Sbagliato! Il suo nome deriva dal cognome dell’ideatore, Luigi Tazzini, pittore di origine lombarda formatosi all’Accademia di Brera di Milano, dal 1896 al 1923 direttore artistico della toscana Società Ceramica Richard-Ginori, che ne orienta la produzione verso il nuovo stile Art Nouveau proveniente dal nord Europa.

Tra le sue creazioni c’è appunto la tazzina, ottenuta aggiungendo alla tradizionale scodella un manico. In realtà, il nostro artista ne disegnò ben cinque versioni cui i popolani milanesi diedero loro nomi ben precisi: el tazzinin per il caffè, el tazzin per il vino, la tazzinetta per il caffelatte, la tazzina per la pasta e fagioli.

Ben presto le cinque creazioni di Luigi Tazzini – come ricorda Roberto Bagnera nel suo agile libretto “Milano a tavola con la storia” – «presero a indicare altrettante misure di capacità e di conseguenza i relativi tenori di vita: la tazzina di busecca, mezzo litro circa di brodaglia, trippa e fagioli, era già una consistente aspirazione», per gli strati più bassi della popolazione meneghina.

Proprio a Milano opera la Tazzinetta Benefica, associazione di volontariato che offre assistenza ad oltre 500 anziani indigenti e famiglie in grave stato di povertà. Venne costituita in modo spontaneo nel 1893 per opera di alcuni commercianti che si ritrovavano periodicamente a giocare a carte e che decisero di deporre in una tazzina le vincite per poi destinare la somma raccolta all’acquisto di cibo per i poveri.

Attualmente la Tazzinetta Benefica assiste 900 tra famiglie indigenti ed anziani che vivono nella povertà e nella solitudine.

Riguardo Bruno Brida

Bruno Brida
Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

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