Uno scorcio pittoresco di Sauris

Oh mia Carnia, sì bella e sconosciuta

La Carnia, parafrasando il Nabucco, è tanto bella quanta sconosciuta al turismo. È uno scrigno di bellezze naturali, di paesi pittoreschi e di una gastronomia dai mille sapori.

Uno scorcio pittoresco di SaurisCarnia, per il turista frettoloso che si trovi a passare per la parte alta del nostro Nord-Est, è poco più di “un’espressione geografica”, come avrebbe detto il buon vecchio principe Klemens von Metternich. Al massimo, per il turista frettoloso, la Carnia è una sorta di corridoio che collega le montagne del famoso Cadore alle spiagge del mare friulano (Lignano Sabbiadoro e Grado) e a quelle più orientali della provincia di Venezia (Bibione e Caorle).

Ovviamente, la Carnia – estremo lembo settentrionale della provincia di Udine – è molto di più. È innanzitutto un crogiolo di paesi e paesini diversi fra loro per tradizioni e anche per “lingua” (italiano, friulano, carnico, saurano e timavese, questi ultimi due antichi dialetti tedeschi), tutti uniti però dall’orgoglio dei loro abitanti, dall’attaccamento alla loro terra.

I Comuni della CarniaTerra che può tremare come successe quarant’anni fa, che ebbe per epicentro di distruzione Gemona del Friuli, e come è successo, in modo decisamente meno traumatico, anche nel novembre scorso, con un movimento tellurico con epicentro a cinque chilometri da Sauris, il paese del famoso prosciutto.

Il carattere della gente carnica è quello dell’anziana contadina, intervistata subito dopo il devastante terremoto del 1976. Alla domanda del giornalista, un giovane Bruno Vespa, che le chiedeva se, dopo quanto successo, intendesse abbandonare il suo paese, rispose tranquilla: “Questa è la mia terra, qui ho i miei ricordi, qui sono seppelliti i miei morti. Non l’abbandonerò mai. Ricostruiremo qui la nostra casa, non io perché sono ormai anziana, ma di sicuro i miei figli. I terremoti? Sono fatti naturali, come i temporali e le piene … bisogna accettarli”.

Vago col pensiero di te, terra mia / che mi procuri tanta nostalgia.
Qui cominciano le mie origini, / qui nascono le mie radici.
Una casa povera / che tutto mi ha dato, / ma che in giovane età / ho presto lasciato.
Ho lasciato col corpo / ma non col cuore / e ogni volta che torno / trovo calore.
Calore di te, terra mia / e della strada che mi porta / dalla madre mia.
Non c’è via più bella, / non c’è strada più cara / che raggiungere te, terra, / te, casa, te, madre
.
(“Nostalgia” di Lucia Mattia, cjargne.it )

Graffito su una roccia del Pal Grande (da graffitidiguerra.it)La Carnia (Cjargne in friulano standard, Cjargna o Cjargno in friulano carnico, Karnien in tedesco) cela profonde ferite inferte anche dall’uomo. Terra di confine con l’austriaca Carinzia, è stata devastata dalla Grande Guerra ed ha patito durante la Seconda Guerra, con vicende quasi tutte sconosciute ai più.

Per il carnico, storia, tradizioni e perfino gastronomia sono un tutt’uno, da difendere accanitamente da contaminazioni esterne ma da condividere spontaneamente con il forestiero curioso.

Ad esempio, se capitate a Villa Santina, paese baricentrico della Carnia, fermatevi al Rap di Uve: tanto è sulla strada che dal Cadore porta al mare, in via Cesare Battisti 20. Qui, tra una degustazione di Friulano o di Verduzzo passito dei Colli Orientali  (una vera delizia!) ed un assaggio di formaggi di malga (altra delizia!), Igor Fantini, il proprietario di Rap di Uve, è sempre pronto a darvi indicazioni su cosa vedere e su cosa fare.

Bevendo assieme a voi un bicchiere di vino, può sorprendervi con “domani sono libero. Se volete, posso accompagnarvi sopra Timau, a vedere le fortificazioni del Pal Grande e del Pal Piccolo, dove fino al ‘17 alpini e alpenjagër si sono massacrati. Pochi le conoscono ma, vi assicuro, vale la pena di vederle, se non altro per lo spettacolo che si gode da lassù”.

Igor è il tipico prodotto di questa terra. Dopo aver girato mezza Europa facendo i lavori più diversi, è tornato a casa e con i soldi guadagnati ha aperto a fine 2015 il suo Grap di Uve. Grande quanto basta per accogliere gli amici nelle varie serate di degustazione a tema. “Sai quanto mi è costato arredare questo locale? Poche migliaia di euro. Tutto quello che vedi l’ho costruito io, compresi i grossi serbatoio d’acciaio. I tavoli sono stati realizzati con la motosega da amici, il resto l‘ho recuperato in giro, pulito e sistemato”. Il risultato è un ambiente misto di modernità e di vintage rustico che invita alla convivialità.

Vino, birra, ma non solo, perché Igor Fantini propone in piccole bacheche una selezione di prodotti della sua Carnia. “Sono frutto di piccoli produttori: alcuni sono amici miei, altri li vado a cercare quasi di valle in valle. Meritano di essere conosciuti perché sono genuini, fatti con passione come tradizione comanda. Nel mio piccolo cerco di fare loro pubblicità. Magari, unendo le forze contribuiremo a far arrivare i turisti anche da noi”.

È anche il nostro augurio ad una Carnia che se lo merita. Ma avremo altre occasioni per parlare di questa terra “sì bella e sconosciuta”.

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