Commissario Montalbano

Sui luoghi veri del Commissario Montalbano televisivo

Sulle tracce del Commissario Montalbano per scoprire una Sicilia segreta, anche da … mangiare!

Non vi siete persi un appuntamento in tivù con il Commissario Salvo Montalbano – Luca Zingaretti e siete così affascinati dai luoghi in cui si svolgono le sue inchieste (Vigata, Marinella, Montelusa, la Mannara) che state facendo un pensierino per andarli a visitare, magari usando come guida uno dei libri di Andrea Camilleri?

Magnifico progetto … a parte che non insistiate a cercare sulla carta Vigata, Marinella, Montelusa, la Mannara, perché Andrea Camilleri ha inscenato i suoi racconti in un mondo immaginario, frutto dell’unione di più paesi siciliani.

La gran parte dei luoghi che fanno da sfondo alla fiction legata al Commissario Montalbano si trova nella provincia di Ragusa, sebbene i luoghi della finzione letteraria ideata da Andrea Camilleri siano quelli della sua infanzia, nella provincia di Agrigento: ad esempio, la Fiacca è Sciacca, Fela è Gela, Vigàta in realtà è Porto Empedocle e richiama nel suono Licata, e così via. Luoghi oggi troppo diversi da come vengono illustrati nei libri, e quindi si è preferito ambientare gli episodi altrove.

Per chi vuole però assaporare i luoghi del Montalbano televisivo ecco un interessante itinerario in provincia di Ragusa.

Una vista di Santa Croce Camerina

Una vista di Santa Croce Camerina

Santa Croce di Camerina – È il punto di partenza per chi vuole esplorare e vivere le atmosfere della serie legata al Commissario Montalbano, basata sui racconti di Camilleri. Si trova a sud ovest di Ragusa, da cui dista 26 chilometri. Il paese fu in origine colonia siracusana di Kamarina, fondata nel 589 a.C. e costruita sui colli antistanti il porto foce dell’Ippari.

La Chiesa Madre, risalente al XIII secolo, è il monumento più importante di Santa Croce Camerina: in stile barocco come gran parte degli edifici storici della cittadina, è realizzata in pietra arenaria.

Ristrutturata nel ‘700, ha all’interno tre navate e conserva una copia della Madonna di Loreto del Caravaggio e una statua di san Giuseppe, patrono della città. La festa del patrono si celebra il 19 marzo, mentre la patrona Santa Rosalia è festeggiata a metà settembre: tradizione vuole che le famiglie devote al santo patrono preparino le Cene di San Giuseppe, banchetti stracolmi di primizie, dolci, piatti tipici, pane lavorato con maestria in forme diverse (cucciddati, speri, vastana, rusiddi), come voto di fede.

I resti di Kamarina hanno grande interesse archeologico: rimangono tombe arcaiche e ruderi di un tempio dedicato ad Atena. All’interno dell’area archeologica spiccano per interesse i resti di alcune abitazioni greche, di cui tre meritano di essere citate: la “casa dell’Altare”, così chiamata per via dell’altare ritrovato al centro del cortile, la “casa dell’Iscrizione” e la “casa del Mercante”, in cui sono stati ritrovato pesi e misure per il commercio. Nell’area archeologica dell’antica città “classica” di Camerina, si trova il Museo Archeologico Regionale di Camerina, con molti reperti eccezionali anche di archeologia marina.

La casa di Montalbano

Punta Secca – Meta imperdibile per gli appassionati della serie è il borgo marinaro di origine araba Punta Secca (“Ain Keseb” è l’antico nome arabo di Punta Secca), dove si trova la casa del Commissario di Marinella, in una villetta nella piazzetta adiacente l’ormai celebre spiaggia.

Il borgo si caratterizza per la presenza del faro costruito nel 1853 dalla Marina, alto 34 metri, gli antichi locali per la stagione di pesca, i magazzini, la chiesetta e la torre di Scalambri del 16° secolo. Alla Madonna di Portosalvo sono dedicati il porticciolo e la graziosa chiesetta.

Sampieri – Percorrendo la panoramica strada costiera in direzione di Donnalucata si giunge nei pressi di Sampieri: sulla scogliera del Pisciotto, poco a est di Sampieri, sorge la fornace Penna,vale a dire la Mannara, in un luogo isolato e affatto malfrequentato, come invece narra Montalbano. Nella fiction è indicata come tonnara, in realtà era una fornace che produceva tegole e laterizi.

Donnalucata – Proseguendo nella frazione balneare di Donnalucata si può passeggiare sullo splendido lungomare, scenografia del lungomare di Vigata nell’episodio  Le forme dell’acqua.

Castello di Donna Fugata – Nell’entroterra a nord del territorio di Santa croce Camerina, in posizione dominante, tra bruni carrubi si leva il neogotico castello di Donnafugata, antica rocca ricostruita e abbellita nel 19° secolo dal barone Corrado Arezzo de Spuches. Il palazzo, già set cinematografico de Il gattopardo di Visconti, è stato set di Montalbano, come abitazione del boss mafioso Balduccio Sinagra.

Il nome Donnafugata deriva dall’arabo “Ain-jafat” che significa “Fonte di salute”. Una leggenda narra comunque di una donna che, prigioniera del Castello, riuscì a scappare. Si tratterebbe della regina Bianca di Navarra che venne rinchiusa dal perfido Conte Bernardo Cabrera, signore della Contea di Modica, in una stanza dalla quale riuscì a fuggire attraverso le gallerie che conducevano nella campagna che circondava il palazzo. Da qui il nome dialettale “Ronnafugata”, cioè “donna fugata”. Abile stratega, scaltro, crudele, potente come nessun’altro sull’isola, il Conte Bernardo Cabrera era temuto persino dai sovrani di Palermo che non fecero nulla per ridimensionare il suo potere.

La sontuosa dimora nobiliare merita senz’altro una visita: è possibile vedere sia le 122 meravigliose stanze interne disposte su tre piani ( di notevole pregio la stanza della musica con bei dipinti a trompe-l’oeil e la grande sala degli stemmi con i blasoni di tutte le famiglie nobili siciliane), sia gli splendidi otto ettari di giardini circostanti con tempietti e labirinti tra ficus e piante esotiche. La visita guidata, a pagamento, comprende il piano nobile, il parco, o tutto il complesso.

Grotta delle Trabacche – Non molto lontano, in Contrada Buttino a circa 5 chilometri da Ragusa, si può visitare la suggestiva Grotta delle Trabacche, catacomba recentemente resa fruibile, dove Montalbano ritrova i corpi dei due innamorati nell’episodio Il cane di terracotta. Per raggiungerla, al km 3,2 della SP 13 girate a sinistra su una stradina in leggera discesa, che dopo circa 100 metri diviene stretta; proseguendo qualche centinaio di metri, osservando il costone sulla destra, si intravedono due grotte: la seconda, più grande, è la Grotta di Trabacche.

Probabilmente di epoca romana o tardo romana, fu utilizzata come luogo di sepoltura in epoca bizantina. Il nome della grotta deriva forse dalla somiglianza che i due sarcofagi al centro hanno con i letti antichi ornati da cortine (a forma di baldacchino), trabacche appunto. Leggenda popolare vuole invece che il nome derivi dal fatto che tre vacche entrate nella grotta, non riuscirono più ad uscire.

Ragusa Ibla, la Vigata di Montalbano (foto di Wolfgang Thielke)

Ragusa Ibla – È la Vigata televisiva ed è un gioiello inserito nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. Nella piazza principale sono state girate numerose scene. Come fan di Montalbano, dovete fare una puntatina per il pranzo alla “Trattoria da Calogero”, cioè la Rusticana, dove Salvo e Mimi’ Augello consumano abitualmente i loro pasti preferiti.

Due le scalinate da non perdere: quella monumentale che porta alla Cattedrale di San Giorgio e quella lunghissima di Santa Maria delle Scale, con vista finale sul panorama magnifico del quartiere medioevale di Ibla, da cui potrete ammirare ad esempio il ponte dei cappuccini, ripreso ne Il ladro di merendine, piazza del Popolo e piazza Poste, riprese ne La voce del violino.

Scicli – Anche questa bella e antichissima cittadina barocca di Scicli è patrimonio dell’Unesco: si sono succeduti Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Saraceni, Normanni, Svevi, Aragonesi. Tra i numerosi edifici riconoscerete gli esterni del commissariato di Vigata, vale a dire il Palazzo Comunale, e la questura di Montelusa, Palazzo Iacono.

Modica – Molte delle scene che rappresentano Vigata si svolgono anche a Modica: ad esempio la scalinata che conduce alla casa del medico Legale, la Casa del giornalista, Palazzo Polara che è scenografia di Il cane di terracotta, l’inseguimento davanti al Duomo di San Giorgio nella puntata  Gita a Tindari e poi ancora la società di mutuo soccorso, la chiesa di San Pietro, il palazzo degli studi dove sono immaginati i locali della procura e la stanza del procuratore.

Da non perdere l’interno del Duomo di San Giorgio, inserito nei beni dell’Unesco, che oltre alla magnifica arte, riserva curiosità. Sul pavimento antistante l’altare maggiore, nel 1895 il matematico Armando Perini disegnò una meridiana solare ellittica, con i mesi dell’anno e le ore; il raggio di sole, che entra dal foro posto in alto sulla destra, a mezzogiorno, segna sulla meridiana il mezzogiorno locale. Sacro e profano si mescolano così con le figurazioni dei segni zodiacali e un curioso dado in pietra. All’estremo sinistro della meridiana, una lapide del pavimento contiene l’indicazione delle coordinate geografiche della chiesa, cioè della stessa città di Modica.

Ma Modica è sinonimo di cioccolato, lavorato a freddo con la “pasta amara” tramandato di generazione in generazione: non esiste altro luogo al mondo dove venga prodotto questo speciale tipo di cioccolato. Tra tante possibilità per la sua degustazione, merita una puntatina la più antica cioccolatteria del posto, la Bonajuto.

Ecco due titoli di libri utili per “gustare” meglio il viaggio alla ricerca dei luoghi del Commissario Montalbano:

I segreti della tavola di Montalbano, le ricette di Andrea Camilleri di Stefania Campo (Il Leone Verde Edizioni) – È una panoramica sull’universo gastronomico di Andrea Camilleri, espresso attraverso il suo illustre personaggio, il commissario Montalbano, goloso e continuamente affetto da un “pititto” smisurato. Ne viene fuori un’antologia gustosa come una tavolata ben imbandita, con rievocazioni di alimenti e pietanze tratte dai suoi ricordi dell’infanzia in Sicilia. Il cibo diventa protagonista trasversale di tutte le storie, e acquista una valenza affettiva molto forte, sinonimo di materializzazione dell’amore materno.

I luoghi di Montalbano di Maurizio Clausi (Sellerio Editore) – Un atlante dell’universo geografico del commissario Montalbano: i tragitti, i percorsi delle spedizioni, le borgate e le contrade visitate, le case dei delitti e i locali frequentati da lui e dagli altri personaggi, le spiagge delle nuotate, i panorami che cadono sotto i suoi occhi, il vecchio masso piatto e l’ulivo saraceno. Ne risultano dodici itinerari, arricchiti dalle schede dei luoghi vissuti dai personaggi (e di quelli delle trasposizioni televisive), con le cartine e le mappe: e non sono itinerari puramente letterari.

Come chiudere un articolo su Montalbano senza citare gli arancini di Adelina, domestica ad ore e, soprattutto, cuoca eccezionale, che lascia spesso qualche piatto siciliano nel frigorifero o nel forno per la cena del commissario?

Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta.

E qual è la famosa ricetta? Lo svela lo stesso Andrea Camilleri in Gli arancini di Montalbano: «Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre.

Un piatto di arancini

Un piatto di arancini

Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne sgrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringrazziannu u Signiruzzu, si mangiano!».

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