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Sul cammino di San Guglielmo, lungo la “terra di mezzo”

Anche in Italia, dopo Spagna e Francia, sta riscoprendo il fascino dei “cammini devozionali”, ossia quegli itinerari percorsi soprattutto nel Medioevo da pellegrini per raggiungere santuari particolarmente importanti per la fede.

Uno di questi è il Cammino di San Guglielmo. È il percorso compiuto dall’eremita scalzo San Guglielmo da Vercelli, vissuto dal 1085 al 1142 ed oggi patrono dell’Irpinia, lungo la cosiddetta terra di mezzo, il tratto di dorsale appenninica che congiunge l’area costiera della Campania alla piana pugliese.

Il logo del Cammino di San Guglielmo
Il logo del Cammino di San Guglielmo

È un cammino per tutti, percorribile in primavera, con il clima ideale per percorrere lunghi tratti a piedi o in bici; in estate, quando si può godere del fresco e staccare la spina dai ritmi della città; in autunno, quando vengono a maturazione le castagne, le noci, le nocciole, le olive e l’uva da cui derivano vini noti quali il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo ed il Taurasi. Infine, in inverno quando la neve copre di bianco le vette ed i tratti più alti dei sentieri e le comunità si raccolgono attorno ai focolari per antichi riti propiziatori tipici di un popolo ancora molto legato all’agricoltura.

Una figura enigmatica

La figura di San Guglielmo è associata a quella del lupo che riuscì ad addomesticare. Il lupo, che ancora vive nella zona, è il simbolo dell’intera area del cammino, l’Irpinia, il cui nome deriva proprio dal termine osco hirpus, che significa appunto lupo.

La vita di San Guglielmo da Vercelli è enigmatica, inquieta, per certi versi anche contraddittoria: ad esempio, indossava cerchi di ferro ed armature ma non portava armi, suscitando nei viandanti sentimenti non sempre chiari, così come nell’episodio presso Cognato ove venne picchiato e sfigurato da un cacciatore.

Ma allo stesso tempo è la personalità del Santo che emerge con forza. Santo vissuto nel Medioevo, prima di San Francesco d’Assisi, che amò i poveri e le creature semplici, uomini e animali, descritti nei miracoli da lui compiuti in modo semplice.

Lo scenario è quello della Lucania e dell’Irpinia popolata da animali selvatici quali lupi, cinghiali, uccelli e coperte da estesi boschi. Il Cammino è quello di un pellegrino, un penitente che si fece eremita e che dedicò la propria vita agli altri. Percorse a piedi i tratturi, portando con sé il messaggio della propria fede in Dio.

Rappresentazione mistica di San Guglielmo da Vercelli

Durante il suo Cammino gli parlò Dio, gli apparve Gesù Cristo (una volta assieme a San Giovanni) e gli fecero visita in numerose occasioni gli angeli. Incontrò, divenendone amico fraterno, San Giovanni da Matera, fondatore dell’Abbazia di Santa Maria di Pulsano e Abate di Sant’Angelo del Gargano, che con lui condivise pane, acqua e lo stesso povero tetto, spesso una grotta, una cavità di un albero o una capanna di frasche.

Ma incontrò anche malfattori, furfanti, ladri e ossessi che inflissero sul suo corpo ulteriori ferite. Fece miracoli e rappacificò i signori Normanni, l’uno contro l’altro armati. Per il bene del popolo divenne confessore di Re Ruggero II d’Altavilla, re di Sicilia; dal Re ricevette i mezzi per costruire chiese e monasteri.

San Giovanni da Matera lo curò dalle ferite inferte dai ladri ad Oria, e gli predisse presso il monastero di Ginosa la fondazione della Nuova Religione che Dio voleva (l’Ordine Monastico dei Verginiani dell’Abbazia di Montevergine e di quello del Goleto). Santo vissuto nel Medioevo, prima di San Francesco d’Assisi, che amò i poveri e le creature semplici, uomini e animali, descritti nei miracoli da lui compiuti in modo semplice.

Il cammino dei Palmieri

Ritornando all’itinerario, questo attraversa paesaggi incontaminati, borghi suggestivi da cui trasse l’ispirazione Giambattista Basile per la sua raccolta di fiabe lo cunto de li cunti, da cui è tratta la prima versione di Cenerentola.

Il Cammino percorso da San Guglielmo da Vercelli era quello dei Palmieri. Erano così chiamati i pellegrini diretti a Gerusalemme, che durante la strada di ritorno dalla Terra Santa erano soliti portare come simbolo la “palma di Gerico”, da cui deriva il nome Palmieri.

L’itinerario completo del Cammino di San Guglielmo parte dal Santuario della Madonna di Montevergine, nel comune di Mercogliano (Avellino), e si conclude all’Abbazia di Goleto (Sant’Angelo dei Lombardi, Avellino) dopo 70 chilometri, quattro giornate di cammino e cinque tappe. La difficoltà è bassa.

Il Santuario della Madonna di Montevergine (raggiungibile con una funicolare inaugurata quasi un secolo fa, secondo impianto di questo tipo in Europa per dislivello) è da secoli un luogo di culto che richiama migliaia di pellegrini provenienti dal napoletano e da tutta l’Italia Meridionale.

È un luogo ricco di storia e leggende, in cui furono conservate a lungo le reliquie di San Gennaro, patrono della città di Napoli e famoso per il miracolo della liquefazione del sangue, e che ospitò la Sacra Sindone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Punto d’arrivo del percorso è la cittadina monastica del Goleto (nel video), in cui San Guglielmo morì. Fu a lungo centro di un potere che si estendeva su un ampio territorio, il cui tratto distintivo fu la presenza di una figura femminile, la Badessa.

Il Goleto si trova in prossimità dell’altopiano del Laceno e del Monte Cervialto, nota località di turismo rurale. Di straordinaria suggestione, lungo questo tratto di strada, è Mefite, un laghetto ribollente di vapori sulfurei, magico ed inquietante, cantato nell’Eneide da Virgilio.

 

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