Chiesetta di Santo Spirito

Nella Chiesetta di Santo Spirito il Cristo sparato

Quasi al termine della Valle Aurina si trova la Chiesetta di Santo Spirito. Al suo interno un crocefisso che causò la morte di un sacrilego cacciatore.

Oscurata turisticamente per decenni dalla più nota Val Pusteria, con cui “condivide” quel piccolo gioiello che è Brunico, la Valle Aurina (Bolzano) può essere considerata una sorta di Scandinavia d’Italia. È, infatti, quassù che, almeno una volta ogni quattro-cinque anni, si possono ammirare le uniche aurore boreali visibili dalla Penisola. A questo aggiungere ottanta ghiacciai, pascoli di montagna e tanti boschi ed avrete il quadro mozzafiato di questa valle.

La parte termina della Valle Aurina

La parte termina della Valle Aurina

Ma se, dopo aver superato Tures (ed il suo splendido castello), Luttago, San Giovanni, vi spingete oltre Casere, ultimo paese della valle – dove la strada asfaltata lascia posto prima al sentiero e poi alla lunga mulattiera che porta alla Vetta d’Italia e al Picco dei Tre Signore – vi imbattete, dopo una comoda passeggiata di una ventina di minuti, nella Chiesetta di Santo Spirito, uno dei luoghi più mistici dell’Alto Adige (nella foto d’apertura).

La Chiesetta di Santo Spirito è la chiesa più antica della valle, costruita per i minatori che lavorarono nella miniera di rame della vicina Predoi e dedicata ai viaggiatori e gli allevatori che usarono il Passo dei Tauri, a 2633 metri d’altitudine, per transumanze dalla Valle Aurina all’Austria.

La data esatta della costruzione della chiesa è sconosciuta. Secondo una leggenda, in questo posto si sentiva ripetutamente il suono di una campana sottoterra. Scavando, venne alla luce un ritratto dello Santo Spirito. Dopo essere stato portato via, il ritratto fu di nuovo trovato dietro la roccia accanto alla chiesa. Per questa ragione fu presa la decisione di costruire una cappella proprio qui, ovviamente dedicata allo Santo Spirito.

Il Cristo “fucilato” della Chiesetta di San Spirito

Le prime documentazioni che riguardano la chiesetta risalgono al 1455, quando fu consacrata dal cardinale Nicola Cusano, Principe Vescovo di Bressanone. Nel 1500 la chiesetta fu ingrandita e nel corso di questi lavori le opere d’arte presenti nella chiesa furono tolti. Nel 1981 sono state inserite nuovamente nella cappella, oggi protetti da un armadio blindato.

Per gli amanti dell’arte questa bella chiesetta alpina propone altre chicche, come una rappresentazione della SS Trinità, una serie statue lighee dedicate a Sant’Osvaldo, Kilian e Sant’Orsola, San Francesco e a Sant’Andrea, oltre a diversi arazzi e dipinti di un certo pregio

Impressionante il crocefisso conservato all’interno dell’edificio sacro, il cui il torace del Cristo è vistosamente trafitto da tre proiettili di fucile.

La storia / leggenda parla di un cacciatore che, in cammino verso una gara di tiro aldilà delle montagne, abbia voluto provare la sua mira utilizzando come bersaglio proprio quel Cristo, al tempo posto nei pressi del maso Prastmann. Il cacciatore vinse il primo premio, un toro, che sulla via del ritorno cominciò ad impazzire e proprio davanti al crocifisso profanato uccise l’uomo a cornate.

Gastronomicamente la Valle Aurina è nota (a pochi intimi per la verità) per il suo formaggio grigio. Chi vuole conoscere la vera cucina della Valle deve farlo su un maso di montagna, come il Kofler zwischen den Wänden, consigliato dal Gallo Rosso.

Questo maso, che si trova ad Acereto, a 1530 metri d’altitudine, è stato costruito nel 13esimo secolo e ancora oggi mantiene il suo aspetto originale. Le specialità sono: il burro fatto a mano, il latte fermentato e la merenda con lo speck e il formaggio tipico.

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