La folle storia del “Dracula italiano”, sognatore e sanguinario

Lo sapevate che Vlad III di Valacchia detto “l’Impalatore”, noto soprattutto con il nome patronimico di Dracula, ebbe un antesignano vicentino vissuto nella prima metà del Duecento?

Come l’emulo rumeno della metà del Quattrocento, il “Dracula” italiano fu un magnifico combattente, coraggioso spesso ben oltre la temerarietà, un astuto statista a cui faceva però da contraltare una totale malvagità, una violenza feroce, una sete sfrenata di sangue, un’assoluta mancanza di moralità. Un vero e proprio maniaco omicida, come si direbbe oggi, che terrorizzò per anni le città della pianura veneta, molte delle quali conquistate con un vero e proprio bagno di sangue innocente.

Il nome del “Dracula” vicentino è Ezzelino III, nato a Romano nel 1194 e passato alla storia con il soprannome di Ezzelino “il Tiranno”, “figlio del Diavolo”, “l’anticristo”. Un artista dell’inganno, un voltagabbana immorale, traditore di amici e parenti.

Ezzelino III da Romano.

Ritratto di Ezzelino III da Romano.

Ezzelino naturalmente non fu solo questo. Egli fu, come scrive in un saggio lo storico Giuseppe Tramontana, “il portatore di un progetto statuale che, in anticipo sui tempi, solo due secoli dopo troverà piena attuazione con le signorie toscana e lombarda. Fu indubbiamente un protagonista della storia veneta di quel periodo, anch’egli naturalmente condizionato dall’ambiente in cui si trovò ad operare.

Così se, di certo, non fu l’unico potente a macchiarsi di misfatti e nefandezze, fu però senz’altro il primo ad assumere le vesti del grande statista, capace di far leva sull’autonomia concessagli dall’imperatore (Federico II, ndr) per sperimentare una forma di potere su scala sovracittadina. E ciò accadeva in un’epoca ed in un’area geografica dominate dal particolarismo e dalla bellicosità dei Comuni.

Egli riuscì a collegare i vari centri ed i relativi territori, affidando a Verona il ruolo di capitale de facto di questa nuova entità politica … l’autore cosciente e pervicace di un progetto politico inglobante tutto il Veneto ed oltre, fino a Trento ed Aquileia a nord, a Brescia ad ovest ed a Mantova e Ferrara a sud”.

Peccato che per raggiungere i suoi obiettivi non esitò, ad esempio, ad occupare con la forza le terre di Treviso, benché appartenessero al fratello Alberico, a sottomettere Feltre e Belluno, divenendo “Signore” di tutti i paesi posti tra le Alpi di Trento e l’Oglio, uccidendo senza pietà i nemici che si arrendevano, confiscandone poi i bene e demolendo le loro case. Ad ogni minimo sospetto di cospirazione riempiva le carceri di prigionieri che poi faceva giustiziare tra indicibili sofferenze.

Tanta crudeltà, inusuale anche per il pur violento Medioevo, allarmò papa Innocenzo IV che nel 1254 lo scomunicò, bandendo perfino una crociata, incitando i vescovi e le città di Lombardia, Emilia e Marca Trevigiana a formare una lega per combattere il Tiranno.

Nonostante ciò, Ezzelino III continuò nella sua opera di espansione violenta. Si impadronì, col solito bagno di sangue, della città di Brescia, del castello di Priola, vicino a Vicenza, dove fece mutilare tutti quanti vi si erano rifugiati.

Ebbro di successo, si mise in marcia verso Milano. I milanesi cercarono di aggirarlo ma Ezzelino attraversò l’Oglio e l’Adda e puntò diritto su Monza. Respinto, attaccò il castello di Trezzo e s’impossessò di Cassano. Ferito ad un piede, tentò la fuga verso Bergamo, dove fu intercettato e catturato.

Uno storico del tempo così descrive la fine di Ezzelino III da Romano: “Condotto nella tenda di Buoso di Doara (suo antico alleato, pio unito alla lega dei crociati, ndr), cupo, minaccioso, ristretto in sé stesso, metteva spavento nei circostanti coll’immobilità dello sguardo inclinato, uno sguardo feroce, in un più feroce silenzio. Vedendolo in tanta miseria, gli mandarono medici perché ne prendessero cura. Ma egli strappa furiosamente le bende delle piaghe e dopo undici giorni di orribile agonia, trasportato a Soncino, ivi rende lo spirito ed ivi le esecrate ceneri hanno in terra riposo”.

Era il 27 settembre del 1259. Così volle morire “il figlio del Diavolo”, con la stessa feroce ostinazione con cui aveva in un sol giorno fatto trucidare diecimila padovani e come aveva giustiziato il fratello Alberico che, dopo essere stato costretto ad assistere all’uccisione dei suoi figli e delle sue figlie, fu attaccato alla coda d’un cavallo.

La morte di Ezzelino eliminava dai giochi certamente un signore che si era atteggiato a tiranno sanguinario, ma anche un grande uomo d’armi ed un grande politico, capace di farsi portatore di una utopia, quello di una grande signoria nella Pianura Padana, che solo per qualche tempo riuscì a realizzare. Con lui scomparve, oltre che il protagonista di un particolare periodo storico, un’intera epoca si sperimentazioni radicali del potere e di nuovi assetti territoriali. Stava per nascere l’Italia dei microstati.

Nel video, l’epilogo tragico di Ezzelino III da Romano raccontato dal Prof. Sante Bortolami dell’Università di Padova. La sequenza è tratta dal film documentario “Ezzelino III da Romano” di Toni Andreetta realizzato nel 1996.

Soncino, tomba di Dracula e paese di … duelli

Un lugubre rintocco di una campana accoglie, ogni mercoledì mattina, il visitatore di Soncino, paese del cremonese. E’ il suono che ricorda la morte di uno dei più feroci e sanguinari condottieri medievali, già posto da Dante nell’Inferno: Ezzelino III da Romano, denominato “Il figlio del Diavolo”. Soncino è, infatti, la tomba del cosiddetto “Dracula italiano”.

Rocca sforzesca di Soncino (CR).

La rocca sforzesca di Soncino (CR).

Ma questa è solo una delle tante storie che animano il vecchio borgo di ottomila anime adagiato su un piccolo dosso a guardia della Valle del fiume Oglio, da quarant’anni sede, a fine ottobre, della Sagra delle radici, dedicata ad un prodotto unico dell’agricoltura cremonese: la radice amara.

Posto al centro della Pianura Padana, Soncino ha sempre avuto una vocazione prettamente militare. La sua posizione strategica e difensiva ha sempre costretto i suoi abitanti a innalzare potenti opere militari di cui ancora oggi se ne possono osservare le imponenti strutture: la Rocca sforzesca e la cerchia muraria entrambe della seconda metà del XV secolo.

Soncino si trova incastonato tra le province di Cremona, Brescia e Bergamo ancora in territorio cremonese in un paesaggio ricco di vegetazione Locandinacon numerosi corsi d’acqua e fontanili. Un ambiente spesso selvaggio e misterioso come lo era la Selva Maggiore: la più grande foresta del territorio cremonese dove fino all’Ottocento c’era una cospicua presenza di lupi, ma in cui abbondavano anche gli esseri misteriosi. Il serpente gallo (una sorta di basilisco) oppure le anguane, simili a sirene di acqua dolce. Per non dimenticare la creatura più terrificante: il drago Tarànto che abitava le acque paludose dello scomparso lago Gerundo.

Le storie e le leggende non mancano e neppure i personaggi che hanno varcato le porte medievali del borgo: dalla Monaca di Monza (che visse a Soncino fino all’età di dodici anni), a Leonardo da Vinci, a San Pio V, tutti a lasciare un’impronta significativa di storia e leggenda all’interno del borgo murato.

In questo scenario di viaggio in un passato suggestivo si inserisce la Rievocazione Storica “Castrum Soncini, Certamen” (quest’anno si svolge nel week-end 4-5 ottobre, primo spettacolare evento di duello storico, scherma storica e scherma tradizionale in Europa.

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Bruno Brida

Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

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