Il gianduiotto, cioccolatino "inventatot" da Pier Paul Caffarel

Gianduiotto, nato nel Carnevale di 151 anni fa

Il gianduiotto, il delizioso cioccolatino a forma di barca rovesciata, nacque ufficialmente a Torino nel corso del Carnevale del 1865.

Il gianduiotto, cioccolatino "inventato" da Pier Paul CaffarelIl padre del gianduiotto fu il ricco valdese Pier Paul Caffarel, il cui nome è legato ad un famoso marchio dolciario tuttora in attività.

Pier Paul Caffarel nacque nel 1783 nelle Valli Occitane Valdesi, a Luserna San Giovanni, in provincia di Torino. Nel 1826 rilevò una piccola conceria a Torino che trasformò in fabbrica di cioccolato.

Caffarel comperò un macchinario innovativo che riusciva a produrre ben 320 chili d’impasto al giorno e, soprattutto, una macchina idraulica che serviva a raffinare il cacao e a miscelarlo con lo zucchero e la vaniglia. L’energia elettrica per far funzionare i due macchinari e la macina per il cacao, era fornita dalla ruota idraulica della vecchia conceria alimentata dalle acque del canale Pellerina.

Le sue attrezzature e il loro sistema di alimentazione resero rivoluzionaria la piccola fabbrica tanto che la fama superò le Alpi. François-Louis Cailler, il primo a produrre cioccolato in Svizzera, si trasferì proprio a Torino per carpirne i segreti.  Dopo quattro anni tornò in patria e nel 1825 aprì a Broc la Maison Cailler (dal 1929 di proprietà della Nestlè), capostipite della tradizione cioccolataia svizzera.

Nel 1845 la gestione della Caffarel era nelle mani del giovane Ernesto Alberto Caffarel, nipote del fondatore, che aveva fatto entrare in società un bravissimo artigiano: Michele Prochet. Proprio a quest’ultimo si deve l’idea dei gianduiotti.  L’alto costo del cacao, dei trasporti e dei noli navali, lo indussero ad aggiungere, alla miscela del cioccolato, una buona quantità di polvere di nocciole, prodotto piemontese di alta qualità, di basso costo e di facile reperibilità. Fu una trovata geniale: l’impasto ottenuto era delizioso!

L’elevata quantità di polvere di nocciole contenuta nell’impasto non permetteva però la produzione del gianduiotto in stampi che quindi per lungo tempo fu tagliato a mano. Successivamente venne prodotto con il metodo dell’estrusione: la crema di cacao e nocciole veniva versata in vasche che avevano sul fondo buchi della lunghezza del cioccolatino. Un movimento ritmico faceva colare la crema su una lastra metallica e veniva interrotto quando la “piramide” era completa: il segreto del gianduiotto era in quel movimento e nel giusto tempo di colatura.

Al nuovo cioccolatino venne imposto, in un primo tempo, il nome givu, che nel dialetto piemontese indica il mozzicone di sigaro, un richiamo alla sua forma tozza e troncata. Ma il givu aveva un’altra importante caratteristica che lo rendeva unico ed eccezionale:  era il primo cioccolatino incartato al mondo, con la sua stagnola  dorata o argentata.

Fu presentato al pubblico durante il Carnevale del 1865, Gianduja (maschera caratteristica di Torino)  fu incaricato di distribuire grandiGianduja, la maschera tipica di Torino quantità di cioccolatini al pubblico presente durante alle sfilate: da allora in poi il givu fu gianguja, italianizzato in gianduia.

Caffarel depositò immediatamente il marchio Gianduja e tutt’ora è l’unica azienda che può stampare l’effige della maschera torinese sui suoi gianduiotti.

Oggi il gianduiotto è prodotto da diverse aziende che lo distribuiscono in tutta Italia e nel mondo, alcune lo realizzano in stampi con macchine progettate e costruite appositamente ma, perché il cioccolatino si stacchi facilmente dal contenitore, deve essere più duro e contenere quindi una percentuale minore di cioccolato.

I veri intenditori continuano perciò ad apprezzare e acquistare il gianduiotto prodotto per estrusione, con l’impasto inventato e tuttora prodotto dai migliori cioccolatai piemontesi.

 

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