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Otto, l’ultimo nato dell’antico Ottavianello

Si chiama Otto l’ultimo vino dell’azienda brindisina Carvinea ottenuto da uve Ottavianello in purezza.

Otto (in omaggio alla varietà autoctona ottavianello e alla sua patria pugliese nella città di Ostuni) è figlio della passione e creatività di Beppe di Maria, patron dell’azienda Carvinea, che ha puntato sulla riscoperta dell’Ottavianello seguendo una sua intuizione vincente.

“La mia idea si è concretizzata nel 2013, quando ho convertito circa tre ettari di vigneto alla coltura dell’Ottavianello – commenta di Mariaun vitigno tipico della compresa tra Ostuni, Carovigno e San Vito dei Normanni, per lunghissimo tempo in oblio nel suo stesso territorio ma nel quale intravedevo un grandissimo potenziale. E ho subito coinvolto in questa avventura il nostro enologo Riccardo Cotarella, che ha condiviso il mio progetto e ha creato Otto , il vino che mancava. Il mio desiderio è che l’Ottavianello possa crescere all’interno del panorama vitivinicolo pugliese e guadagnarsi il suo giusto riconoscimento”.

Ottavianello, dalla Magna Grecia ad Otto

L’Ottavianello (o Ottaviano) è un vitigno a bacca nera, per le sue caratteristiche ampelometriche assimilabile al gruppo proles orientalis, di origine greco-caucasica.

Presumibilmente fu introdotto in Italia, nel periodo della Magna Grecia, o dalla popolazione dei focesi che fondò colonie in tutto il Mediterraneo o  dagli eubei, che si stanziarono in Campania nel IX secolo. Entrambe le ipotesi sono avallate dalla parentela genetica del vitigno con il Syrah e con l’Aglianico, entrambi a loro volta legati all’uva Dureza (la Duracina dei latini). Ha anche rapporti di parentela con un gruppo di varietà vicine geneticamente al Sangiovese (Frappato, Gaglioppo).

Diffuso in Francia nel Medioevo, l’Ottavianello sarebbe rientrato in Campania alla fine del XIII secolo con gli Angioini del governatore di Napoli e Avignone Carlo II, nel periodo della cattività avignonese.

Probabilmente l’introduzione del vitigno in Puglia si deve al marchese di Bugnano, che dal paese di Ottaviano, in provincia di Napoli, lo importò a San Vito dei Normanni (provincia di Brindisi) nella seconda metà del XIX secolo. Questo spiegherebbe l’origine del nome.

Fra gli autoctoni pugliesi a bacca nera meno diffusi, l’Ottavianello è ancora oggi tipico della zona di Ostuni ed è alla base dell’omonima Doc. È sopravvissuto anche in Sicilia dove è conosciuto come Grecu, in Grecia, chiamato Stephadampelos e si coltiva anche in Francia con il nome di Cinsault, anch’esso geneticamente affine con Syrah e Aglianico.

In Puglia l’Ottavianello è tipico del territorio brindisino: è alla base della Dop Ostuni oltre a rientrare nei disciplinari di numerose Dop salentine in blend con Negroamaro e Primitivo.

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