Basilica del Corpus Domini, il miracolo dell’ostia sospesa a Torino

Torino è una città magica e miracolosa e la storia che ha come protagonisti la Basilica del Corpus Domini e la famosa ostia ne sono un chiaro esempio!

Per capire la città magica è necessario comprendere che il luogo dove sorge e il suo orientamento non sono casuali. Torino, infatti, ha una pianta romana, con il tracciato che apriva le quattro porte d’accesso sui quattro punti cardinali, mentre la via principale seguiva la linea ascendente del sole.

La tradizione esoterica la vuole come uno dei tre vertici del triangolo della magia bianca, insieme con Praga e Lione, ma anche come punta di un altro triangolo, quello della magia nera, che tocca Londra e San Francisco.

Inoltre, il capoluogo piemontese è costruito sul 45° parallelo, segnalato dall’obelisco con in cima l’astrolabio situato in piazza Statuto (uno uguale si trova ad undici chilometri di distanza alla fine di corso Francia).

Infine, la città sorge alla confluenza di due fiumi, il Po e la Dora, che formano un anello d’acque attorno alla città. Il Po rappresenta il Sole, e quindi la parte maschile, la Dora è la Luna, quella femminile.

Fin qui i primi rudimenti sulla Torino magica. Passiamo ora a quelli connessi alla Torino miracolosa, con la storia della Basilica del Corpus Domini.

Nel 1453, durante la guerra tra la Francia e il Ducato di Piemonte-Savoia, dopo aver attraversato le Alpi, i soldati francesi saccheggiarono Exilles, un villaggio della Valle d’Oulx, compresa la chiesa, da cui fu asportato tutto, compreso un ostensorio con l’ostia consacrata.

Torino, chiesa del Corpus DominiI ladri buttarono tutto nei sacchi portati intenzionalmente e si diressero a Torino, dov’era più facile piazzare la “merce”. Oltrepassate Susa, Avigliana e Rivoli, arrivarono a Torino il 6 giugno, ottava della festa del Corpus Domini.

Nessuno si sarebbe accorto di nulla se un mulo non avesse incespicato e non fosse caduto, rifiutandosi di rimettersi in piedi, nonostante le grida e le bastonate dei ladri. Ma soprattutto se dal sacco legato sul basto del mulo non fosse caduto a terra l’ostensorio e l’ostia consacrata fosse rimasta sospesa in aria, luminosa come un sole in miniatura.

In un attimo la notizia del fatto miracoloso attraversò la città. Accorse una gran folla capeggiata dal vescovo. Alla sua presenza un sacerdote alzò un calice verso l’ostia, quasi invitandola a posarvisi. Avvenne proprio così, perché pian piano essa si abbassò come il sole quando tramonta e si fermò sul calice che fu portato in processione nella cattedrale di S. Giovanni.

La prima testimonianza del miracolo, firmata da undici testimoni, è andata perduta, ma ne rimane un riassunto, conservato nell’archivio municipale in una cassetta di cipresso costruita appositamente per questo.

Sul luogo del miracolo prima fu innalzata una colonna, poi nel 1607 Ascanio Vitozzi costruì, su commissione di Carlo Emanuele I, la Basilica Del Corpus Domini a campata unica, nella quale è conservata ancora una lapide in ricordo del fatto miracoloso.

L’ostia non c’è più: venerata per una quarantina d’anni, fu consumata per ordine della Santa Sede “per non obbligare Dio – si legge nei documenti – a fare un continuo miracolo, conservandola intatta.”

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