Home / GustoMagazine / Maledetta primavera, è allarme miele in tutt’Italia!

Maledetta primavera, è allarme miele in tutt’Italia!

Si parla tanto, giustamente, dei cambiamenti climatici, dei danni provocati al livello globale come lo scioglimento di vaste porzioni dei ghiacciai dell’Antartide, di furiosi temporali che colpiscono all’improvviso le nostre regioni, seguiti da lunghi periodi d siccità. Poco o per niente si parla  di quanto questi cambiamenti climatici possano influire sulle piccole cose della nostra vita quotidiana.

Vasetti di miele
Vasetti di miele (foto di FancyCrave1)

Prendiamo quel dolce nettare che è il miele. Ebbene, secondo l’Osservatorio Nazionale Miele c’è forte preoccupazione per la perdita di molti mieli, in particolare quello d’acacia al Nord, dove gli apicultori sono stati costretti a nutrire le api durante il periodo di fioritura della robinia pseudoacacia, molto breve e concentrato solitamente nella prima quindicina di maggio in pianura, più tardi nelle vallate.

Per la sua dolcezza il miele d’acacia è il prediletto dai bambini e può essere utilizzato per dolcificare le bevande in quanto il suo gusto delicato altera in minima parte il sapore della bevanda stessa.

Le temperature invernali al di sopra della media avevano portato – secondo un report dell’Osservatorio – ad un buon sviluppo delle famiglie che all’uscita dell’inverno si presentavano ben popolate, benché con poche scorte a causa della scarsa importazione nettarifera dovuta al clima siccitoso e ventoso di fine inverno. L’abbassamento della temperatura nella primavera 2019 ed il perdurante del maltempo ha causato frequentissimi episodi di sciamatura, complicando ulteriormente la vita dell’apicoltore.

«In alcune zone – continua la nota – i forti venti hanno causato danni agli alveari e le piogge molto intense hanno causato esondazioni di numerosi corsi d’acqua, nelle quali sono stati coinvolti spesso interi apiari. Non sono mancati episodi, anche gravi, di spopolamento  delle famiglie a causa di avvelenamenti da fitofarmaci, sia al Nord sia, in forma ancor più grave, al Sud.Questa apertura di stagione apistica conferma il peso dei fattori limitanti sulle grandi potenzialità dell’apicoltura italiana, fattori che rendono fragile il settore, senza considerare le gravi difficoltà di mercato dovute alla concorrenza del miele d’importazione, spesso di bassa qualità».

La situazione è davvero critica e coinvolge un po’ tutte le diverse aree geografiche del Paese. Ad esempio, a maggio la produzione di miele d’acacia è stata nulla o quasi nulla in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Friuli, Veneto, Trentino Alto Adige, Umbria, Lazio, Campania.

Primo piano di un alveare
Primo piano di un alveare

E non è che in altre parti d’Italia la situazione sia migliore. In Toscana la perdita di miele primaverile è stata superiore al 70%; in Molise gli unici raccolti di miele che si sono registrati sono stati nella zona vicino la costa, mentre risultano nulli nell’interno della regione dove il maltempo oltre a ritardare la fioritura dell’acacia non ha permesso fino ad oggi alcun tipo di raccolto.

In Puglia le produzioni sono state fortemente penalizzate dalle avverse condizioni climatiche (freddo, pioggia) a partire dalla produzione del miele di ciliegio che ha fatto registrare una resa di non più di 5 kg/alveare.

In Sardegna azzerata la produzione del miele di asfodelo in tutta la regione. Fino alla prima decade di maggio anche sull’isola le condizioni meteo climatiche hanno inciso negativamente sui raccolti con produzioni in calo del 50%. Successivamente la situazione sembra migliorata anche se non in modo omogeneo e solo in alcune zone. In Calabria e Sicilia la produzione di miele di agrumi è stata disomogenea con differenze tra zona e zona.

Il problema non sta tanto nella riduzione della disponibilità del prodotto miele (ed il conseguente aumenti del prezzo) quanto sulla sopravvivenza delle api, insetti fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema, messa a rischio, oltre che dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento e dell’uso di pesticidi.

«Serve – avverte Coldirettiun rapido cambiamento del tempo per salvare gli alveari. Non si tratta solo della produzione del miele poiché prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api».

Un apicoltore in azione su un alveare
Un apicoltore in azione su un alveare

In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45mila apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni.

Rilevanti sono le importazioni dall’estero che nel 2018 sono risultate pari a 27,8 milioni di chili in aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero in Italia arriva da due soli paesi: Ungheria, con oltre 11,3 milioni di chili, e Cina, con 2,5 di chili, ai vertici per l’insicurezza alimentare.

Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica, consiglia la Coldiretti.

Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene, ad esempio, in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione miscela di mieli originari della CE; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta miscela di mieli non originari della CE, mentre se si tratta di un mix va scritto miscela di mieli originari e non originari della CE.

«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita» (Albert Einstein)

Riguardo Bruno Brida

Bruno Brida
Direttore Responsabile (bruno.brida@gustosamente.it) - Giornalista da oltre 40 anni, caporedattore centrale di periodici locali, con la passione per i motori, la storia e per ... i piaceri della tavola e della buona compagnia!

Controlla anche

Malga Zirmait

Quelli di lassù, vita di una famiglia in malga

No,  malga Zirmait non è una malga affollata con le tovaglie kitsch e le cameriere …