Halloween? Una tradizione tutta italiana

black-2909_1280A fine ottobre i giovani si immergeranno nelle caotiche e rumorose feste organizzate nei locali di un po’ tutt’Italia per la notte di Halloween – che ha nella zucca intagliata a forma di teschio il simbolo più noto – convinti di partecipare ad un rito “made in Usa”.

Ed inevitabilmente resusciteranno le polemiche per la perdita dei valori della tradizione italiana – che vuole la notte del 31 ottobre dedicata al raccoglimento e alla preghiera in vista delle ricorrenze di Ognissanti e dei Defunti – a favore di un “baccanale pagano”.

In realtà, l’uso della zucca, che sembra prerogativa dell’americana Halloween, ha solide tradizioni in diverse parti del nostro Paese, dove viene intagliata a forma di volto più o meno terrificante, al suo interno si inserisce una candela, la si pone poi all’esterno come segno di protezione. Tra l’altro, la zucca, simbolo di fertilità, era già utilizzata dai Greci e dai Latini, ma anche i Celti adoperavano lanterne ricavate dalle rape per tenere lontani gli spiriti.

L’usanza, poi, di bussare alle porte delle case e chiedere “dolcetto o scherzetto” non è propria di Halloween ma risalirebbe alla pratica dei cristiani di andare in giro per i villaggi il 2 novembre ad offrire preghiere per i defunti in cambio di un dolce di uva passa.

La curiosità – Il Friuli, data la sua forte ascendenza celtica, è una delle poche regioni italiane in cui la Festa dei Santi (1° novembre) e il Giorno dei Morti (2 novembre) hanno da sempre fatto rivivere anche le antichissime tradizioni pagane (Samhain o Capodanno celtico) della simbolica riaccensione delle luci e delle rievocazioni dei defunti e degli invisibili abitanti della natura: streghe (‘striis’), fate (‘aganis’) ed elfi (‘sbilfs’).

La tradizione della illuminazione delle zucche, poi, era presente in Friuli ben prima del 1837 quando negli Stati Uniti iniziò l’abitudine di festeggiare Halloween (contrazione di All Hallows Eve, in italiano vigilia di tutti i Santi) come la conosciamo oggi.

La “terrificante” zucca

 Ma perché questa popolarità della zucca in questo periodo dell’anno? Probabilmente perché, piantata a marzo negli spazi più marginali dei campi lasciati liberi da altre colture, si raccoglieva prima della Ricorrenza dei Morti (2 novembre). Non aveva e non ha bisogno di particolari cure; giunge, infatti, a maturazione da sola proteggendosi dagli attacchi degli agenti esterni con la sua scorza dura.

Questa sua particolare condizione la rendeva agli occhi stessi del contadino un “parente povero” di altri tipi di frutta e verdura. Il fatto di non avere costi, di non aver bisogno di cure e attenzioni particolari del contadino, e il suo sapore dolce sono stati elementi fondamentali per far entrare la zucca tra i prodotti tipici della cultura contadina.

Un’altra grande qualità della zucca consiste nel potersi conservare in luoghi asciutti per lunghi periodi senza operazioni di mantenimento.

Quindi, le zucche sono una componente essenziale della cucina contadina, specie di quella veneta in questo particolare periodo dell’anno. Famoso è il risotto di zucca realizzato con la “polpa” mentre l’involucro esterno veniva dipinto e trasformato in lanterna. La candela posta all’interno rappresentava la resurrezione.

 

Risotto di zucca: dai campi ai piatti

risotto-zucca-4J86E già che ci siamo, ecco la ricetta del citato Risotto alla zucca, magari da preparare proprio per le ricorrenze d’inizio novembre.

Ingredienti – Zucca, riso per risotti, brodo vegetale (se non avete tempo, va bene anche quello di dado vegetale), burro e/o olio; cipolla; sale e vino bianco q.b.

Preparazione – Preparate il brodo, nel frattempo tritate la cipolla, rosolatela a fuoco basso col burro per un paio di minuti, poi aggiungete il riso e fatelo tostare.

Sfumate con vino bianco e fatelo evaporare a fuoco vivace, poi unite la zucca tagliata a dadini (una parte potete passarla al setaccio o schiacciala con una forchetta) e un mestolino di brodo; cuocete per qualche minuto.

Portate a termine la cottura aggiungendo il brodo vegetale, caldo, un poco alla volta. A fuoco spento aggiungete, una noce di burro, parmigiano grattugiato e mescolate bene.

Buon appetito!

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