Ritratto di Antonio Veneziano

Antonio Veneziano, poeta tutto cappa e spada

Antonio Veneziano, poeta grande amico di Cervantes, amò le donne e la penna quanto la spada.

Ritratto di Antonio VenezianoLa storia delle letteratura italiana è piena di personaggi affascinanti che potrebbero benissimo stare a fianco di Johnny Depp nella saga cinematografica Pirati dei Caraibi. Uno dei questo è il siciliano Antonio Veneziano.

Se vi capita di di leggerne la biografia, Antonio Veneziano sembra infatti un personaggio uscito da un libro di cappa e spada, per la sua vita avventurosa e per il suo temperamento che lo invischiarono in vicende dai contorni torbidi. Nella storia della letteratura viene, invece, ricordato per essere stato uno dei più grandi poeti che scrissero prevalentemente in siciliano.

Antonio Veneziano nacque all’inizio del 1543 a Monreale (Palermo), nel quartiere del Pozzillo, e, dopo aver studiato presso un collegio di Gesuiti, fu al centro di una lunga serie di problemi giudiziari: prima con la famiglia per questioni d’eredità, poi anche per un presunto assassinio e un rapimento.

Cui facissi d’iłłu notomia in ogni parti ci truviria a N.
Quandu, tiranna, a casu ti placissi
di fari di mia stissu notomia,
e carni e sangu et ossa mi vidissi
per satisfazioni tua e mia,
iu letu e tu contenti ristirissi
e satisfatta la tua chirurgia,
perchì di parti in parti scopririssi
chi tu sì ngrata e iu moru per tia.
(da Celia – Libru Primu)

Probabilmente per evitare gli strali della giustizia, Antonio Veneziano decise di mettersi al servizio di Carlo d’Aragona. Durante un viaggio per conto del principe, fu catturato dai pirati ed imprigionato ad Algeri. Nelle celle algerine – ma qui la storia si confonde con la leggenda – avrebbe conosciuto Miguel de Cervantes. Ciò che è certo che ne fu amico, tanto da dedicargli, nel 1579, una epistola in dodici ottave, opera che l’autore del Don Chisciotte reputò di un certo valore tanto che quasi settanta versi vennero reinseriti nella commedia El trato de Argel che narra della prigionia in Algeri.

Che l’amicizia con Veneziano fosse venata di ammirazione da parte di Cervantes, lo si deduce dalla novella El amante liberal in cui lo spagnolo narra di un prigioniero siciliano che sapeva magnificare, nel ricordo, la bellezza della sua donna esprimendosi in versi sublimi. Probabilmente si trattava della Celia, l’opera più famosa di Antonio Veneziano, dedicata quasi senz’altro alla donna amata, anche se alcuni identificano la destinataria dell’opera in una nipote, altri nella vice regina di Sicilia, altri in Isabella La Turri e altri ancora in Franceschella Porretta.

Pianta del 1581 del Castello a MareNel 1579 Antonio Veneziano fu liberato e tornò a Palermo dove morì quattordici anni più tardi in modo avventuroso, come avventurosa fu tutta la sua vita.

Imprigionato nel 1588 nel carcere del Castello a Mare per aver scritto un libello contro il governo, Antonio Veneziano morì in seguito scoppio della vicina polveriera. La leggenda narra che il suo corpo fu rinvenuto tra le macerie con un grappolo di uva in mano.

L’opera letteraria di Antonio Veneziano è vastissima. Scrisse, come già ricordato, prevalentemente poesie in siciliano, ma si dedicò anche all’italiano e al latino. Tra gli altri componimenti spiccano diverse satire e rime burlesche, alcune delle quali fonte di guai per il nostro Veneziano.

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