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Alla Fiera del Rapulé il fascino degli antici crotin di Calosso

Sabato 18 e domenica 19 ottobre ritorna a Calosso la Fiera del Rapulé (prende il nome dall’operazione di raccolta dei rapulin, ovvero dei grappoli più piccoli che restano dopo la vendemmia) e per l’occasione, come ogni anno, nel piccolo comune dell’astigiano (1400 abitanti) riaprono le porte dei crotin, le antiche cantine scavate nel tufo presenti tuttora in molte case del centro storico del paese.

In questi suggestivi e tradizionali locali verranno serviti piatti tipici della cucina piemontese e degustazioni di vini attraverso un ricchissimo menu che si stende lungo un percorso a tappe, per un vero e proprio festival di gusti e profumi di questa terra punto d’incontro di Langa e Monferrato.

Sabato 18 ottobre è prevista l’inaugurazione della Fiera del Rapulé con l’apertura delle casse alle ore 17 per cambiare alla pari gli euro con la moneta ufficiale della manifestazione (il crotin) e per dotarsi della tasca con bicchiere indispensabile per le degustazioni.

Domenica 19 ottobre alle ore 10 aprirà i battenti il “Mercatino del Rapulé”, alle ore 11 la S. Messa del Beato, alle ore 12 l’apertura delle casse e alle ore 16 in piazza Sant’Alessandro si svolgerà la classica pigiatura dei rapulin con i piedi, con l’elezione di Miss Rapulera e di Mister Rapulé. Alle ore 18 chiusura dell’evento.

Per raggiungere Calosso, per l’occasione con centro storico chiuso al traffico ed illuminato dalle torce, sono stati previsti due comodi servizi navetta gratuiti con partenza da S. Stefano Belbo e dalla frazione Piana del Salto, con questi orari: sabato dalle ore 17 alle ore 01, con ultima salita alle ore 21.30, e domenica dalle ore 10 alle ore 18 con ultimo viaggio alle ore 17.

Il castello, vigile sentinella di Calosso

Da più di un millennio la sua sagoma imponente vigila, dalla sommità della collina che si erge tra le valli del Nizza e del Tinella, sull’abitato di Calosso. Testimonianza longeva delle vicende occorse a questo piccolo borgo, il castello – oggi è incluso fra i “Castelli Aperti” del Basso Piemonte – ne segna la storia attraverso le epoche, ripercorribili a ritroso, sino a perdersi nell’Alto Medioevo.

castello CalossoPerché da qui, da prima dell’anno 1000, si suole dare inizio alla sua storia, in quanto questo periodo si ritrovano le prime tracce, seppur vaghe, della sua esistenza. Tracce che, benché confuse dai numerosi interventi apportati alla sua struttura originaria in seguito ad eventi bellici e a ristrutturazioni, consentono di fissare i punti salienti dell’evoluzione dell’antico maniero. Sappiamo infatti che nel 1318 il paese di Calosso viene coinvolto nel conflitto tra i guelfi della famiglia Solaro e la fazione ghibellina dei De Castello di Asti. I guelfi distruggono l’intero castrum di Calosso.

Nel 1377, l’intero feudo di Calosso viene acquistato dal nobile banchiere astigiano Percivalle Roero. Nel 1387 Calosso con il suo castello, prontamente ricostruito, rientra tra i possedimenti della dote di Valentina Visconti, andata in sposa a Luigi d’Orléans.

L’11 ottobre  592, durante una visita pastorale, sant’Alessandro Sauli, vescovo di Pavia (diocesi da cui dipendeva allora Calosso), venne “sorpreso da una grave e pericolosa malattia nel castello di quel luogo, ove don Ercole Roero avealo alloggiato”.

La morte del vescovo suscitò una tale impressione che nel 1683 la camera del castello venne convertita in pubblico oratorio e, in suo onore ed a perenne ricordo, gli abitanti di Calosso indissero nello stesso giorno la festa patronale.

Alle porte del 1600, troviamo Calosso assediato dagli spagnoli e in seguito recuperato dai Savoia, grazie anche al capitano Catalano Alfieri che, a capo delle truppe francesi, cinge di enormi palizzate tutto il castello.

Giungiamo quindi alla Pace dei Pirenei del 1659, data in cui la fortezza calossese perde la sua importanza strategica e viene trasformata dalla famiglia Roero di Cortanze, nuovi signori di Calosso, in un’elegante e signorile residenza di campagna, per assumere i connotati ancor oggi riscontrabili.

In seguito a queste trasformazioni il castello perde la fisionomia originaria dell’imponente fortezza cinquecentesca che cingeva all’interno delle sue mura l’intero borgo storico, composto, tra gli altri edifici, dalla chiesa di San Martino. Resta la torretta cilindrica e l’arco d’accesso al ricetto. Attualmente di dimensioni molto ridotte rispetto a quello originale, la struttura è riconducibile ad una serie di corpi a forma di L, dominata dalla massiccia torre cilindrica ornata da archetti pensili e merli guelfi perfettamente intatti.

Di interesse particolare sono poi i bastioni cinquecenteschi, rimasti anch’essi inalterati, che caratterizzano il lato nord della fortezza. Le mura di questo segmento, prospiciente l’ampio parco, presenta ancora le feritoie e le aperture delle casse matte, struttura a prova di bomba, introdotte in seguito all’adozione delle artiglierie, di carattere sia offensivo – finalizzate ad ospitare bocche da fuoco – che difensivo, destinate a mettere al riparo uomini e materiali; inoltre è ancora possibile vedere una posterla, stretto e basso passaggio che attraversa le mura.

L’accesso al cortile interno è presidiato da un portale tipicamente seicentesco che reca, ad ornamento della sezione superiore dello stipite, lo stemma della famiglia Roero, raffigurante tre ruote, e delle famiglia Gavigliani, raffigurante due rose divise da una fascia orizzontale.

Dalla Tonda gentile alla Torta di nocciole

Sulle colline di Calosso i noccioleti ricoprono alcuni versanti, negli spazi concessi dalle distese di vigneti. La Nocciola Piemonte I.G.P., detta anche la “Tonda e gentile” non è semplicemente famosa, ma è anche considerata la migliore al mondo. con essa si realizza la gustosa Torta di nocciole.

Di umili origini, la Torta di nocciole veniva preparata per Natale nelle case dei contadini con le nocciole avanzate dal raccolto estivo. Come per ogni ricetta regionale che si rispetti, esistono molte varianti della torta di nocciole: con la farina o senza, con il burro oppure con gli albumi montati, e così via. Vi proponiamo quella che possiamo definire ricetta base.Tonda gentile

Ingredienti – 200 g di farina; una bustina (dose) di lievito per dolci; tre uova; 300 g di nocciole sgusciate; 120 g di burro; 180 g di zucchero; una tazzina di caffè ristretto; una tazzina di latte intero; un cucchiaio di olio d’oliva.

Preparazione – Dopo aver messo in forno le nocciole sgusciate, tostatele appena, quindi ripulitele della pellicina, tritatele finemente o pestatele in un mortaio. In una ciotola ampia mettete il trito di nocciole, aggiungete le uova, lo zucchero, la farina, il latte, l’olio, il caffè ed il lievito. Infine, 100 g di burro, già parzialmente sciolto.

Mescolate con cura tutti gli ingredienti fino a farsi amalgamare. Imburrate la teglia, versatevi il composto, pareggiate e mettete in forno preriscaldato a 180° per la cottura. Secondo tradizione, la torta deve essere piuttosto bassa (circa 2 centimetri), quindi regolatevi per la scelta della teglia.

Buon appetito!

Riguardo Bruno Brida

Bruno Brida
Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

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