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Carnevale di Acireale, per gli inglesi è tra più belli

Alcune delle maschere allegoriche del Carnevale di Acireale
Alcune delle maschere allegoriche del Carnevale di Acireale

La tradizione vissuta ad Acireale (Catania) di un grande festeggiamento del Carnevale risale alla fine del Cinquecento con il carattere di una manifestazione spontanea e con la partecipazione pressoché totale della popolazione.

Nel 1600 ebbe inizio l’usanza di duellare a suon di uova marce e agrumi per le strade, ma nel 1612 un bando della Corte criminale di Jaci  (Aci, ndr) vietò categoricamente ai cittadini di qualunque ceto, di “giocare” al tiro di arance e limoni durante il periodo di “carnelivari” a causa di gravi fatti (feriti e danni alle cose) accaduti negli anni precedenti.

Nel 1880 nasce la tradizione dei grandi carri allegorici e dei carri infiorati che percorrono le strade cittadine, affiancati da minuscoli carri, i lilliput, condotti dai bambini.

Il Carnevale acese – che nel 2017 il Giornale inglese The Guardian ha inserito tra i più belli d’Europa – si riconosce attorno alle maschere storiche di Abbatazzu e dei Baruni.

L’Abbatazzu è una delle maschere più antiche del carnevale acese, storicamente in uso dal 1667. Vestiti in maniera stravagante, gli Abbatazzu usavano portare grandi parrucche bianche in testa, indossavano abiti di Damasco ricchi di fronzoli ed andavano in giro con grossi libri. Avevano un grande tovagliolo appeso al collo, che era un antico segno dato alle persone infette e probabilmente aveva l’intento di esorcizzare le paure di un periodo storico (il XVII secolo) travagliato da gravi pandemie.

L’Abbatazzu era anche detto Pueta Minutizzu perché aveva l’abitudine di recitare delle poesie grottesche e maliziose. Secondo alcuni storici, la maschera ironizzava sulla classe clericale del tempo, ed in special modo sull’Abate-Vescovo di Catania, Monsignor Michelangelo Bonadies, nella cui diocesi ricadeva la cittadina. Il Baruni è, invece, la maschera introdotta successivamente all’Abbatazzu, utilizzata per mettere alla berlina l’aristocrazia ed i potenti in genere.

Logo ufficiale del Carnevale di Acireale
Logo ufficiale del Carnevale di Acireale

Manti furono la figura che un tempo ebbe maggior successo nella tradizione del carnevale acese. Coperti da grossi mantelli di seta nera, che celavano l’identità, furono paragonati ai Bautta veneziani.

La figura fu poi sostituita nel tempo dal Domino. Anche il Domino era una maschera completamente nera che celava l’identità, ma con vesti meno ricche. Il costume fu poi bandito per motivi di pubblica sicurezza nei primi anni del XX secolo, poiché alcuni malviventi usavano travestirsi per poi confondersi tra la folla intenta a festeggiare il carnevale, dopo aver compiuto delitti.

Caratteri peculiari della manifestazione acirese sono i carri allegorico – grotteschi. Sono grandi costruzioni in cartapesta, più precisamente in cartone romano, che trattano argomenti di satira e costume sociale. Sono caratterizzati oltre che dal soggetto, anche dal colore, ma soprattutto dagli effetti combinati di luci e movimenti di alcune parti che generalmente si attivano appena giunti nelle zone centrali della città.

carristi lavorano nei cantieri, fra progettazione e realizzazione per diversi mesi. Da circa 30 anni alla realizzazione dei carri è dedicato un apposito spazio coperto dove trovano spazio i diversi cantieri.

I carri allegorico grotteschi dei maestri carristi acesi sono realizzati in cartone romano. La differenza tra la cartapesta e il cartone romano consiste nelle tecniche di lavorazione, che rispondono ad esigenze differenti. Mentre la cartapesta è sostanzialmente un impasto di carta e colla, il cartone romano è il risultato della stratificazione di fogli di carta e colla. Il cartone romano risulta più elastico e deformabile, pertanto maggiormente resistente alle sollecitazioni fisiche a cui i carri sono soggetti nei loro movimenti.

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