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Il puré di patate: da Luigi XVI ai giorni nostri

Un contorno straordinario che troppe volte viene bollato come pietanza banale, spenta e triste.
Il puré di patate oltre ad essere molto buono, nasconde una storia, quella della patata, ricca di aneddoti.

Schiacciare una patata e trasformarla in un puré sono buoni tutti, ma cucinare un ricco e gustoso puré, capace anche di mettere in secondo piano la carne prevista come piatto principale è un’arte.

Ma da dove proviene il puré di patate?

Partiamo dal tubero che come noto era sconosciuta in Europa fino alla scoperta del Nuovo Mondo.
Furono gli spagnoli che a metà del cinquecento l’assaggiarono per la prima volta, riconoscendo il sapore  a qualcosa di simile alle castagne.

In Italia la patata arrivò nel sedicesimo secolo grazie ai padri Carmelitani, che insegnarono alla popolazione come coltivarle e raccoglierle.

Scoppio la mania della patata? Assolutamente no!
Da secoli vi era la forte diffidenza nei confronti di tutto ciò che cresceva sottoterra e ad aumentare la brutta reputazione del tubero furono le diverse intossicazioni di persone che consumarono la patata cruda oppure a causa dell’ingestione delle foglie o i frutti ricchi di solanina.

Altre credenze vedevano nel consumo della patata una delle cause della lebbra!
Insomma, il gustoso tubero per un bel periodo non visse momenti felici nonostante l’impegno di molti parroci che si impegnarono a distribuire patate gratuitamente per combattere povertà e carestie.

Fu la resistenza alle intemperie e la facilità di coltivazione a permettere alla patata di sconfiggere le titubanze delle popolazioni europee che iniziarono ad introdurla nelle proprie case, aiutando soprattutto contadini e fasce più povere a vincere la fame.

Antoine ParmentierIn Francia fu l’agronomo farmacista francese Antoine Augustin Parmentier a fare la differenza nel processo di diffusione di questo tubero.
Dopo un periodo di prigionia in Germania dove poté gustare frequentemente le patate, tornò in patria nel 1771 e prese parte ad un concorso sulla ricerca dei possibili sostituti del pane presentando, per l’appunto, la patata. Ne apprezzava il sapore, la facilità di coltivazione in terreni poveri e le proprietà nutrizionali e ne redasse un articolo.

L’alimento suscitò grande interesse alle orecchie del Re Luigi XVI, soprattutto a seguito della carestia del 1785, quando ai contadini venne ordinato di coltivare la patata non solamente come cibo per il bestiame ma anche per il consumo umano.

La tradizione narra che Parmentier, al fine di convincere Luigi XVI, organizzò un pranzo con solo piatti a base di patate, tra cui quello che divenne il famoso “Hachis Parmentier”, un piatto economico a base di purè di patate e carne macinata.

Dalla nobilissima tavola di Luigi XVI alle nostre cucine, il puré di patate si è guadagnato rispetto e molte ricette.

Da considerare che non tutte le patate sono adatte alla sua preparazione. Da preferire quelle asciutte e farinose ricche di amido e poca acqua.
Più sono farinose e più sono adatte al puré, al contrario invece le novelle ricche di acqua e povere di amido sono da evitare.

Un contorno ricco che negli anni è stato spesso accostato a una cucina poco fantasiosa, alle mense da ospedale, ma che in realtà ha in sé un sapore molto ricco.

Una buona patata “vecchia”, latte, burro, noce moscata e tanta passione.

Ecco come si prepara!

 

 

Altro che piatto povero e banale!

Riscoprite il puré di patate come fece Luigi XVI e buon appetito!

Riguardo Luca Brida

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