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La storia della moka, una storia italiana.

Chi ha detto che osservare la propria moglie svolgere i lavori domestici non sia un esercizio produttivo?
La prossima volta che la vostra o il vostro consorte vi rimprovereranno nel vedervi comodamente seduti sul divano mentre loro si occupano della casa, potrete tirare fuori la seguente storia.

Nel 1933 il piemontese Alfonso Bialetti, proprietario di una fonderia, si trovava a casa ad osservare la moglie che era impegnata nel lavaggio dei panni con la lisciveuse: la antesignana della lavatrice.

Si trattava di una sorta di pentolone dove l’acqua bollendo risaliva un tubo fino a quando ricadeva sugli indumenti e sul detersivo.
Quel movimento in salita dell’acqua in ebollizione, fece scattare qualcosa nella testa di Bialetti che iniziò a lavorare all’invenzione di quella che sarebbe diventata la caffettiera più famosa d’Italia: la moka.

Il caffè da quando regolarmente entrò nelle abitudini degli europei prese sempre più piede, anche se per secoli rimase una bevanda da nobili. Troppo costosi i chicchi e poi troppo macchinosa la produzione di filtraggio e produzione.
Gli artigiani napoletani nell’800 adattarono la caffettiera ideata dal francese Morize permettendo a tutti di godersi all’interno delle proprie case una buona tazza di caffè. La storia della caffettiera napoletana, chiamata Cuccumella ve l’abbiamo raccontata qui.

La moka completò il lavoro di avvicinamento del caffè al popolo iniziato dalla cuccumella grazie alla sua facilità di utilizzo e al suo prezzo modesto. Essendo proprietario di una fonderia a Crusinallo, nell’attuale provincia del Verbano, dove si producevano semilavorati in alluminio, Bialetti non poté che utilizzare questo materiale.

Terminata la guerra, nel 1946 il figlio di Alfonso, Renato Bialetti valorizzò l’invenzione della moka dando il via ad una impressionante strategia di marketing e iniziando una produzione su larga scala che permise allo Stivale, ancora scosso dal conflitto, di poter conoscere la caffettiera.

Il gorgoglio dell’acqua in ebollizione, l’impareggiabile profumo capace di sprigionarsi per tutta la casa, hanno raccontato decenni italiani fatti di risvegli, colazioni e pranzi.

Un successo che varcò i confini nazionali, tanto che la moka, specialmente nei paesi latini viene utilizzata regolarmente.

In Spagna, Brasile e Portogallo è conosciuta principalmente come “La cafetera italiana”, “napolitana”, oppure “cafeteira de rosca”.

Renato Bialetti rese ancora più iconica l’azienda di famiglia, grazie al logo dell’omino con i baffi che altro non era che una sua caricatura disegnata dall’amico e fumettista Paul Campani.
L’omino con i baffi divenne uno dei simboli del Carosello e permise alla Bialetti di entrare con forza nell’immaginario di tutti gli italiani.

Attenzione però: non tutte le caffettiere sono delle moke!

La Moka, che tra l’altro deve il suo nome alla città di Mokha nello Yemen, dove nel “Candido” di Voltaire il protagonista in viaggio verso l’Impero Ottomano venne ricevuto da un ospite che gli offrì una bevanda preparata con caffè di Moca e non mescolato con miscele di scarsa qualità, deve avere forme specifiche.

La vera moka non è mai cilindrica, ma deve essere un ottagono con manico in bachelite.

Al primo utilizzo è consigliabile farla andare a vuoto, senza caffè, facendo bollire l’acqua in modo da igienizzarla ed eliminare residui ed odori metallici, anche se il primo caffè “buono” solitamente arriva dopo 3 o 4 vuoti.

Da evitare poi di lavare la moka con saponi che oltre ad aggredire la superficie in alluminio, andrebbero ad alterare il gusto dei caffè successivi. E’ sufficiente una lavata in acqua fredda, indispensabile al fine di eliminare residui di miscela.

Oggi la moka non solo resta oggetto indispensabile per milioni di italiani, ma è simbolo del design italiano tanto da essere presente al MoMa di New York e alla Triennale di Milano.

 

L’azienda dopo la scomparsa di Renato Bialetti e con l’aumento della concorrenza ha subito diversi riassetti venendo alla fine venduta.

 

Resta però intatta la produzione della caffettiera, come resta intatta la sensazione capace di evocare a ciascuno di noi ricordi personali, nel momento in cui il gorgoglio dell’acqua in ebollizione e la sua fragranza indicano che il caffè ormai è pronto.

Storie italiane, storie di tradizioni familiari, storie di caffè.

 

 

 

Riguardo Luca Brida

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