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Quando il bottone era simbolo di ricchezza

La moda come l’intendiamo noi nasce nel Medioevo, almeno nei suoi elementi basilari. Prendiamo, ad esempio, l’umile bottone.

Abito medievale con bottoniEbbene, proprio il bottone, per secoli compagno fedele dell’asola in un infinito numero di indumenti ed oggi insidiato dall’anonima zip, ha origini tutt’altro che modeste e può essere considerato un vanto annoverato tra le invenzioni italiche più geniali.

Il bottone fa il suo primo timido debutto nell’Italia del Duecento (anche se la Francia di quel tempo ne rivendica la paternità) per poi esplodere successivamente.

“All’inizio – scrive Chiara Frugoni nel suo piacevole Medioevo sul naso – il bottone fu trattato come fosse un ornamento, fabbricato e venduto dai gioiellieri. Le donne (ovviamente quelle d’alto lignaggio, ndr) erano disposte a spendere e a fare spendere talmente tanti denari ai familiari per tale acquisto da incorrere nel rigore delle leggi contro il lusso”.

Infatti, nel 1400 il bottone cadde vittima delle cosiddette Leggi Suntuarie, che regolavano il lusso dell’abbigliamento cittadino per evitare inutili ed immorali sfarzi. Una di queste, emanata a Firenze nel 1415, recitava testualmente: “La donna non possa, ardisca e presuma portare più argento che una libbra d’imbottonatura”.

Non è che poi gli uomini fossero diversi dalle donne in questa costosa passione. Ad esempio, papa Clemente VII (1478-1534) si faceva fabbricare i bottoni uno ad uno addirittura da Benvenuto Cellini.

Clemente VII ritratto da Sebastiano del PiomboI bottoni erano segno di potere e di ricchezza e in certe occasioni i re, per impressionare altri sovrani, caricavano gli abiti di migliaia di bottoni preziosi, come fece Francesco I (1494 -1547), re di Francia, nell’incontro con il sultano Solimano il Magnifico. Ad un certo punto, però, Francesco I fu costretto a cambiarsi d’abito, non reggendo più il peso di quel numero incredibile di bottoni: si dice che fossero 13.600!

Progressivamente la funzione pratica dei bottoni divenne evidente e si iniziò a produrli in ottone, in rame e perfino in vetro. “I bottoni – spiega la storica Chiara Frugonipermisero per la prima volta alle dame del 13° secolo di indossare vestiti aderenti che davano slancio alla figura e di modellare la forma del braccio con maniche strette”.

In questo modo era necessario minor tessuto per realizzare un vestito. Un vantaggio? Al contrario, perché a quei tempi proprio la grande quantità di tessuto indossato era uno dei tanti indici di ricchezza. Si supplì con lo strascico e con la sovrapposizione di diversi capi di vestiario, in modo da utilizzare ancora molta stoffa!

A proposito, sapete l’origine dell’espressione “attaccare bottone”? L’espressione, decisamente negativa, s’ispira alle mosse del sarto che deve attaccare un bottone alla giacca del cliente. Quest’ultimo deve rimanere immobile per tutto il tempo dell’operazione elaborata e ripetitiva in cui l’ago viene ripassato più e più volte attraverso la stoffa. Immobilità e noiosità di questa attività hanno fatto sì che l’espressione venisse traslata nel linguaggio quotidiano per indicare la persona che ferma qualcuno a lungo con discorsi lunghi e noiosi.

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