Altar Knotto e la leggenda dello zoccolaio

Altar Knotto significa, nell’antica lingua cimbra, “altare di pietra”. Si tratta di enorme masso a forma di testa di sfinge a cui si affianca una tavola di roccia piatta.

La suggestiva posizione di Altar KnottoAltar Knotto si trova non lontano dal paese vicentino di Rotzo, appollaiato sul crinale dell’altopiano di Asiago in un equilibrio quasi impossibile sul baratro della Val d’Astico, che s’incunea tra l’Altopiano dei Sette Comuni, a est, e i rilievi del massiccio del Pasubio, a ovest.

Alter Knotto è un luogo di grandissima suggestione che sembra emanare una sua forza magica, soprattutto di sera o meglio di notte con un cielo limpido che permette di accostare il cielo stellato a questa specie di altare magico che per forma e ambientazione, richiama alla mente gli antichi riti celebrati in favore delle divinità germaniche Thor, Odino, Ostera e Frea che, stando alla leggenda, abitavano la cima del vicino Monte Altaburg, o “Borgo degli Dei”.

Su questo altare pagano infatti, la tradizione narra che i Cimbri, l’antico popolo nordico che abitava l’Altopiano dei Sette Comuni, offrisse doni e compisse sacrifici in onore degli spiriti dei boschi, dei monti e delle sorgenti. Credevano, infatti, che pietre del genere fossero dense di energie positive e che dentro o sotto di esse, soggiornassero le benefiche entità dei Genj e i dei Nani.

Poi arrivò il Cristianesimo che Il Cristianesimo tuttavia cambiò radicalmente tali usanze, la mortificazione e il disprezzo di tali luoghi e credenze infatti finì per allontanare progressivamente le genti, portando la tradizione popolare a credere che tali località fossero il luogo in cui soggiornasse l’autore d’ogni male, “ Il Demonio”. Non per niente, infatti, Altar Knotto è per gli abitanti di S. Pietro di Valdastico “La Pria del Diavolo” o “El Scagno del Diavolo”.

Il diavolo e lo zoccolaioAltar Knotto a strapiombo sulla Val d'Astico

Ad Altar Knotto, come “Pietra del Diavolo” o “Sedia del Diavolo” è legata una leggenda suggestiva leggenda. Questa narra di uno zoccolaio (oggi si direbbe un calzolaio) di Lusèrna, ritornando dal mercato, fosse depredato e percosso dai briganti che infestavano la Val d’Àstico. Fu trovato da un frate del vicino convento di S.Pietro che, riconosciutolo, lo portò in convento e lo curò.

Il malcapitato si lamentava delle ferite, ma molto di più, della perdita del suo modesto guadagno. Il frate si offrì di aiutarlo indicandogli un enorme masso squadrato che si stagliava contro il cielo: Altar Knotto, l’antico altare sacrificale dei cimbri, conosciuto anche col nome di Tiufelstein, la Pietra del diavolo.

Gli spiegò che il diavolo aveva nascosto un tesoro in un anfratto bloccato proprio da quell’enorme masso. Lui assieme ad altri valligiani lo avevano cercato senza successo, ne si poteva tentare di smuovere o scavare attorno all’enorme macigno perché già in equilibrio instabile sarebbe crollato il costone sulla valle con grave distruzione, ma soprattutto avrebbe lasciato aperta una porta degli inferi dal quale sarebbero usciti diavoli ed anime dannate a portare disgrazie, e morte.

Però in precisi giorni dell’anno, il diavolo, sotto le sembianze di un grande pipistrello, si recava alla pietra per ammirare il suo tesoro, portava il forziere sulla superficie di quell’altare diabolico e ventilava oro e argento come fa il contadino nel separare la pula dal grano.

Il frate lo spiava da tempo ed una volta, era suonata la campana del convento mentre il diavolo era impegnato in questa operazione. Il pipistrello infastidito dai sacri rintocchi aveva chiuso il forziere ed era volato via lasciando momentaneamente incustodito il suo tesoro.

Chi fosse stato abbastanza coraggioso ed avesse aspettato il momento giusto avrebbe potuto approfittarne, ma se non fosse stato abbastanza veloce il diavolo lo avrebbe catturato e portato insieme al forziere negli inferi sotto all’Altar Knotto. Il tempo era appena sufficiente, se tutto fosse andato bene, ad aprire la serratura, rubare qualche oggetto, e fuggire. Chi si fosse attardato sul tesoro, sorpreso dal diavolo, sarebbe stato gettato per sempre tra le fiamme dell’inferno.

Lo zoccolaio, pur impaurito, decise di tentare. Mancava poco ad una di quelle sere in cui il diavolo effettuava la sua visita. Lo zoccolaio rimase al convento e si esercitò tutto il tempo ad aprire serrature e lucchetti. Quando arrivò il giorno predestinato si nascose in un vicino anfratto e potè vedere il grande pipistrello nero raggiungere la pietra, armeggiare per un po’ chissà quali ingegnosi arnesi, ed infine tirar fuori, come per magia, il favoloso tesoro.

In quella, la campana dell’ospizio iniziò a battere i suoi suoni cadenzati. Il diavolo tentò di resistere, ma non sopportò a lungo il suono benedetto e volò via. Lo zoccolaio, vinta la serratura, aprì lo scrigno e rimase inchiodato dalla meraviglia nel vedere un così ricco assortimento di oggetti d’oro e d’argento; lo assali I’imbarazzo della scelta, ma intanto il numero dei rintocchi stabiliti stava per scadere, si riempi allora le tasche di quel che capitava ma nell’infilare la mano per l’ultima volta, gli si impigliò una manica ad un chiodo del forziere.

Mentre l’ ultimo rintocco terminava si liberò con uno strappo trovandosi ad impugnare un ostensorio prezioso, rubato in precedenza dal convento, prima di essere consacrato. Intanto il diavolo era già di ritorno e vedendolo sopra il suo tesoro, infuriato, si gettò verso lo zoccolaio emettendo fiamme e sibili che si udirono per tutta la valle.

Quest’ultimo in preda al terrore si mise a correre a rotta di collo , perdendo via via tutto quello che aveva in tasca finché infine fu acchiappato dal grande pipistrello quando ormai era arrivato al convento. Gli cadde allora l’ostensorio sul sagrato e fu visto volare via portato dal diavolo sempre più in alto, verso la grande pietra.

L’ostensorio venne recuperato dai frati del convento, mentre dello zoccolaio non si seppe più nulla.

Ancora oggi cercando con attenzione può capitare di trovare nel terreno tra l’Altar Knotto e la valle qualche moneta d’oro o pietre preziose cadute dalle tasche dello sfortunato zoccolaio. Ma chi venisse sorpreso verso sera, dal diavolo in forma di pipistrello, nei pressi dell’Altar Knotto, deve fare molta attenzione perché il diavolo, ancora adirato per la refurtiva persa quel giorno, tra fischi, graffi e fiamme, tenterà di gettare il malcapitato giù per il dirupo.

Pierluigi Mario

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