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Accontentati di quello che passa il convento

«Anche se non ti piace il minestrone, vedi di fartelo bastare perché è quello che passa il convento!». Quante volte avete pronunciato una frase del genere? E quante volte da piccoli i vostri genitori o nonni hanno risposto in questo modo alle vostre lamentele a tavola di fronte ad un piatto per voi poco appetibile?

“Quello che passa il convento” è, dunque un’espressione, spesso ironica, per dire di accontentarsi, di prendere quello che viene senza troppe lamentele in quanto non ci sono alternative.

Ma qual è l’origine di questo detto? Non c’è una datazione certa, ma è chiaro che la frase derivi dalle opere di carità dei conventi medievali che con le loro cucine sfamavano poveri e viandanti. Il cibo, però, non era molto vario e chiaramente gli avventori dovevano accontentarsi di quello che trovavano. Tra l’altro il cibo veniva “passato” attraverso una finestrella che collegava le cucine con la sala comune dedicata al pasto.

Secondo un’altra teoria, che in realtà non si discosta molto dalla precedente, erano in realtà gli stessi monaci del convento che dovevano accontentarsi del proprio cibo, visto come dono di Dio, sebbene monotono e di scarse quantità.

In effetti molti conventi costruiti in zone lontane dai centri abitati, vivevano solo del raccolto dell’orto, spesso anche scarso a causa di condizioni climatiche avverse.

Pensateci, quindi, la prossima volta che di fronte ad un pranzo non di vostro gradimento, vorrete lamentarvi.

Riguardo Luca Brida

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