Gustosamente.it https://www.gustosamente.it Il sito per chi vuole scoprire il bello ed il buono dell'Italia Fri, 16 Aug 2019 14:28:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.2 https://i2.wp.com/www.gustosamente.it/wp-content/uploads/2016/03/cropped-gustosamente_icon.png?fit=32%2C32&ssl=1 Gustosamente.it https://www.gustosamente.it 32 32 105430353 Montebello e il mistero di Azzurrina https://www.gustosamente.it/montebello-e-il-mistero-di-azzurrina/ Fri, 16 Aug 2019 14:26:16 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21689 Un giorno a noi sconosciuto dell’anno 1370, nella Roccaforte di Montebello, nell’attuale provincia di Rimini, nacque una bambina a cui fu dato il nome di Deline.

Era la figlia del feudatario del piccolo castello, Ugolinuccio o Uguccione, che rappresentava un importante e strategico punto di appoggio dei soldati della famiglia Malatesta.

Arroccato ad oltre 400 metri sul livello del mare sopra le antiche mura romane di un vecchio forte, il castello di Mons Belli era in pratica inattaccabile da parte di eventuali guarnigioni nemiche, che sarebbero state avvistate con largo anticipo. La roccaforte era poi ricca di trabocchetti, che portavano l’esercito nemico a scomporsi e disunirsi prima ancora della vera battaglia.

Di fatto Montebello rimase inespugnata nei secoli.

Ma torniamo a Deline, una bambina nata in una roccaforte di soldati, che dopo alcuni anni sarebbe stata trasferita probabilmente nella casa dei Malatesta a Rimini, in mezzo ad altre nobili fanciulle per apprendere le arti e la lettura.

C’era un problema però: Deline era nata albina.
A quei tempi tutto quello che era diverso era visto con orrore, era temuto e dunque allontanato ed abbattuto. Una bambina con occhi chiarissimi, pelle di porcellana e soprattutto capelli bianchi, sarebbe stata facilmente additata come una strega.

Il destino di Deline? Facile a dirlo: la morte.

Ecco dunque che la madre della bambina per nasconderla o per proteggerla, iniziò a dipingerle i capelli con le tinte naturali utilizzate a quei tempi. Tinture che su capelli così bianchi ottenevano scarsi risultati. La tinta nera, scolorita e poco efficace sui capelli albini donava alle ciocche dei riflessi azzurri.

Ecco che secondo la leggenda, la bimba venne soprannominata Azzurrina.

Solo una leggenda però, perché certo in pochi conoscevano la sua esistenza, il padre certamente non la frequentava, assegnandole due guardie private, Domenico e Ruggero, con lo scopo di proteggerla nelle poche stanze della roccaforte in cui la bambina poteva soggiornare.Tanti soldati e nessuna bambina come amica. Ecco che Deline trascorre le sue giornate con una palla di stracci che fa roteare in aria o che culla come fosse una bambola.

Ugolinuccio, di cui non conosciamo i reali sentimenti nei confronti della figlia non poteva fare molto. Mettere in mostra l’albina Deline significava ammettere di avere un legame con una strega, una creatura degli inferi. Avrebbe certamente perso i favori dei Malatesta, la guida del Castello e se non fosse stato giustiziato sarebbe finito in rovina.

La stanza dove secondo la leggenda sarebbe scomparsa Azzurrina.

Deline dunque cresce sola con al fianco Domenico e Ruggero che pagheranno cara un momento di distrazione. Il 21 giugno del 1375 la palla di stracci, spinta dalla bambina, rotola infatti lungo la scala che porta al nevaio, Deline le corre dietro. Non tornerà più indietro. I due guardiani riferiranno di un urlo, ma Uguccione stando alle cronache del tempo non credette alla loro versione e per punire la loro disattenzione, li fece giustiziare.

Impossibile stabilire cosa accadde davvero, se furono Domenico e Ruggero ad uccidere la bambina, magari pagati da qualcuno che scoprì l’esistenza della bambina e dunque di una strega nel castello. Oppure fu lo stesso padre a farla eliminare oppure chissà…

La storia si mischia con la leggenda e di verità in questo caso, stando alle fonti reali del periodo, esiste molto poco.

Storia, leggenda che si mischiano negli ultimi decenni con il paranormale. Nel 1989 il Castello, di proprietà della famiglia Guidi di Bagno, viene aperto al pubblico e nel 1990, più precisamente il 21 giugno, alcuni ricercatori della Rai inserirono apparecchiature acustiche all’interno della stanza dove la bambina perse il pallone di stracci e dove scomparve dalla vista dei guardiani.

Nel corso di quella notte, segnata da un forte temporale, le apparecchiature registrarono suoni sinistri, passi e la voce di una bambina, per alcuni una voce gaia e allegra, per altri un lamento e qualche singhiozzo.

Chiaramente queste registrazioni, fecero la fortuna del castello, invaso da turisti che oltre ad avere l’opportunità di visitare la Roccaforte che ancora oggi conserva molti mobili dell’epoca e stanze ricche di storia e aneddoti, hanno la possibilità al termine della visita guidata, di ascoltare le registrazioni di Azzurrina.

Molti tecnici infatti nel corso degli anni continuarono gli studi di questi suoni e sempre secondo la Leggenda, è lo spirito della bambina a tornare tra le mura del castello ogni solstizio d’estate degli anni che terminano per 0 o per 5.
Ecco dunque che visitando Montebello oggi si potranno ascoltare registrazioni del 1990, del 1995, del 2000, del 2005 e del 2015. Frammenti montanti ad hoc per i turisti, capaci però di essere liberamente interpretati da ciascuno dei presenti.

La leggenda di Montebello e di Azzurrina negli ultimi anni è divenuta sempre più conosciuta grazie anche a programmi andati in onda su reti nazionali, ma al di là delle registrazioni e dei fenomeni paranormali, che secondo i locali abbondano nel castello, tanto da far decidere ai proprietari di attivare anche visite guidate notturne dedicate proprio ai vari fenomeni accaduti negli ultimi tempi, a noi interesserebbe capire dove finisce la leggenda e dove inizia la storia e soprattutto se la bambina sia effettivamente esistita.

Nel nostro articolo dedicato alla Piadina romagnola, avevamo accennato ad un documento, il “Descriptio Romandolae” redatto dal Cardinale Anglico De Grimoard dove venivano censiti i castelli, le abitazioni e tutte le attività a fini tributari per conto dello Stato Pontificio.

De Grimoard parla di Mons Belli, roccaforte dei Malatesta, ma non fa riferimenti espliciti ai nomi dei feudatari. La data del documento è 1371, dunque in quell’anno, stando alla leggenda, Azzurrina era viva.

La storia di Montebello e del mistero della piccola Deline, venne tramandata oralmente per secoli. Come molte leggende, in molti cambiarono qualcosa, aggiunsero qualche particolare ed è per questo che probabilmente di vero è rimasto ben poco.

Il nome della bambina ad esempio, da Deline divenne in alcune storie Guendalina prima di diventare familiarmente per tutti Azzurrina.

Una storia tramandata di voce in voce, di paese in paese fino al 1620, quando un parrocco della zona decise di scrivere l’accaduto, giunto alle sue orecchie ormai in larga parte abbellito e modificato in 300 anni, inserendo all’interno di una raccolta di leggende oscure romagnole. Il documento prese il titolo di “Mons belli et Deline”.

Secondo la versione del parrocco, la bambina avrebbe potuto chiamarsi Guendalina appunto, oppure Adelina o Adele, poi abbreviata in Deline o Delina.

Il problema è che nessuno ha potuto realmente constatare l’esistenza anche di questo documento. Se è stato redatto, certamente è stato anche smarrito e quindi dei racconti seicenteschi di Mons Belli et Deline, ancora una volta ci arrivano solo spezzoni raccontati oralmente.

Sui misteri di Montebello se ne parla poi nelle “Memorie sul Castello di Montebello di Romagna”, scritte da Tommaso Molari ed edite agli inizi del 1900. In esse si fanno riferimenti ad antichi racconti popolari del borgo di Montebello: “La leggenda popolare vi intesse intorno il suo mondo di spiriti e di folletti, tanto che, nella notte, chi vi si attarda, sente salire dai trabocchetti rumori strani, tonfi e vagiti paurosi di anime chiedenti pace”.

Navigando in rete si trovano decine di immagini sinistre legate alla roccaforte. Apparizioni di fantasmi, arcieri sul torrione, frati che attraversano le mura, dame che di notte passeggiano a testa in giù lasciando le impronte dei propri piedi sul soffitto, anime di cospiratori uccisi dal signore del castello e murati vivi nelle segrete.

Tante storie da affascinare chi crede in una porta capace di collegare il nostro mondo a quello dell’aldilà, ma anche da farsi ascoltare da chi è scettico, perché dove ci sono leggende, c’è in fondo anche un briciolo di verità, qualcosa capace di aver dato il via all’aneddoto tramandato poi nei secoli.

Proprio come il mistero di Azzurrina.
E’ possibile che attorno al 1370 una bambina abbia vissuto nella Roccaforte, è possibile anche che sia scomparsa e che la notizia ai tempi abbia dato scalpore.

Dopo più di 600 anni ormai poco importa cosa sia davvero accaduto. La piccola Deline, la bimba albina divenuta Azzurrina è ormai una realtà per il comune di Montebello, per il suo castello e per quell’aura misteriosa appartenente all’entroterra della Romagna.

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Un settembre a tutto Grado https://www.gustosamente.it/un-settembre-a-tutto-grado/ Mon, 12 Aug 2019 12:06:15 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21655 Se vi capiterà di passare dalle parti di Grado nel mese di settembre, la cittadina friulana ha preparato per voi una serie di eventi naturalistici, culinari e culturali molto interessanti.

Vi proponiamo di seguito il calendario delle attività che potrete svolgere a Grado a settembre:

Lunedì 2 – Bus Natura: il bus parte da varie zone di Grado e raggiunge, la mattina, la Riserva Naturale Regionale “Valle Cavanata” per una breve vista guidata; si ferma per il pranzo in agriturismo e, il pomeriggio, prosegue per la vista guidata alla Riserva Naturale Regionale dell’ ”Isola della Cona”. Rientro previsto, a Grado, per le ore 17.00.

Martedì 3 – Dietro le quinte – Imparare a cucinare il boreto a la graisana: show cooking per imparare le tecniche di preparazione del piatto tipico gradese per eccellenza: il Boreto a la graisana. Ritrovo, alle ore 10.00, presso il ristorante Serenella (via dello Sport 2). A seguire, degustazione del piatto.

– Sea and Taste: a Trieste, città di storia, letteratura e… caffé. Con il pullman, alle ore 9.00 si parte da Grado, accompagnati da una guida turistica. Si fa sosta a Trieste per visitare i luoghi più significativi della città, capoluogo del Friuli VG. A seguire, visita e degustazione in un caffè storico del centro. Nel pomeriggio, libero, si può proseguire la visita o dedicarsi allo shopping. Alle ore 15.00, trasferimento al castello di Miramare con visita al parco. Rientro a Grado previsto per le ore 18.00.

Mercoledì 4 – Archeobus: il bus gratuito parte da varie zone di Grado (dai campeggi a piazza V. Carpaccio), collega settimanalmente Grado ad Aquileia e accompagna i turisti alla scoperta delle bellezze dell’antica città romana. La passeggiata parte dal porto fluviale fino alla Basilica (ingresso a prezzo ridotto), prosegue fino alla Domus/Palazzo Episcopale e si conclude con una gustosa pausa al Cocambo, il nuovo laboratorio artigianale di cioccolateria dove poter osservare, in prima persona, il procedimento di lavorazione che trasforma le fave di cacao in delizioso cioccolato, sapientemente abbinato anche a prodotti locali come il Santonego® (il tipico liquore gradese a base di assenzio di mare che è possibile degustare). La visita guidata al Cocambo prevede, inoltre, l’assaggio di vini dei vari produttori della Doc Friuli – Aquileia.

– Golf & Grill: presso la suggestiva location del Golf club di Grado. Nel pomeriggio, alle ore 16.45, ci si ritrova per una lezione di golf con il professionista, Luigi Paolillo. Alle 18.00 si disputa una minigara adatta anche per i neofiti e alle 19.00, si chiude l’incontro con un aperitivo e una grigliata di carne presso il “Casone”.

Giovedì 5 – Escursione al casone di Mota Safòn: location di molte delle riprese del film “Medea”, di Pier Paolo Pasolini, girato in laguna nel 1969. Partenza da Riva Slataper alle ore 10.00. Transfer in barca, visita guidata e piccola degustazione. Per le ore 13.30 è previsto il rientro a Grado.

– Alla scoperta del Santonego®: degustazione del tipico liquore gradese a base di grappa e di assenzio marino ascoltando l’affascinante storia di questo elisir. Sarà, inoltre, possibile abbinare la grappa ad altri prodotti tipici della laguna come salicornia di Grado o finocchietto di mare. Ore 19.00, Wine Store, Zona porto.

– Sea and Taste: vivere le atmosfere dei borghi più belli d’Italia. Con il pullman, alle ore 9.00 si parte da Grado accompagnati da una guida turistica. Ci si ferma a Palmanova, “Città stellata”, patrimonio dell’Unesco, per visitare il parco dei bastioni, la Piazza Grande e la galleria di Contromina del Rivellino Veneziano. Si prosegue per Clauiano, bellissimo e tipico borgo rurale friulano, con una sosta per la visita e la degustazione presso una delle aziende aderenti alla  Strada del vino e dei Sapori del Friuli VG. Rientro a Grado previsto per le ore 13.30.

Venerdì 6 – Boat & bike laguna experience: escursione in barca fino a Marano Lagunare con rientro a Grado in bici, accompagnati da una guida cicloturistica, passando per Torviscosa, Strassoldo e Aquileia. Allo stesso modo la barca porterà i turisti da Lignano a Grado per farli rientrare poi in bici a Marano Lagunare e, infine, nuovamente a Lignano Sabbiadoro con la barca. Il battello Santa Maria parte alle ore 8.00, dalla darsena Porto Vecchio di Lignano e arriva alle 10.00 al Molo Torpediniere di Grado. Da qui, riparte alle ore 10.15 per arrivare a Marano alle 12.15; dopo una breve sosta per il pranzo inizia l’escursione in bicicletta (percorrenza 45 Km, tempo previsto 4 ore).

Domenica 8 – Fish Nic. A grande richiesta torna il pic nic in laguna che consente di assaggiare i prodotti tipici del territorio (vini, olio, prodotti da forno della tradizione friulana) in una location spettacolare: la valle da pesca Isola del Moro nella laguna di Grado. Il ritrovo è al porto Mandracchio, alle 10.30, per imbarcarsi a bordo dei taxi boat e raggiungere l’isola. Rientro previsto per le ore 16.00.

– Aquaticrunner Italy Xtrim Border Lagoon: è una spettacolare competizione di corsa e nuoto che, annualmente, si svolge nel territorio lagunare, con partenza da Grado e arrivo a Lignano Sabbiadoro dopo aver percorso 24,5 chilometri a piedi e 5,7 chilometri a nuoto. La gara è valida per il campionato italiano (maschile e femminile) della specialità swinrun.

Lunedì 9 – Bus Natura: il bus parte da varie zone di Grado e raggiunge, la mattina, la Riserva Naturale Regionale “Valle Cavanata” per una breve vista guidata; si ferma per il pranzo in agriturismo e, il pomeriggio, prosegue per la vista guidata alla Riserva Naturale Regionale dell’”Isola della Cona”. Rientro previsto, a Grado, per le ore 17.00.

Martedì 10 – Dietro le quinte – Imparare a cucinare il boreto a la graisana: show cooking per imparare le tecniche di preparazione del piatto tipico gradese per eccellenza: il Boreto a la graisana. Ritrovo, alle ore 10.00, presso il ristorante Serenella (via dello Sport 2). A seguire, degustazione del piatto.

– Grappa & Friends: una degustazione gratuita per assaggiare e scoprire i tanti prodotti della Distilleria Aquileia. Ore 21.00, Seti Caffé, Centro Storico.

– Sea and Taste: a Trieste, città di storia, letteratura e… caffé. Con il pullman, alle ore 9.00 si parte da Grado, accompagnati da una guida turistica. Si fa sosta a Trieste per visitare i luoghi più significativi della città, capoluogo del Friuli VG. A seguire, visita e degustazione in un caffè storico del centro. Nel pomeriggio, libero, si può proseguire la visita o dedicarsi allo shopping. Alle ore 15.00, trasferimento al castello di Miramare con visita al parco. Rientro a Grado previsto per le ore 18.00.

Mercoledì 11 – Archeobus: il bus gratuito parte da varie zone di Grado (dai campeggi a piazza V. Carpaccio), collega settimanalmente Grado ad Aquileia e accompagna i turisti alla scoperta delle bellezze dell’antica città romana. La passeggiata parte dal porto fluviale fino alla Basilica (ingresso a prezzo ridotto), prosegue fino alla Domus/Palazzo Episcopale e si conclude con una gustosa pausa al Cocambo, il nuovo laboratorio artigianale di cioccolateria dove poter osservare, in prima persona, il procedimento di lavorazione che trasforma le fave di cacao in delizioso cioccolato, sapientemente abbinato anche a prodotti locali come il Santonego® (il tipico liquore gradese a base di assenzio di mare che è possibile degustare). La visita guidata al Cocambo prevede, inoltre, l’assaggio di vini dei vari produttori della Doc Friuli – Aquileia.

– Golf & Grill: presso la suggestiva location del Golf club di Grado. Nel pomeriggio, alle ore 16.45, ci si ritrova per una lezione di golf con il professionista, Luigi Paolillo. Alle 18.00 si disputa una minigara adatta anche per i neofiti e alle 19.00, si chiude l’incontro con un aperitivo e una grigliata di carne presso il “Casone”.

Giovedì 12 – Collio Experience: il bus parte da varie zone di Grado verso Cividale del Friuli, borgo medievale, prima capitale del ducato dei Longobardi in Italia. Si prosegue, poi, con una vista guidata in una cantina del Collio. Per le ore 17.00 è previsto il rientro a Grado.

Venerdì 13 – Boat & bike laguna experience: escursione in barca fino a Marano Lagunare con rientro a Grado in bici, accompagnati da una guida cicloturistica, passando per Torviscosa, Strassoldo e Aquileia. Allo stesso modo la barca porterà i turisti da Lignano a Grado per farli rientrare poi in bici a Marano Lagunare e infine nuovamente a Lignano Sabbiadoro con la barca. Il battello Santa Maria parte alle ore 8.00, dalla darsena Porto Vecchio di Lignano e arriva alle 10.00 al Molo Torpediniere di Grado. Da qui, riparte alle ore 10.15 per arrivare a Marano alle 12.15; dopo una breve sosta per il pranzo inizia l’escursione in bicicletta (percorrenza 45 Km, tempo previsto 4 ore).

– Sea and Taste: vivere le atmosfere dei borghi più belli d’Italia. Con il pullman, alle ore 9.00 si parte da Grado, accompagnati da una guida turistica, per raggiungere Strassoldo: il borgo dei due castelli. Ci si ferma per passeggiare tra rogge, giardini e atmosfere medievali e si raggiunge, per una degustazione, una delle aziende aderenti alla Strada del vino e dei Sapori del Friuli VG. Rientro a Grado previsto per le ore 13.30.

Lunedì 16 – Bus Natura: il bus parte da varie zone di Grado e raggiunge, la mattina, la Riserva Naturale Regionale “Valle Cavanata” per una breve vista guidata; si ferma per il pranzo in agriturismo e, il pomeriggio, prosegue per la vista guidata alla Riserva Naturale Regionale dell’”Isola della Cona”. Rientro previsto, a Grado, per le ore 17.00.

Martedì 17 – Dietro le quinte – Imparare a cucinare il boreto a la graisana: show cooking per imparare le tecniche di preparazione del piatto tipico gradese per eccellenza: il Boreto a la graisana. Ritrovo, alle ore 10.00, presso il ristorante Serenella (via dello Sport 2). A seguire, degustazione del piatto.

– Sea and Taste: a Trieste, città di storia, letteratura e… caffé. Con il pullman, alle ore 9.00 si parte da Grado, accompagnati da una guida turistica. Si fa sosta a Trieste per visitare i luoghi più significativi della città, capoluogo del Friuli VG. A seguire, visita e degustazione in un caffè storico del centro. Nel pomeriggio, libero, si può proseguire la visita o dedicarsi allo shopping. Alle ore 15.00, trasferimento al castello di Miramare con visita al parco. Rientro a Grado previsto per le ore 18.00.

Mercoledì 18 – Archeobus: il bus gratuito parte da varie zone di Grado (dai campeggi a piazza V. Carpaccio), collega settimanalmente Grado ad Aquileia e accompagna i turisti alla scoperta delle bellezze dell’antica città romana. La passeggiata parte dal porto fluviale fino alla Basilica (ingresso a prezzo ridotto), prosegue fino alla Domus/Palazzo Episcopale e si conclude con una gustosa pausa al Cocambo, il nuovo laboratorio artigianale di cioccolateria dove poter osservare, in prima persona, il procedimento di lavorazione che trasforma le fave di cacao in delizioso cioccolato, sapientemente abbinato anche a prodotti locali come il Santonego® (il tipico liquore gradese a base di assenzio di mare che è possibile degustare). La visita guidata al Cocambo prevede, inoltre, l’assaggio di vini dei vari produttori della Doc Friuli – Aquileia.

Giovedì 19 – Escursione al casone di Mota Safòn: location di molte delle riprese del film “Medea”, di Pier Paolo Pasolini, girato in laguna nel 1969. Partenza da Riva Slataper, alle ore 10.00. Transfer in barca, visita guidata e piccola degustazione. Per le ore 13.30 è previsto il rientro a Grado.

Venerdì 20 – Boat & bike laguna experience: escursione in barca fino a Marano Lagunare con rientro a Grado in bici, accompagnati da una guida cicloturistica, passando per Torviscosa, Strassoldo e Aquileia. Allo stesso modo la barca porterà i turisti da Lignano a Grado per farli rientrare poi in bici a Marano Lagunare e infine nuovamente a Lignano Sabbiadoro con la barca. Il battello Santa Maria parte alle ore 8.00, dalla darsena Porto Vecchio di Lignano e arriva alle 10.00 al Molo Torpediniere di Grado. Da qui, riparte alle ore 10.15 per arrivare a Marano alle 12.15; dopo una breve sosta per il pranzo inizia l’escursione in bicicletta (percorrenza 45 Km, tempo previsto 4 ore).

Martedì 24 – Dietro le quinte – Imparare a cucinare il boreto a la graisana: show cooking per imparare le tecniche di preparazione del piatto tipico gradese per eccellenza: il Boreto a la graisana. Ritrovo, alle ore 10.00, presso il ristorante Serenella (via dello Sport 2). A seguire, degustazione del piatto.

– Sea and Taste: a Trieste, città di storia, letteratura e… caffé. Con il pullman, alle ore 9.00 si parte da Grado, accompagnati da una guida turistica. Si fa sosta a Trieste per visitare i luoghi più significativi della città, capoluogo del Friuli VG. A seguire, visita e degustazione in un caffè storico del centro. Nel pomeriggio, libero, si può proseguire la visita o dedicarsi allo shopping. Alle ore 15.00, trasferimento al castello di Miramare con visita al parco. Rientro a Grado previsto per le ore 18.00.

Mercoledì 25 – Archeobus: il bus gratuito parte da varie zone di Grado (dai campeggi a piazza V. Carpaccio), collega settimanalmente Grado ad Aquileia e accompagna i turisti alla scoperta delle bellezze dell’antica città romana. La passeggiata parte dal porto fluviale fino alla Basilica (ingresso a prezzo ridotto), prosegue fino alla Domus/Palazzo Episcopale e si conclude con una gustosa pausa al Cocambo, il nuovo laboratorio artigianale di cioccolateria dove poter osservare, in prima persona, il procedimento di lavorazione che trasforma le fave di cacao in delizioso cioccolato, sapientemente abbinato anche a prodotti locali come il Santonego® (il tipico liquore gradese a base di assenzio di mare che è possibile degustare). La visita guidata al Cocambo prevede, inoltre, l’assaggio di vini dei vari produttori della Doc Friuli – Aquileia.

Giovedì 26 – Alla scoperta del Santonego®: degustazione del tipico liquore gradese a base di grappa e di assenzio marino ascoltando l’affascinante storia di questo elisir. Sarà, inoltre, possibile abbinare la grappa ad altri prodotti tipici della laguna come salicornia di Grado o finocchietto di mare. Ore 21.00, Garden bar dell’Hotel Ville Bianchi, via Dante Alighieri.

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Viaggio alla scoperta della Piadina Romagnola https://www.gustosamente.it/viaggio-alla-scoperta-della-piadina-romagnola/ Wed, 07 Aug 2019 13:26:47 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21633 Chiunque abbia trascorso anche solo qualche giorno sulla Riviera Romagnola, da Cesenatico a Rimini, da Milano Marittima a Riccione e Cattolica, avrà senza dubbio assaggiato una piadina.

Un piatto conosciuto ormai in tutta Italia, che se fino agli anni ’80 rappresentava una tipica pietanza regionale e locale, ora ha assunto i connotati nazionali, tanto che le richieste in tutto lo Stivale, specialmente al nord è di circa 500.000 pezzi alla settimana, ma non solo, perché ormai in questi ultimi decenni la piadina è riuscita a varcare i confini nazionali conquistando mercati esteri come gli Stati Uniti, che ne richiedono mediamente 20 milioni di pezzi all’anno.

Ma qual è l’origine della piadina? Da quanto tempo si consuma e con cosa va accompagnata?

Il primo testo in cui viene descritta la piadina, oppure piada, è la “Descriptio Romandiolae” datato 9 ottobre 1371 e redatto dal Cardinale Anglico De Grimoard in cui doveva elencare una descrizione topografica e amministrativa dei luoghi, dei tributi fissi e delle persone che hanno capacità contributiva oltre al bilancio delle entrate della Camera apostolica o dei comuni della Romandiola.

Nel documento, De Grimoard fissa anche la prima ricetta: “Si fa con farina di grano intrisa d’acqua e condita con sale. Si può impastare anche con il latte e condire con un po’ di strutto”.

In realtà già secoli prima l’uomo mangiava pane senza lievito, cotto su lastre roventi. Nell’Italia antica, probabilmente fin da quando gli Etruschi insegnarono alle popolazioni locali a cucinare i cereali, si iniziò a preparare pagnotte e pane non lievitato.

Il primo cereale coltivato dai Romani fu l’orzo e con la sua farina preparavano la  farinata e le piade azzime ma l’orzo venne presto sostituito dal farro.

Questi pani dovevano essere consumati nel giro di poche ore in quanto raffreddandosi e indurendosi, diventavano immangiabili.

Fu proprio tra i romani che si iniziò a consumare il pane senza lievito accompagnato da companatico, nello specifico da formaggio.

Un modo di nutrirsi fortemente criticato dal politico e generale Catone che temeva che ciò avrebbe reso golosi e molli i suoi connazionali. Ma il pane a Roma conquistò sempre di più la popolazione, prima i ricchi e in seguito anche i ceti più bassi che ambivano per un pezzo di quel “frutto” di cereali.

Il consumo di pane azzimo è proseguito nei secoli, dal Medioevo al Rinascimento fino ai giorni nostri, ma appunto è nel ‘300 che il cardinale Anglio De Grimoard ne fissa sul documento la ricetta, indicando come questo specifico pane fosse consumato nella regione romagnola.

Se all’epoca romana il pane era tipicamente un cibo per ricchi, nei secoli successivi la piadina diventò l’emblema della cucina povera e contadina. In Romagna si consumava asciutta ad accompagnare qualche minestra, ripiena di carni suine solo nei giorni di festa, oppure come aggiunta sostanziosa all’interno di zuppe brodose.

Dopo la seconda guerra mondiale la piadina, nella versione che tutti noi conosciamo, inizia a farsi conoscere agli italiani.

Siamo nel pieno del boom economico, aumenta il benessere e l’opportunità di andare in vacanza nei mesi estivi ed ecco che la Riviera Romagnola inizia ad accogliere molteplici turisti.

Lungo le strade statali che portavano al mare, cominciarono a comparire i primi chioschi che vendevano le piadine preparate al momento e gustate con la porchetta di maiale, le salsicce cotte alla brace, i cavoli, i pomodori e le melanzane gratinate.
Una tradizione che le bambine imparavano fin dall’età di 5 anni quando apprendevano l’arte di tirare la sfoglia ed a cuocere nel testo le fragranti piadine farcendole con il tradizionale salame fatto in casa, la salsiccia ai ferri, i cavoli lessati conditi con olio, aglio e rosmarino, o con la coppa di testa.

Gli italiani si godevano le ferie, imparavano a conoscere la riviera di Rimini e si facevano conquistare dalle piadine e dai cassoni, ovvero piade cotte chiuse e ripiene di pomodoro e mozzarella (il cassone rosso) oppure di erbette (il cassone verde).

Non tutte le piadine sono uguali sia chiaro. Nella zona del forlivese e di Cesena ad esempio la piada è più spessa, solitamente più adatta ad un consumo più simile ad una focaccia, da accompagnamento dunque.

Nel sud della Romagna, a Rimini e Riccione, la piadina è più sottile e più adatta ad essere riempita.

La ricetta originale, come in tutte le pietanze povere contadine non esiste, o meglio, ne esistono numerose varianti.

Sicuramente tra gli ingredienti non può mancare la farina, il sale e l’acqua. Ad essi va poi aggiunto lo strutto se si vuole restare fedeli alla tradizione, oppure l’olio extra vergine di oliva se si vuole optare ad una versione più leggera. Infine un tocco di bicarbonato utile a rendere l’impasto più morbido e ricco delle famose bolle in fase di cottura.

La piadina ormai si riempie con tutto, ma le versioni più amate restano le classiche con prosciutto crudo, salame, rucola, gratinati e squacquerone.

Viste le tante varianti di pane non lievitato che possiamo trovare in Italia: dalla crescia marchigiana alle tigelle emiliane, la piadina romagnola ha acquisito il marchio IGP nel 2014 dopo lunghe battaglie condotte dal Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola. Da pochi anni, quindi, la vera piadina si potrà preparare soltanto in Romagna e dovrà seguire la ricetta tradizionale. Un’occasione per questo territorio per difendere la propria tradizione in cucina ed esportare il gusto della vera piada nel mondo.

Un cibo gustoso, apprezzato ormai da tutti che già alla fine del 1800 aveva in realtà conquistato il romagnolo Giovanni Pascoli, tanto da ispirarlo a scrivere una poesia intitolata “La Piada” paragonandola per la sua forma alla Luna e in cui ricorda la preparazione della piadina da parte di sua sorella Maria.

…Entra, vegliardo, antico ospite: ed ecco
l’azimo antico degli eroi, che cupi
sedeano all’ombra della nave in secco

(si levarono grandi sulle rupi
l’aquile; e nella macchia era tra i rovi
un inquieto guaiolar di lupi…):

il pane della povertà, che trovi
tu, reduce aratore, esca veloce,
che sol s’intrise all’apparir dei bovi:

il pane dell’umanità che cuoce
mezzo a tutti, sopra l’ara, e intorno
poi si partisce in forma della croce:

il pane della libertà, che il forno
sdegna venale; cui partisci, o padre,
tu, nelle più soavi ore del giorno:

ognuno in cerchio mangia le sue quadre;
più, i più grandi, e assai forse nessuno;
o forse n’ebbe più che assai la madre,
cui n’avanza da darne un po’ per uno…

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A Caorle è tempo di Street Food Festival https://www.gustosamente.it/a-caorle-e-tempo-di-street-food-festival/ Sat, 03 Aug 2019 12:51:37 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21627 Si vola per Cuba, un pied-à-terre in Texas, tappa caliente in Mexico, e poi via di nuovo in viaggio verso Thailandia, Serbia o Francia. Qualsiasi sia il vostro programma estivo, la località che unisce la maggior parte di queste destinazioni in un unico luogo senza prenotare voli aerei o treni è Caorle, perché dal 13 al 18 agosto nell’enorme area di Piazzale Olimpia si svolge lo Street Food Festival. Sei giorni all’insegna della musica ma soprattutto del gusto, un autentico viaggio tra i sapori del mondo grazie agli ottanta food truck presenti in area.

Dal “dio dei carciofi alla romana” allo specialista della carne di cinghiale, passando per il re degli hamburger fino allo chef del thai e lo specialista della Picanha’s, senza dimenticare le griglie argentine con il loro asado, per citarne solo alcuni.

Lo Street Food Festival, è un’occasione culturale per conoscere i cibi e le usanze di regioni e paesi stranieri, o per approfondire le nostre eccellenze made in Italy.

L’attenzione degli amanti del buon cibo sarà rivolta in particolare alle eccellenze internazionali come “Picanhas Cube”, trionfatori della Street Food Battle 2018 grazie ad un mix di tipicità italiane e materie prime brasiliane e al loro cavallo di battaglia, la Picanha.

Ma ci saranno anche superstar italiane, come Ciccio Smoke & BBQ, i re dell’America barbecue, i cui tagli di carne di prima qualità italiani arricchiti in versione Made in Usa sono stati segnalati dal Gambero Rosso ed erano giunti alle fasi finali della Street Food Battle 2018; Pizza&Mortazza, che stanno portando la merenda romana per eccellenza (pizza bianca farcita con la mortadella) in tutta Italia con il Jova Beach Party; e poi le divinità dei panini, il truck dei Rock Burger con la loro specialità: hamburger di pregiata carne di vitella di pura razza piemontese con latticini prodotti in alpeggi locali e pane artigianale realizzato con farina viva, macinata a pietra lavica; mentre per gli appassionati dei carciofi c’è “Domus Carciò”, lo chef del fiore verde in versione romana.

Inoltre, ci saranno dei truck specializzati, sia per prodotto che per specialità regionali (cucina veneta, cucina marchigiana, pugliese, arrosticini abruzzesi, il cacio impiccato, frittura di pesce e piadina romagnola).

Grande varietà anche sul fronte beverage, per gli amanti delle bollicine chic ci sarà lo Champagne, immancabile poi la selezione di vini bianchi e rossi regionali, tra tutti il Prosecco, mentre per i cultori della birra è stata pensata un’area interamente dedicata all’arte del luppolo.

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Arriva Fungolandia, una rassegna dedicata al gusto del sottobosco https://www.gustosamente.it/arriva-fungolandia-una-rassegna-dedicata-al-gusto-del-sottobosco/ Fri, 02 Aug 2019 12:00:17 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21622 Dal 31 agosto all’8 settembre ritorna Fungolandia, appuntamento che si svolgerà negli undici paesi di Altobrembo: Averara, Cassiglio, Cusio, Mezzoldo, Olmo al Brembo, Ornica, Piazza Brembana, Piazzatorre, Piazzolo, Santa Brigida e Valtorta, in Alta Valle Brembana (BG).

I visitatori saranno guidati alla scoperta della natura e del territorio dell’Alta Valle Brembana partecipando a mostre, concerti, escursioni, degustazioni, benessere e molto altro. La quattordicesima edizione di Fungolandia prevede infatti appuntamenti variegati e adatti a tutti: escursioni alla scoperta dei funghi, visite alle aziende agricole locali, trekking gastronomici guidati, convegni di carattere naturalistico-culturale, concerti in quota ma anche degustazioni, aperitivi, menu promozionali a tema nei ristoranti convenzionati e molto altro ancora.

Nel corso della rassegna numerosi appuntamenti: tutti i giorni sarà possibile partecipare alle “Giornate a tutto Fungo”: il programma prevede al mattino una passeggiata guidata dai micologi per scoprire i funghi e l’habitat del bosco, il pranzo in uno dei ristoranti con menu a tema e al pomeriggio la possibilità di visitare a Piazza Brembana la “Mostra del Fungo della Valle Brembana” con l’esposizione di numerose specie fungine del territorio, il tutto accompagnati dagli esperti dell’Associazione Micologica Bresadola sempre pronti a rispondere a tutte le curiosità di questo misterioso mondo.

Una importante novità di questa quattordicesima edizione riguarda il calendario di eventi, al cui interno si troveranno due rassegne artistiche e musicali: “Musica in natura” e “Arte in contrada”. In entrambe i fine settimana di Fungolandia sarà infatti possibile partecipare alla rassegna “Musica in natura”, il cui calendario di concerti prevede appuntamenti che permetteranno di conoscere e vivere alcune delle montagne più belle e degli angoli più suggestivi della zona ascoltando musica dal vivo completamente immersi nella tranquillità della natura incontaminata.

La seconda novità di questa edizione sarà “Arte in contrada”, artisti di strada e compagnie teatrali vi guideranno alla scoperta di alcuni tra i più caratteristici e storici scorci dei paesi di Altobrembo con l’intento di far conoscere e apprezzare storia, cultura, tradizioni e arte. Inoltre nei due week-end di Fungolandia, lo “Street Fungo” sarà l’occasione per degustare semplici piatti e ricette preparati dai ristoranti di Fungolandia.

Per gli appassionati della Buona Cucina, tutti i giorni i ristoranti aderenti all’iniziativa proporranno squisiti menù a base di funghi e prelibatezze del territorio e nei bar si potranno gustare deliziosi aperitivi con assaggi di funghi, formaggi e vini della bergamasca.

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Appassionati di peperone? Ecco la vostra saga! https://www.gustosamente.it/appassionati-di-peperone-ecco-la-vostra-saga/ Thu, 01 Aug 2019 14:41:56 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21618 La frazione Motta di Costigliole d’Asti è pronta a festeggiare il suo peperone quadrato: la sagra, che quest’anno si svolge dal 2 al 6 agosto, sarà l’edizione numero 74.

Il programma? Si comincia venerdì 2 agosto: dalle ore 19.30, sarà aperto lo stand enogastronomico e, dalle ore 21.30, si balla con Dj Matrix e Mr. Cugi (ingresso gratuito).

Nella serata di sabato 3 agosto lo stand enogastronomico proporrà le rane fritte alla mottese, mentre la musica da ballare sarà suonata dall’orchestra spettacolo di Francesca Mazzuccato (ingresso gratuito).

Domenica 4 agosto, appuntamento con la tradizionale fiera dall’alba al tramonto, la prima “Green Farm”: mostra-mercato del peperone quadrato d’Asti e rassegna dell’agroalimentare, dell’artigianato e dell’hobbistica con l’esposizione di attrezzature per orto e giardino. Durante la giornata, a partire dalle ore 10, la Messa al campo sportivo, l’esibizione del complesso bandistico costigliolese e del gruppo di sbandieratori Alfieri di Costigliole d’Asti. Alle 12.30, il pranzo della fiera e, alle 19.30, la riapertura dello stand enogastronomico con il “matrimonio” tra la rana e il peperone. Ad allietare la serata ci sarà l’orchestra di Pietro Galassi e l’elezione di miss Motta 2019 (ingresso gratuito).

Lunedì 5 agosto, alle 19.30, sarà in programma la “grigliata sotto le stelle” e si ballerà con Sonia De Castelli e la sua orchestra (ingresso gratuito); alle ore 23 si potrà ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio.

La sagra si concluderà martedì 6 agosto, alle 22, con il concerto di Gabry Ponte: biglietto unico a 15 euro con prevendite su www.ciaotickets.com.  Per tutta la durata dei festeggiamenti, presso il campo sportivo, saranno attivi il banco di beneficenza, il servizio bar e il luna-park.

 

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Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere! https://www.gustosamente.it/al-contadino-non-far-sapere-quanto-e-buono-il-formaggio-con-le-pere/ Tue, 30 Jul 2019 13:25:44 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21614 Formaggio e frutta. Abbinamento ormai consueto, specie nelle ricette dove la creatività deve spingere lo chef alla ricerca di sensazioni e gusti capaci di discostarsi dal canonico salato e dolce.

Al di là delle cucine stellate, mangiare un pezzo di formaggio e un frutto, che sia una pera oppure una mela, è abitudine di molti ed effettivamente il gusto dell’abbinamento piace a tanti, ma attenzione a far sapere al contadino quanto sia buono a fine pasto gustarsi un pezzo di cacio con le pere!

Un detto che è stato tramandato da secoli e che nel linguaggio comune può indicare un suggerimento ad evitare di tenere nascosto a qualcuno un fatto che in realtà è evidente a tutti.

Ma da cosa deriva?

Partiamo da un punto: il formaggio nei tempi antichi, e parliamo di Medioevo, non era apprezzato negli ambienti nobili. Si trattava di cibo per poveri, semplice derivato da latticini che poco si confaceva con i palati esigenti dei più altolocati.

Ecco dunque che il formaggio era una tipica pietanza da poveri e solo con il Rinascimento avrebbe ottenuto la sua rivincita anche tra i ricchi.

Successivamente infatti il consumo del formaggio, specie a fine pasto, venne consigliato anche da medici che ne intravedevano la capacità di favorire la digestione.

L’origine del detto va collocato probabilmente tra questi due momenti: dopo il Medioevo e il totale diniego del formaggio e prima della sua completa riabilitazione. Un periodo in cui iniziava ad essere mangiato anche negli ambienti elitari e in cui si aveva la convinzione che gli apparati digerenti di ricchi e poveri fossero differenti.

C’era infatti la credenza, anzi l’assoluta certezza, che un popolano non potesse nutrirsi con gli elaborati cibi dei nobili in quanto il suo stomaco e intestino non avrebbero riconosciuto il cibo, portandolo ad ammalarsi così come un ricco non poteva certo addentare le pietanze dei meno abbienti.

Con l’introduzione del formaggio nelle tavole dei ricchi, ecco dunque che era necessario unirlo a qualche ingrediente elitario, come la frutta ad esempio, simbolo di dolcezza ed eleganza. In questo modo i nobili potevano così mangiare il derivato latticino, ma guai a dirlo ai poveri, ai contadini, in quanto l’assunzione di un tale abbinamento, per i loro stomaci assolutamente impreparati, sarebbe stato letale.

Ecco dunque la nascita del detto di non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere!

Storia che si mischia con la leggenda e i racconti popolari, anche perché nel Duecento e dunque in pieno Medioevo, in Francia esisteva già un proverbio che recitava: “Dio non ha mai fatto un matrimonio così riuscito come quello tra la pera e il formaggio”.

Dunque già allora, almeno in Francia, si consumava questo abbinamento, che ha comunque origine sicuramente nobile e che solo successivamente ha raggiunto le tavole di tutti noi.

 

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La storia della moka, una storia italiana. https://www.gustosamente.it/la-storia-della-moka-una-storia-italiana/ Fri, 26 Jul 2019 14:57:29 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21607 Chi ha detto che osservare la propria moglie svolgere i lavori domestici non sia un esercizio produttivo?
La prossima volta che la vostra o il vostro consorte vi rimprovereranno nel vedervi comodamente seduti sul divano mentre loro si occupano della casa, potrete tirare fuori la seguente storia.

Nel 1933 il piemontese Alfonso Bialetti, proprietario di una fonderia, si trovava a casa ad osservare la moglie che era impegnata nel lavaggio dei panni con la lisciveuse: la antesignana della lavatrice.

Si trattava di una sorta di pentolone dove l’acqua bollendo risaliva un tubo fino a quando ricadeva sugli indumenti e sul detersivo.
Quel movimento in salita dell’acqua in ebollizione, fece scattare qualcosa nella testa di Bialetti che iniziò a lavorare all’invenzione di quella che sarebbe diventata la caffettiera più famosa d’Italia: la moka.

Il caffè da quando regolarmente entrò nelle abitudini degli europei prese sempre più piede, anche se per secoli rimase una bevanda da nobili. Troppo costosi i chicchi e poi troppo macchinosa la produzione di filtraggio e produzione.
Gli artigiani napoletani nell’800 adattarono la caffettiera ideata dal francese Morize permettendo a tutti di godersi all’interno delle proprie case una buona tazza di caffè. La storia della caffettiera napoletana, chiamata Cuccumella ve l’abbiamo raccontata qui.

La moka completò il lavoro di avvicinamento del caffè al popolo iniziato dalla cuccumella grazie alla sua facilità di utilizzo e al suo prezzo modesto. Essendo proprietario di una fonderia a Crusinallo, nell’attuale provincia del Verbano, dove si producevano semilavorati in alluminio, Bialetti non poté che utilizzare questo materiale.

Terminata la guerra, nel 1946 il figlio di Alfonso, Renato Bialetti valorizzò l’invenzione della moka dando il via ad una impressionante strategia di marketing e iniziando una produzione su larga scala che permise allo Stivale, ancora scosso dal conflitto, di poter conoscere la caffettiera.

Il gorgoglio dell’acqua in ebollizione, l’impareggiabile profumo capace di sprigionarsi per tutta la casa, hanno raccontato decenni italiani fatti di risvegli, colazioni e pranzi.

Un successo che varcò i confini nazionali, tanto che la moka, specialmente nei paesi latini viene utilizzata regolarmente.

In Spagna, Brasile e Portogallo è conosciuta principalmente come “La cafetera italiana”, “napolitana”, oppure “cafeteira de rosca”.

Renato Bialetti rese ancora più iconica l’azienda di famiglia, grazie al logo dell’omino con i baffi che altro non era che una sua caricatura disegnata dall’amico e fumettista Paul Campani.
L’omino con i baffi divenne uno dei simboli del Carosello e permise alla Bialetti di entrare con forza nell’immaginario di tutti gli italiani.

Attenzione però: non tutte le caffettiere sono delle moke!

La Moka, che tra l’altro deve il suo nome alla città di Mokha nello Yemen, dove nel “Candido” di Voltaire il protagonista in viaggio verso l’Impero Ottomano venne ricevuto da un ospite che gli offrì una bevanda preparata con caffè di Moca e non mescolato con miscele di scarsa qualità, deve avere forme specifiche.

La vera moka non è mai cilindrica, ma deve essere un ottagono con manico in bachelite.

Al primo utilizzo è consigliabile farla andare a vuoto, senza caffè, facendo bollire l’acqua in modo da igienizzarla ed eliminare residui ed odori metallici, anche se il primo caffè “buono” solitamente arriva dopo 3 o 4 vuoti.

Da evitare poi di lavare la moka con saponi che oltre ad aggredire la superficie in alluminio, andrebbero ad alterare il gusto dei caffè successivi. E’ sufficiente una lavata in acqua fredda, indispensabile al fine di eliminare residui di miscela.

Oggi la moka non solo resta oggetto indispensabile per milioni di italiani, ma è simbolo del design italiano tanto da essere presente al MoMa di New York e alla Triennale di Milano.

 

L’azienda dopo la scomparsa di Renato Bialetti e con l’aumento della concorrenza ha subito diversi riassetti venendo alla fine venduta.

 

Resta però intatta la produzione della caffettiera, come resta intatta la sensazione capace di evocare a ciascuno di noi ricordi personali, nel momento in cui il gorgoglio dell’acqua in ebollizione e la sua fragranza indicano che il caffè ormai è pronto.

Storie italiane, storie di tradizioni familiari, storie di caffè.

 

 

 

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BUON APPETITO! PERCHÉ SI DICE E PERCHÉ NON ANDREBBE DETTO! https://www.gustosamente.it/buon-appetito-perche-si-dice-e-perche-non-andrebbe-detto/ Thu, 25 Jul 2019 15:00:08 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21602 Immaginate di essere invitati ad un matrimonio nel XVI secolo.

Raggiungete la dimora del ricco proprietario che da giorni ha fatto preparare decine di pietanze per festeggiare sua figlia fresca sposa.

Dopo il rito religioso, tutti seduti attorno a tavole imbandite ricche di carni di ogni tipo, pesce, verdure e frutti tropicali.

Prima di innalzare i calici e dare il via ai festeggiamenti, il padrone di casa si alza in piedi gridando “Buon appetito!”. E’ il segnale che si può iniziare a mangiare, anzi, ad ingozzarsi senza vergogna.

Le pietanze in passato erano molte, d’altra parte la riuscita di un matrimonio si misurava anche e soprattutto sulla possibilità di offrire agli invitati il maggior numero di cibo (in realtà spesso anche nei matrimoni moderni il metro di giudizio è stabilito sulla quantità e qualità del cibo).

Cosa voleva dire il padrone di casa con “Buon appetito”?
In pratica augurava a tutti una “Buona abbuffata!” sottolineando che gran parte degli invitati, nella vita di tutti i giorni, non potevano permettersi di mangiare così tanto.
Una sorta di frase elitaria dunque, detta dai nobili a chi, solo in occasione speciali, poteva abbuffarsi e soddisfare il proprio appetito senza sosta.

Con il passare dei secoli, il detto “Buon appetito” è arrivato ai giorni nostri, divenendo una frase di rito in quasi tutte le famiglie per dare il via al pranzo oppure alla cena.

Due parole innocenti che secondo il galateo indicano però una assoluta mancanza di educazione.

Ai giorni nostri, soprattutto in occasione di cene importanti, non è certo consigliabile augurare ai commensali una buona abbuffata.

Secondo altri esperti di bon ton, ai giorni nostri il termine Buon Appetito indicherebbe l’auspicio, di chi sta per assaggiare, che la pietanza sia commestibile. Come a voler dire “speriamo che la cuoca non abbia commesso errori di preparazione e che Dio ce la mandi buona…”.

Insomma, a meno che non siate invitati a nozze dei secoli scorsi, vi consigliamo di iniziare la cena con un bel sorriso e senza alcuna frase di circostanza.

 

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Perché fare la figura del cioccolataio? https://www.gustosamente.it/figura-del-cioccolataio/ Thu, 18 Jul 2019 10:54:33 +0000 https://www.gustosamente.it/?p=21514 “Fare la figura del cioccolataio”, ovvero fare una brutta figura, compiere un’azione, a tratti comica oppure una gaffe per cui poi si viene derisi pubblicamente. Come mai è nato questo detto, accostandolo al cioccolato, così tanto amato e apprezzato in tutto il mondo?

Partiamo dal luogo di origine: Torino, una delle patrie del cioccolato. Nei primi dell’800 molti pasticcieri avevano fatto fortuna vendendo lo squisito prodotto in diversi modi e forme. Diciamo che in Piemonte all’inizio del 19° secolo vi era una vera e propria mania per il cioccolato.

Un mastro cioccolataio riuscì ad arricchirsi molto grazie al suo lavoro e decise di spendere parte del denaro in una sfarzosa ed ampia carrozza, trainata da ben quattro cavalli.

Secondo la tradizione, il Duca Carlo Felice, uomo dal temperamento per nulla mite, tanto che per le sue politiche di repressione venne soprannominato Carlo “Feroce”, vedendo un umile cioccolataio girare per le strade di Torino con un simile carro, a differenza del suo che, come tutte le carrozze regali, erano trainati da due cavalli, si arrabbiò a tal punto da ordinare il sequestro del mezzo.

Per il Duca era un affronto vedere un umile cittadino a bordo di un carro più grande del suo e pare che ai suoi uomini più fedeli disse di non voler fare «na figura da cicôlatè», intendendo in questo modo di essere addirittura inferiore a quell’uomo.

Una seconda versione, che non si discosta di molto dalla precedente, ci parla di un cioccolataio di Genova a bordo di una sfarzosa carrozza in occasione di una presentazione di un teatro. Il carro in questione era molto più grande di quella del re e ciò scatenò ilarità tra il popolo, tanto che anche in questo caso, la carrozza fu sequestrata per non minare la “sacralità” del sovrano.

Secondo una terza variante, il cioccolataio fu addirittura scambiato per il re, che fece dunque una figura da … cioccolataio.

Al di là delle storie che sono state tramandate ai giorni nostri, secondo molti, la vera ragione del detto è che i pasticcieri, specialmente nell’800, nel corso della preparazione dei dolci da presentare sulle tavole dei nobili, si sporcavano molto e in diversi casi portavano le dolci pietanze con addosso ancora gli abiti segnati dal lavoro. Ecco dunque che in quel caso, in quel contesto così elegante, i pasticcieri facevano una autentica… figura da cioccolatai.

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