La leggenda del re e della sua bagna cauda

Molto spesso storia e gastronomia procedono a braccetto, finendo poi per condizionarsi a vicenda. È il caso dell’abbazia di Santa Maria di Vezzolano e della … Ma andiamo con ordine.

Abbazia_VezzolanoDell’abbazia di Santa Maria di Vezzolano, il più famoso monumento romanico astigiano oggi nel comune di Albugnano, si conosce una sola data certa: il 1095, anno cui si riferisce il primo documento ufficiale che menziona la prepositura di Vezzolano.

Le origini della costruzione si perdono fra ipotesi storiografiche e leggende popolari. E’ un’ipotesi accreditata, per esempio, che la chiesa sia nata come cappella privata di un castello poi distrutto; oppure che esistesse già, in forme e dimensioni diverse, nell’VIII secolo. E’ leggenda, ma di quelle suggestive e difficili da eludere, l’attribuzione della sua nascita alla volontà imperiale di Carlo Magno.

Si narra infatti che questi, cacciando nei boschi presso Albugnano e assaporando la recente vittoria sui longobardi Desiderio e Adelchi, nel 774, fu colto da un’orribile quanto importuna visione: la danza macabra di scheletri umani, spaventosa causa dell’imperiale epilessia. Guarito per intercessione della madonna, Carlo Mango avrebbe disposto l’edificazione dell’abbazia.

Altra data certa è il 1159, anno in cui Federico Barbarossa la prese sotto la sua protezione, tanto è vero che, sul finire del secolo, Vezzolano diventò una delle più ricche e celebri prepositure.

Fin qui la storia … e la gastronomia? Per trovarla, bisogna far scorrere il calendario fino al 1495 (o giù di lì) quando Carlo VIII di Francia, ospite dei Solaro di Montecucco, fu ospite a tavola dei canonici dell’abbazia di Santa Maria. In quell’occasione conobbe l’erborista-cerusico dell’abbazia che lo guarì dal male che lo affliggeva, non si sa bene se vaiolo o sifilide.

bagna_caudaCon quali medicamenti? C’è chi azzarda con una taumaturgica bagna caòda (che potremmo tradurre come “salsa calda), salsa bollente da gustare con verdure crude, piatto principale invernale della cucina monferrina. Sta di fatto che proprio a quegli anni risale la presenza, nel trittico sopra l’altare, dello stemma di Albugnano, scudo rosso gigliato oro, accanto alla figura che viene interpretata come quella di Carlo VIII.

Storia? Leggenda? Non si sa, ciò che è certa è la genesi popolare della bagna caòda (o bagna cauda, ottenuta mettendo insieme i gusti propri della mensa contadina (aglio, olio, acciughe) con cui insaporire le superstiti e modeste verdure dell’orto invernale: cardi, finocchi, sedani, barbabietole, …

Per la precisione storica (o della leggenda), nella bagna cauda servita a Carlo VIII il plebeo aglio fu sostituito con il più aristocratico peperoncino piccante per realizzare quella che è nota come “bagna caòda di Albugnano”.

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