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Il “mistero” della sedia rossa viaggiante di Mezzano

Uno scorcio di Mezzano (foto Cavagna)

Mezzano è un piccolo borgo montano di circa duemila abitanti della provincia di Trento. Posto ai piedi delle Pale di San Martino, a pochi chilometri dal paese di San Martino di Castrozza, Mezzano è stato inserito nella lista dei Borghi più belli d’Italia.

La sua bellezza non è, però, legata a sontuosi monumenti o antichi palazzi, piuttosto alle piccole strade ciottolate, alle fontane, alle tradizionali case in legno e pietra e all’incomparabile panorama sulle Dolomiti che fanno di questo paesino la destinazione ideale per una rilassante fuga dalla città.

Oltre che per la bellezza del borgo, Mezzano è una meta ideale anche per chi ama lo sport. In estate è punto di partenza per percorsi di trekking sulle meravigliose Pale di San Martino, mentre in inverno si può approfittare dell’offerta sciistica del Primiero e di San Martino di Castrozza-Passo Rolle, con oltre 60 chilometri di piste per lo sci alpino, centri per lo sci di fondo, percorsi di sci-alpinismo ed escursionismo con le “graspe”, il nome che da quelle parti danno alle racchette da neve.

La “misteriosa” sedia rossa (foto Ruggero Alberti)

Da fine giugno a Mezzano c’è il “mistero” di una sedia rossa che compare e scompare, che vaga per le stradine del paese per poi posizionarsi nei suoi angoli più suggestivi.

Se riesce a trovarla, il visitatore può suonare la campanella appoggiata al suo sedile e una persona del paese arriva e si mette a sua disposizione per rispondere alle domande, dare informazioni, raccontare la storia del borgo, svelare curiosità e aneddoti, indicare dove poter trovare prodotti tipici e lavorazioni artigianali, dove poter dormire e mangiare, quali sentieri da percorrere per salire a malghe e rifugi, quali le attività sportive e l’animazione per i bambini.

I protagonisti sono anziani, ragazzi, donne, artigiani che, con l’autenticità e l’immediatezza che solo il racconto diretto sa dare, condividono con l’ospite la propria vita e le proprie conoscenze, lo consiglia di come possa godersi al meglio la sua permanenza a Mezzano.

Realizzata a mano, con il sedile impagliato, la sedia è stata dipinta di rosso, il colore simbolo dell’amore, non solo per riprendere la tinta del logo dei Borghi Belli d’Italia, ma anche e soprattutto per ricordare che a Mezzano tutto si fa con il cuore e che il romanticismo è nella sua natura.

La Sedia Rossa ed alcuni dei suoi protagonisti (foto Ruggero Alberti)

Rimasto tenacemente aggrappato alle sue radici, alle sue architetture, alle tradizioni di un popolo fiero, fortificato dalla vita dura di montagna, ha infatti trasformato in arte le tradizioni e in storie da raccontare i ricordi delle vite contadine di pochi decenni fa, all’apparenza così lontane, che eppure fanno parte della sua realtà odierna. Oggi Mezzano è l’angolo romantico e suggestivo del Primiero, un borgo in cui l’amore per le persone e per la propria terra ha saputo resistere alla follia della corsa in cui è coinvolto il mondo contemporaneo.

La sedia rossa, anzi due sedie rosse, compariranno a sorpresa durante i fine settimana, a partire dal 29 giugno. Può darsi però che le si possa trovare anche negli altri giorni, ad indicare che qualche abitante di Mezzano è a disposizione dei turisti per dare informazioni e condividere racconti. Così, semplicemente, come si fa quando si passa a casa di un amico senza preannunciarsi.

Particolarmente coinvolgenti sono i racconti degli anziani, testimoni unici dei tempi passati e depositari di storie che la loro narrazione contribuisce a salvare dall’oblio.

Cataste di legna a Mezzano

Coordinati dal Comune, i volontari raccontano ai turisti di come Mezzano abbia fatto della riscoperta e valorizzazione delle sue radici contadine il proprio portabandiera e li invitano alla visita di Cataste&Canzèi, museo en plein air unico nel suo genere.

I canzèi sono le cataste di legna che da sempre, nei paesi d’alta quota, vengono innalzate accuratamente accanto alle abitazioni in attesa di alimentare il fuoco durante le rigide giornate d’inverno.

Cataste&Canzèi è un inconsueto percorso una trentina di cataste artistiche di legna, nate dalla tradizione della gente di montagna di accatastare in bell’ordine la scorta di legna:  la fisarmonica in tensione che pare una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare il trascorrere del tempo, la grande parete che ricorda l’alluvione che colpì il paese nel 1966, gli uomini intenti a tagliare l’albero, la catasta instabile che cede a un coreografico crollo…

L’itinerario artistico – che si snoda tra installazioni spettacolari, divertenti, evocative – tocca i punti più caratteristici del paese e le opere sono inserite tra i segni sparsi della vita rurale (percorsi d’acqua e fontane, orti, architetture, dipinti murali e  antiche iscrizioni), ancora oggi orgogliosamente mostrati ai visitatori: lungo il percorso si scorgono anche le cataste che le famiglie preparano per l’inverno.

Ogni canzèl è un piccolo capolavoro di perizia e attenzione, nello spirito parsimonioso di chi abita i paesi di montagna, ma anche una vivida e cangiante tavolozza nelle calde tinte del legno che colorano le vie di Mezzano.

Il passato altrove dimenticato, a Mezzano non si limita a sopravvivere, ma è vivo, si fa presente. Un bell’esempio di come si riescono a valorizzare  anche le cose  più semplici. E a condividerle con i turisti, sempre più alla ricerca di esperienze, emozioni, autenticità.

Canederli, spaetzli, gnocchi

La ricca produzione casearia di Mezzano e dintorni non fa mai mancare il formaggio nei piatti. Il più tipico è la Tosèla di Primiero che insieme a luganega e polenta forma il più tradizionale piatto, il primierotto.

Da provare anche la salsiccia a pezzetti in sugo di farina di frumento con fagiolini stufati alla ricotta affumicata: questa prelibatezza si chiama “el tonco con polenta e teghe a la poìna”. Assieme ai secondi ci stanno sempre bene le verdure, magari provenienti dall’orto di famiglia.

Smorum, casada, torta alla ricotta e pani dolci sono invece il dulcis in fundo nel menù.

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