Trincea austriaca sul Monte San Michele dopo la Sesta Battaglia dell'Isonzo

Grande Guerra: il Carso isontino e l’attacco coi gas

La Storia vista sul campo assume altri connotati rispetto a quella letta sui libri scolastici.

Gorizia ed il suo CastelloA cent’anni dalla Grande Guerra il paesaggio dell’Italia Nord orientale ne conserva ancora ben visibili le tracce.

Tracce che una regione sensibile ed orgogliosa come il Friuli Venezia Giulia sta portando all’attenzione di un turismo che non sia solo vacanziero, affinché non si dimentichi quell’immenso mattatoio che fu la Prima Guerra Mondiale.

Con l’ausilio del materiale reso disponibile dall’Azienda Turismo FVG (info@turismo.fvg.it) e dall’omologa struttura della Regione Veneto proporremo, nel corso di questo centenario, suggerimenti di itinerari che coniughino paesaggio, personaggi, storia e – perché no – gastronomia.

Gorizia, così bella, così tragica

Iniziamo questa passeggiata nella Storia che ha avuto per protagonisti i nostri nonni e, per più giovani, i bisnonni, da una delle parti più belle del Friuli: Gorizia ed il suo Collio, con inevitabile richiamo al Carso isontino.

Circondata dai dolci pendii dei colli, attraversata dal fiume Isonzo e centro principale dell’omonima Contea all’interno dell’Impero asburgico, Gorizia fu un luogo molto amato dalla borghesia viennese per il suo clima mite, tanto da essere definita, in piena Belle Époque, la Nizza dell’Adriatico.

Gorizia è circondata da belle colline coltivate a vigneto che producono alcuni dei migliori vini friulani, mentre più a sud il paesaggio si divide fra la verde pianura friulana che degrada verso il mare ed il terreno roccioso del Carso, dove sono ben visibili innumerevoli tracce della Grande Guerra.

Il Carso isontino, morfologicamente più agevole delle montagne, divenne il fronte principale nella guerra tra italiani ed austro-ungarici. Qui furono combattute ben undici battaglie prima della decisiva Dodicesima Battaglia che porterà alla ritirata di Caporetto.

I monti Sei Busi, Brestovec, Calvario, Sabotino e San Michele furono teatro di feroci combattimenti, presenti anche nelle poesi qui scritte da Giuseppe Ungaretti, e di efferati episodi come quello accaduto sul San Michele il mattino del 29 giugno 1916.

Museo della Grande Guerra sul Monte San MicheleQuesta la cronaca nella ricostruzione dell’Associazione Nazionale del Fante. «Ore 05,30: preceduto da una lunga emissione di gas asfissianti, il nemico sferrava un attacco nella zona del San Michele, tendente a scacciare i fanti dell’ XI Corpo d’Armata oltre l’Isonzo. L’impianto per i gas asfissianti era stato realizzato dal Battaglione Specialisti della Scuola di Krems lungo l’intera prima linea della 20^ e 17^ Divisione austro-ungarica. All’alba, la nube giallo-verdastra di gas cloro e fosgene, sprigionata da 3000 bombole disposte lungo una dozzina di chilometri, spinta da un leggero vento favorevole, investì la prima e seconda linea italiana lungo le falde del Monte San Michele tenuta dalla 21^ e 22^ Divisione di Fanteria (XI Corpo d’Armata). L’effetto del gas fu particolarmente nocivo nel settore più a sud, difeso dalle Brigate “Regina “e “Pisa”. La fanteria nemica potè così penetrare facilmente nelle trincee di prima e seconda linea e massacrare barbaramente con mazze ferrate i fanti morenti per l’effetto dei gas, in particolare il fosgene, contro il quale le rudimentali maschere antigas in dotazione all’esercito italiano erano inefficaci. Subito però i superstiti di quelle stesse Brigate, con in testa i generali Sailer (Comandante la Brigata “Regina”), e Briganti (della Brigata “Pisa”) ed i colonnelli Gandolfo (Comandante del 10° fanteria), Faccini (del 29° ) e Ronchi (del 30° ) con un furioso contrattacco appoggiato dal fuoco di sbarramento dell’artiglieria italiana, ripreso le posizioni raggiunte dagli austriaci e catturarono 380 prigionieri avevano al polso ancora la mazza ferrata . L’immediatezza della La Brigata Regina sterminata dai gas asfissiantiriconquista consentì ai Grigio-verdi di constatare senza indugio gli orrori della tragica giornata. Si videro ufficiali e soldati nemici sghignazzare frammezzo ai cadaveri degli asfissiati. Altri, legati i fanti morenti col filo telefonico, li trascinavano sulla roccia. Dovunque, poi, si scorgevano le mazze ferrate gettate dai fuggiaschi o dai prigionieri. Sia ricordato ad onore dell’Esercito – scrisse il colonnello medico Alessandro Lustig nella sua relazione sull’impiego dei gas asfissianti da parte del nemico che i nostri – non uccisero alcuno dei prigionieri catturati, nemmeno quelli che si trovarono armati della mazza ferrata. Al contrattacco parteciparono anche le rigate “Brescia” e “Ferrara”. Le perdite italiane ammontarono a circa 200 ufficiali e 6.500 uomini di truppa, di cui la metà uccisi dai gas. Questi furono sepolti nel “Cimitero degli Asfissiati”, nei pressi del paese di Sdraussina (attuale Poggio Terza Armata), vicino all’Isonzo. Degli altri 4.000 fanti rimasti gassati, molti morirono dopo lunghi e dolorosi ricoveri in ospedale».

 

Oggi il Monte San Michele e la vicina San Martino del Carso sono un museo all’aperto, ricco di cippi commemorativi e dei resti di numerose postazioni militari austro-ungariche ed italiane, come la Galleria cannoniera della Terza Armata, restaurata nel novembre 2014.

San Martino del Carso

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato

(Giuseppe Ungaretti)

La Galleria cannoniera della Terza Armata è un complesso sotterraneo formato da più tunnel scavato dalla 20^ Compagnia del Genio minatori tra il settembre del 1916 ed il giugno dell’anno successivo all’interno della Cima 3.

La galleria è articolata su due rami principali e fu inizialmente voluta per ospitare otto cannoni di medio calibro (da Galleria Cannoniera della Terza Armata149 mm). I tunnel permisero il piazzamento di sei bocche di fuoco orientate verso nord, su Gorizia e la Valle di Vipacco, e due verso sud-est, sul Carso di Comeno ed il Monte Ermada. Da questa posizione riuscivano a colpire sia le prime linee difensive austro-ungariche sia le retrovie, dove si trovavano i centri di riposo e rifornimento.

Al suo interno sono ancora visibili i basamenti in cemento su cui erano appoggiate le armi, i corridoi e le sale utilizzate dalle truppe come deposito per i materiali, infermerie e dormitori. Dal 1917 i suoi spazi nel cuore della Cima 3 furono utilizzati anche come sede del Comando Tattico della Terza Armata.

Gorizia e la sua cucina

Oggi Gorizia è nota per la sua bellezza, la sua tranquillità e per la sua cucina, un originalissimo mix di tradizioni austriache, friulane, slovene. Ricette tramandate da generazione in generazione rendono la gastronomia della zona un unicum, nobilitato da vini che sono da tempo considerati tra i migliori del mondo.

Tipico piatto goriziano è il prosciutto cotto nel pane che spolverato di cren grattugiato può fungere anche da piatto unico per il pranzo di mezzogiorno.

Fra i primi, minestre da gustare sono la jota  e la friulana minestra di orzo e fagioli. Direttamente dalla mitteleuropa, anche si impreziositi di sapori mediterranei sono gli squisiti gnocchi di pane.

Il Kaiserfleisch gorizianoIn primavera nelle trattorie goriziane si trovano squisite frittate con le erbe, mentre più autunnali sono muset e brovade (cotechino con rape bianche grattuggiate e fermentate nella vinaccia), il gulasch (piccante in infinite variazioni ), il kaiserfleisch (carne di maiale affumicato, cosparso di cren fresco e accompagnato con crauti o gnocchi di pane), la selvaggina con polenta, lo stinco di maiale o vitello al forno. Per contorno, patate in tecia e kipfel (piccole mezzelune fritte fatte con un impasto simile a quello dei gnocchi).

Fra i dolci impera la Gubana, un po’ il simbolo gastronomico di Gorizia, che è un rotolo di pasta sfoglia ripieno di frutta secca, uva passa, cedro candito, pinoli e noci. Altri dolci tipici sono la putizza, la pinza, lo strudel (con mele, susine o ciliege), i krapfen, la torta Dobosch (ungherese), le palacinke (sorta di omelette con ripieno di marmellata o di cioccolato), il kugelkupf.

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