Chiare, fresche, dolci acque … rosso sangue

«Spendiamo milioni e milioni per cercare acqua su Marte – soleva ricordare nei suoi intervento l’economista spagnolo José Luis Sampedro – e non facciamo niente per conservarla qui e per cercarne di più per quelli che hanno sete».

Benché ormai si sia presa coscienza della sua essenzialità per la sopravvivenza del Pianeta, l’acqua continua ad essere considerata alla stregua di un bene superfluo. Per qualcuno, anzi, ha una valenza tutt’altro che positiva: per Charles Baudelaire, ad esempio, «chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere».

Risparmiare acqua non fa certo parte delle abitudini di molti di noi … al massimo lo si fa per risparmiare qualcosina sulla bolletta. E, poi, perché farlo? Di acqua ce n’è tanta, siamo circondati dall’acqua.

Certo, ce n’è tanta, anzi tantissima. La Terra è ricoperta da 1.390 milioni di chilometri cubi d’acqua, ma solo il 2,5% è dolce. Peccato che il 70% di questo 2,5% sia sotto forma di ghiaccio inutilizzabile (in Artico, in Antartico). Se fate un po’ i calcoli, solo l’1% dell’acqua dolce resta disponibile ad una popolazione mondiale di sette miliardi e mezzo di persone che consuma ufficialmente 25 milioni di litri al giorno. Ufficialmente, perché a un miliardo di esseri umani è negato l’accesso all’acqua potabile, con 610mila che solo quest’anno sono morte per malattie connesse con l’acqua.

Numeri spaventosi nella loro freddezza, che nascondono la solita prevaricazione dei Paesi ricchi su quelli più emarginati. Qualche esempio? Un cittadino statunitense consuma 1280 metri cubi d’acqua l’anno, uno europeo 700, un africano 185. Nel sub-sahariano Sahel le famiglie hanno a disposizione meno di 10 litri al giorno!

Il problema è che consumiamo l’acqua anche se siamo attenti al suo utilizzo. «Quando facciamo la spesa – scrive la ricercatrice italiana Marirosa Iannelli sul rapporto Watergrabbing – spesso si ignora quanta acqua è stata necessaria per produrre gli alimenti che tutti i giorni sono sulla tavola. Ad esempio, secondo il Water Footprint Network, una rete di organizzazioni internazionali specializzate sui consumi idrici, per la produzione di una singola mela servono 70 litri di acqua, per un pacco di pasta da mezzo chilo 780 litri, per una pizza classica 1150, per una fetta di formaggio 2500 e per una bistecca di manzo ben 4650 litri. Per definire la dipendenza idrica di ogni elemento di consumo Tony Allan, del King’s College di Londra, ha teorizzato il concetto di “acqua virtuale” o acqua invisibile, ovvero il quantitativo di acqua necessario per la produzione e il commercio di un determinato bene, siano prodotti agricoli, alimenti, beni ordinari o straordinari».

Mappa dei conflitti per l'acqua

Mappa dei conflitti per l’acqua (dal rapporto Watergrabbing)

Cosa succede quando l’acqua inizia a scarseggiare? La prima conseguenza è il crollo della produzione di derrate alimentari, come il grano o il riso. Che sia dovuta al cambiamento climatico, ad infrastrutture carenti, all’aumento dei prezzi a causa delle privatizzazioni, alla competizione con altri settori (come la produzione di elettricità da fonti fossili che richiede ingenti quantità d’acqua per il raffreddamento delle centrali), la conseguenza è spesso la guerra.

«Gli accademici le definiscono “water wars” – scrive Emanuele Bonpam sempre sul rapporto Watergrabbing – guerre e conflitti combattuti per l’acqua o per la mancanza di questa, legata in particolare all’agricoltura. Gli esempi abbondano nelle cronache. Dalla siccità in Siria, che ha contribuito a esacerbare uno dei peggiori conflitti degli ultimi cinquant’anni anni, fino alla siccità globale del 2016 che ha aggiunto 50 milioni di persone nella lista della popolazione colpita da fame estrema, dalla tragedia in Sud Sudan di inizio 2017 alle proteste in Bolivia e Cile per le privatizzazioni».

Molte di queste guerre si combattono nel disinteresse della comunità occidentale, anche se possono portare a pericolose tensioni internazionali, anticamera di devastanti conflitti. Come la grande opera idrogeologica nota come Grand Renassaince Dam costruita in Etiopia, che ha spinto il governo egiziano a minacciare ritorsioni nel caso si fosse verificata una forte diminuzione del regime idrico del Nilo e quindi dei sedimenti ricchi di nutrienti fondamentali per l’agricoltura. In altri casi la deviazione o sbarramento di corsi fluviali ha decimato la pesca in acqua dolce, creando tensioni tra nazioni. Ed è quello che sta accadendo lungo il corso del Mekong o del Brahmaputra, dove sempre più frequentemente si verificano scambi violenti tra le ambasciate dei Paesi interessati.

Chi in Italia sa della strage avvenuta negli anni Ottanta alla Diga di Chixoy , uno dei più controversi progetti idroelettrici della storia? La dittatura militare che allora comandava in Guatemala spezzò in modo brutale la resistenza degli indigeni maya Achi che vedevano violati i loro luoghi sacri e le loro terre. Nelle proteste furono uccisi 444 indigeni, oltre tremila furono costretti a sfollare, seimila famiglie si videro private delle proprie terre. Chi si oppose al progetto – finanziato generosamente dalla Banca mondiale e dalla Banca interamericana per lo sviluppo – e ai piani di reinsediamento forzato, venne torturato e fatto sparire.

Come vedete la storia dell’acqua non è sempre limpida, spesso è rosso sangue. Ricordiamocene quando lasciamo un rubinetto inutilmente aperto, magari mentre prepariamo qualche gustoso manicaretto. Forse contribuiamo inconsciamente alle sofferenze di qualcuno in qualche parte parte lontana e dimenticata della Terra.

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